Scandalo e-book: prezzi invariati

La riduzione dell’IVA se la mangiano tutta gli editori!

di Gianfranco Giardina 

È bastato confrontare i prezzi degli e-book del novembre scorso con quelli di oggi per avere la triste conferma: la riduzione di 18 punti percentuali di IVA non ha mosso di un centesimo i prezzi e tutto diventa extramargine per editori e marketplace a spese dell’erario. E meno male che l’Associazione Editori parlava di “Vittoria per il Paese”…

Sta andando in scena l’ennesima riduzione fiscale all’italiana, quella a base di annunci roboanti ma che favorisce i soliti pochi e continua a bastonare i tanti consumatori. Parliamo della pubblicizzatissima vicenda dell’IVA sugli ebook che dal primo gennaio è passata dal 22% al 4% (come i libri cartacei) grazie a un comma della Legge di Stabilità. Il tutto con gran vanto del Ministro Dario Franceschini che il 31 dicembre twittava così:

Questo vuol dire che fino allo scorso anno, tanto per fare un esempio, i 10 euro del prezzo di un ebook erano suddivisi tra 8,2 euro circa a favore di autori, editori e distributori, mentre 1,8 euro erano di IVA; IVA che con le nuove disposizioni in vigore dal 1 gennaio 2015 passa a poco più di 30 centesimi, per un prezzo presumibilmente atteso di circa 8 euro e mezzo. In teoria, un sensibile risparmio per il consumatore – circa il 15% del prezzo finale – che quindi, a parità di guadagno per gli autori e di editori, sarebbe maggiormente invogliato all’acquisto. Questo sarebbe il meccanismo che stimolerebbe la diffusione della cultura a spese dello Stato: il Governo, infatti, prevede un minore introito di IVA di oltre 7 milioni di euro, calcolato sulla base delle vendite 2013 e quindi destinato inevitabilmente a crescere.

Un provvedimento visto da tutti in Italia come una mossa a favore della cultura e dei consumatori e che solo in sede comunitaria viene duramente criticato (e forse sarà oggetto di una procedura di infrazione) in quanto – secondo l’Europa – potrebbe tramutarsi semplicemente in un aiuto di Stato al comparto editoriale. Nel nostro Paese invece non si sono levate voci critiche, salvo quelle delle lobby lasciate fuori dalla porta, ovverosia il resto dell’editoria non libraria (quotidiani e periodici) che pur godendo dell’IVA al 4% sui propri prodotti cartacei, continua a dover vendere sottoscrizioni e servizi online (anche per gli stessi contenuti del cartaceo) al 22%. Nulla da parte delle associazioni dei consumatori, salvo alcuni plausi all’operato del Governo. Plausi che sono piovuti copiosi dagli organizzatori della campagna #unlibroèunlibro che – guarda caso – è capeggiata dall’AIE, l’Associazione Italiana degli Editori.

La nostra inchiesta: cos’è cambiato dal 21 novembre al 5 di gennaio

Non abbiamo fatto nulla di complicato, ma abbiamo operato semplicemente un piccolo controllo che – crediamo – avrebbe doverosamente dovuto condurre il Ministero dei Beni Culturali, anche per difendere il proprio provvedimento in sede comunitaria. Banalmente, ci siamo premurati di “catturare” i prezzi degli ebook in un giorno di fine novembre dai principali store online e li abbiamo confrontati con quelli praticati nel 2015: tutto clamorosamente immutato, i prezzi finali sono quasi sempre gli stessi, con qualche aumento e poche limitate riduzioni. Salvo il fatto – ovviamente – che l’IVA (che negli store non è mai espressa in maniera separata ed esplicita) nel frattempo è stata ridotta. Questo significa, per tornare al nostro esempio dell’ebook da 10 euro, che l’industria editoriale e i suoi aventi diritto, invece di tenere il loro guadagno costante e rivedere verso il basso i prezzi, si sono impossessati di quell’euro e mezzo in più di riduzione di IVA, a spese dell’erario e quindi – indirettamente – di tutti i cittadini. Ora – ferma restando la correttezza del principio ispiratore – non ci sembra questo il miglior esempio di diffusione della cultura in Italia; piuttosto appare chiaramente un semplice regalo da 7 milioni di euro (o forse molto di più, lo sapremo a consuntivo) alla lobby degli editori; un regalo a nostre spese.

LaFeltrinelli, prezzi ben “fissi”, poche riduzioni e alcuni aumenti

Il confronto novmbre-gennaio sul sito lafeltrinelli.it non lascia spazio a dubbi: non sono state fatte revisioni “orizzontali” su tutto il catalogo per la mutata condizione fiscale. Anzi, diremmo che i prezzi sono rimasti pressoché invariati su buona parte del catalogo. Pescando a caso tra i best seller abbiamo trovato una stragrande maggioranza di prezzi identici (con l’incameramento della riduzione dell’IVA da parte di LaFeltrinelli e, a valle – immaginiamo – degli editori).

Ecco alcuni esempi:

In questi titoli, presenti al 21 novembre nella precisa sequenza da noi riportata sull’home page di Feltrinelli, vediamo un paio di aumenti (Paziente 64 e Niente è per caso) e tre conferme, al centesimo. Nessuna traccia di ritocco lineare dei prezzi in seguito alla rimodulazione dell’IVA.

In questa altra cinquina, tratta dai best seller del momento, troviamo finalmente una riduzione, frutto forse di un riposizionamento di prezzo (Non cercarmi mai più). Per il resto abbiamo fatto poker di prezzi fissi. IVA “mangiata” senza pietà.

