No Grexit no party

di Eugenio Benetazzo

grexit_477701130Alla fine potremmo riassumere le vicende greche in tanto rumore per nulla. La vittoria della sinistra radicale, stando alle proiezioni, era ampiamente annunciata, infatti così è stato, tuttavia questo non ha permesso di avere la maggioranza assoluta in Parlamento. Lo spauracchio per i mercati finanziari si è dissolto nel giro di pochi minuti non appena iniziato lo spoglio elettorale. La tensione e la perdita di valore si sono invece manifestate in Grecia la quale ha subito in pochi giorni pesanti contrazioni tanto sul mercato obligazionario quanto su quello azionario. Ci tengo a ricordare per chi non avesse approfondito il tutto che Syriza non è un movimento politico di sinistra come invece inneggiano con clamore ed orgoglio molte testate giornalistiche italiane, quanto piuttosto una coalizione di forze politiche di estrema sinistra che si rifanno agli ideali di Mao e Trotsky. Appare pacifico che il quadro in Eurozona continua ad essere fosco, cupo e privo di orizzonte: a questo punto tutto rimane ancora possibile, nonostante le OMT, il ESM ed il recente QE di un trilione della BCE. Purtroppo la possibilità che si verificasse l’ipotesi Grexit (uscita della Grecia dall’eurozona) sembra archiviata, anche considerando le recenti esternazioni del nuovo primo ministro ellenico, AlessioTsipras. L’uscita della Grecia avrebbe rappresentato uno shock nel breve, ma nel medio termine ne avremmo beneficiato tutti: soprattutto l’andamento dei mercati obbligazionari.

Adesso ci troviamo nuovamente in deep waters con il bubbone ancora in casa, pronto a produrre effetti di contagio subdolo in Italia, Spagna e Francia con i partiti euroscettici destinati a riprendersi i loro spazi. Quanti di voi sarebbero convinti infatti che se oggi si rivotasse in Eurozona ci troveremmo con molte nazioni stravolte sul fronte della leadership politica. Il sogno degli Stati Uniti d’Europa inizia ad offuscarsi, Draghi ha fatto quello che poteva con la manovra della scorsa settimana. Ora è il momento di ogni singolo paese, si deve avere il coraggio di ridimensionare le anacronistiche pretese di difesa dello stato sociale oltre ogni limite. Ne ho parlato diffusamente nell’ultimo pamphlet, stiamo vivendo un conflitto economico su scala planetaria, trovarsi da soli contro gli altri in questa competizione è pura follia,significherebbe soccombere innanzi alla forza propulsiva ed invasiva di nuovi players che possono condizionare da soli l’intera economia mondiale. L’Europa rischia di sprecare dieci anni di tempo per comprendere la necessità di riforme (sanità, mercato del lavoro e welfare sociale) che a loro volta richiedono dieci anni di confronto politico per poter essere implementate. Con la Grecia ancora dentro all’Eurozona rischiamo tutti quanti le sabbie mobili come contribuenti, pensionati, lavoratori ed investitori.

La crescita mondiale durante il 2015 riceverà impulso da due grandi fenomeni macroeconomici, entrambi indotti volontariamente, la discesa del greggio ed il suo stazionamento per un periodo prolungato sotto i 50 dollari e la rivalutazione esogena del dollaro, quest’ultima in grado di produrrà un duplice beneficio tanto per i paesi dell’eurozona (maggiori esportazioni) quanto per l’americano medio che potrà contare su un maggiore potere d’acquisto. Negli USA quasi il 70% del PIL è prodotto dai consumi interni, pertanto aumentare la disponibilità di reddito spendibile ai vari Homer Simpson e Peter Griffin non potrà che generare una nuova spinta alla locomotiva americana. Viceversa in Europa si continuerà a soffrire, causa assenza di leadership, tensioni geopolitiche con la vicina Russia, crisi del debito ancora da risolvere, rischio deflazione, paura per il terrorismo islamico, assedio dei confini da parte dei flussi di clandestini ed emersione nuovamente di istanze separatiste. Povera Europa da culla della cultura occidentale cristiana, rischia di trasformarsi velocemente nella sua tomba. Anche il mondo degli investimenti ne risentirà quest’anno e ricordate che per quanto il denaro non vi stia a cuore, ad una certa età (la terza età) saranno proprio i vostri risparmi la differenza tra un percorso decoroso e sereno di fine vita e quello di un periodo buio in attesa della morte causa ridimensionamento dell’apporto dello stato sociale (strada obbligata se si vuole garantire la sostenibilità finanziaria di paesi come l’Italia o la Francia).

Costruite pertanto il vostro portafoglio in modo da poter reggere alla volatilità che ci aspetta per tutto il 2015, puntando ad inserire almeno quattro componenti strutturali di fondamento come la componente flessibile, quella alternativa, quella income ed infine quella direzionale. La quasi totalità dei patrimoni finanziari in Italia sono strutturati esclusivamente sulla componente direzionale, quella long only per intenderci: se il mercato sale, allora anche il vostro portafoglio sale, negli altri due casi invece (discesa o lateralità) non fate altro che perdere denaro o assorbire liquidità. Oltre il 90% dei prodotti che sono distribuiti in Italia sono prodotti (fondi, index linked, gestione patrimoniali) che possiamo considerare decisamente inefficenti oltre che assolutamente costosi, stracarichi di commissioni atte a remunerare la rete di distribuzione o il vostro promotore. In Italia stiamo vivendo una crisi più che altro di natura culturale (disonestà ed immoralità dilaganti in ogni settore, dalla politica alle organizzazioni di beneficenza), questa stessa penuria di cultura manca anche nel pubblico risparmiatore, povero di formazione finanziaria che produce fa sua volta fenomeni di depauperamento alla stessa. Pensate a quante persone hanno perso denaro in questi ultimi dieci anni per assunti ormai preistorici (della serie l’immobile è un investimento sicuro) o per pigrizia gestionale (non cambio la mia banca perché ho la filiale comoda sotto casa).

Fonte: blog di Eugenio Benetazzo (anche l’immagine è tratta dal sito stesso)

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