IBS.it: prezzi identici, la riduzione dell’IVA qui non si vede

Anche qui non c’è traccia di tagli lineari ai prezzi. Anzi, tutto appare all’insegna della perfetta continuità. IBS.it offre una classifica Top 100 degli e-book più acquistati e su questa ci siamo basati per le nostre verifiche. Prendiamo per esempio in esame le prime 8 posizioni del 21 di novembre:

Perfetto equilibrio nelle prime otto posizioni: sei conferme di prezzo, al centesimo; un forte aumento (Il guardiano del faro, da 7 a 12 euro) e una sensibile riduzione (La famiglia Karnowski, da 11 a 6 euro). Nulla comunque di legato alla dinamica dell’IVA, la cui riduzione viene anche qui “mangiata” dalla filiera produttivo-distributiva.

Magari – abbiamo pensato – si tratta di una particolarità legata ai titoli più venduti, alle prime posizioni in classifica. Siamo saltati avanti di una pagina, dal 25° posto in poi. Situazione pressoché immutata: una riduzione (Le bugie nel carrello, dimezzato) e 5 conferme al centesimo. Anche qui scorpacciata di IVA.

Kobo: altro che diminuzione dei prezzi. Qui aumentano…

Eccoci arrivati a Kobo, un altro dei principali martketplace di e-book, in questo caso addirittura specializzato esclusivamente in pubblicazioni elettroniche. Stessa solfa: nessuna diminuzione di prezzo, come si può vedere per esempio analizzando la top 6 del 21 novembre.

Anche a gennaio i prezzi sono gli stessi, con la sola eccezione de Il guardiano del faro, che aumenta da 7 a 12 euro. Peraltro, Il guardiano del faro era già stato oggetto di esame da parte nostra nel caso di IBS.it e la dinamica dei prezzi era stata perfettamente identica: appare quindi evidente che si tratti di politiche di prezzo decise dagli editori e in qualche modo trasparenti ai marketplace. Dobbiamo quindi dedurre che, com’era ragionevole pensare, sono gli editori che determinano direttamente il prezzo al pubblico dei propri libri: l’IVA è cambiata ma il prezzo è – nella stragrande maggioranza dei casi – rimasto identico. Cambia ovviamente il margine per l’editore e la provvigione per il martketplace che cresce proporzionalmente.

Amazon: come se nulla fosse, tutto invariato

Amazon vive una situazione leggermente diversa rispetto agli altri operatori, dato che è basata in Lussemburgo. Ma il discorso nella sostanza non cambia, dato che secondo la nuova normativa comunitaria, entrata anch’essa in vigore da pochi giorni, vale l’IVA del Paese dell’acquirente. E per gli acquirenti italiani, l’IVA è diventata del 4%, Malgrado ciò nulla si muove, i prezzi sono graniticamente bloccati e da novembre a gennaio non ci sono variazioni massive. Abbiamo per esempio analizzato i primi 9 titoli della top 100 di Amazon al 21 di novembre:

Prezzi perfettamente immutati (tranne un piccolo aumento per Amore ad alta quota) e mancata IVA che se ne va nelle tasche di qualcuno, ma non certo dei consumatori, che comprano sempre allo stesso prezzo.

Tra l’altro Amazon fa anche chiarezza su chi determina il prezzo (e quindi ha diretta responsabilità delle mancate diminuzioni): le schede riportano chiaramente la dizione “il prezzo Kindle è stato fissato dall’editore” (porzione evidenziata in giallo nell’immagine qui sotto).

 

Potremmo andare avanti per ore, ma non crediamo che sia necessario: gli effetti (largamente prevedibili) del provvedimento del Governo a questo punto appaiono in tutto la loro evidenza.

Ci avevano fatto credere che fosse una conquista per tutti. Invece è un aiuto di Stato

La poderosa campagna #unlibroèunlibro ci aveva fatto credere che la riduzione dell’IVA sugli e-book fosse una conquista per tutti i cittadini, per i consumatori. E anche l’enfasi con la quale era stata pubblicamente festeggiata la decisione del Governo da parte dell’AIE e di Marco Polillo, suo presidente, aveva fatto pensare a un vero passo avanti. Polillo ha addirittura parlato di “Una vittoria per il Paese e non solo per il mondo del libro“. Il sito unlibroeunlibro.org, realizzato dalla stessa AIE per sostenere la campagna, addirittura celebra il successo come una “Epic Win”, invitando tutti i cittadini alla condivisione.

 E di vittoria di certo si tratta: ma qui a vincere è solo l’industria librariaUn regalo di extramargini del 15% a spese del fisco (e quindi di tutti noi). Mentre altri settori lottano duramente con la crisi cercando ulteriori efficienze e operando dolorosi tagli, l’editoria libraria ora può contare su un aiuto di Stato – magari del tutto doveroso vista la rilevanza culturale del comparto – ma sicuramente poco consono alle politiche che Bruxelles chiede di rispettare. Sarebbe bastato qualche controllo da parte del Ministero per stimolare almeno un parziale riposizionamento automatico dei prezzi, utile se non addirittura indispensabile per mettere al riparo il provvedimento dalla scure comunitaria, che a questo punto crediamo davvero arriverà implacabile. Così invece il provvedimento ideato dal Ministro Franceschini ci appare molto più fragile.

Come sempre più fragili sono i diritti di un cittadino confuso dai proclami e sempre ugualmente tartassato, anche quando le tasse scendono.

Fonte: Dday.it

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