Lo scontro di civiltà

di Giuseppe Elia Monni

E’ vero: è in atto nel mondo uno scontro di civiltà. Ma a fronteggiarsi non sono l’Islam e l’Occidente. Lo scontro è tra coloro che sono ostaggi del pregiudizio e coloro che difendono il principio di convivenza; tra chi è ignorante e chi conosce la Storia. Il nostro nemico non è il vicino di casa musulmano, padre di famiglia, che lavora e vota e rispetta le leggi dello Stato laico: il nostro nemico, quello che sta scuotendo la spina dorsale della nostra Società, è il nostro collega ottuso che non distingue l’Islam dai terroristi, la religione dal fanatismo.

Ho un amico, un carissimo amico d’infanzia, per il quale tutti i musulmani sono integralisti, tutti gli imam fomentano la Guerra Santa. L’altra sera l’ho invitato a casa e abbiamo guardato insieme tutti i programmi televisivi nei quali vari esponenti del mondo musulmano condannavano senza riserve i fatti di Francia. Ebbene, questo mio amico, dinanzi a quelle ripetute dichiarazioni di fratellanza e di pace, scuoteva la testa, negava l’evidenza, si ostinava a ripetere che “Questi arabi sono tutti uguali! Andrebbero tutti cacciati dall’Europa!”. Ecco, in quel momento ho capito che la vera minaccia alla nostra civiltà proviene da persone come lui. Da persone che non sanno neanche la differenza tra musulmani e arabi, figuriamoci se possono distinguere una religione dai suoi fanatismi, un fanatismo dalla delinquenza, la delinquenza dallo scontro tra civiltà.

La battaglia è quindi culturale, e va combattuta all’interno della nostra Società; il nostro fronte non sono gli aeroporti (ed ancor meno i barconi dei disperati) ma le scuole, i nostri talk show, un Parlamento nel quale è consentito fomentare l’odio religioso trincerandosi dietro un frainteso diritto di espressione delle proprie opinioni politiche. Così come un musulmano dovrebbe inorridire (e la stragrande maggioranza dei musulmani inorridiscono) quando un assassino inneggia all’odio nel nome di Allah, allo stesso modo noi Europei dovremmo inorridire ogni qual volta un nostro rappresentante (sic!) inneggia alle “radici cristiane dell’Europa”! Chi parla in questo modo, non solo non sa cos’è l’Europa, ma non sa neanche cos’è una radice! E’ talmente evidente che quasi mi imbarazza ricordarlo. Le nostre radici affondano tanto in Giordano Bruno e in Spinoza quanto in Averroè, il filosofo e scienziato musulmano che veniva studiato ad Oxford fin dal 1200 e la cui tesi delle Due Verità perorava il principio della separazione (anzi, della convivenza) tra Fede e Ragione, tra Religione e Laicità. Le nostre radici affondano nel Romanico di Aquisgrana e nel Gotico normanno della Puglia, quanto nello splendore arabo di Cordova e Palermo. E se guardiamo a dove affondano, a loro volta, le nostre radici (anche) cristiane, ci vien forse di ricordare ch’esse affondano in una cultura precedente, ancora più pregnante, che forse ancora più della cultura cristiana ci ha plasmati, e ancora ci guida, che è la cultura romana di Marc’Aurelio, la cultura greca di Socrate. Noi eredi di tutto questo ci abbassiamo ad ascoltare, oggi, le grida di un borghezio qualunque che difende il presepe (e qualcuno dovrebbe avvertirlo che i Re Magi venivano dall’Oriente: lui li avrebbe scacciati con un foglio di via).

Ma non c’è troppo da scherzare, perché non è (solo) folklore di piccoli goering.  In nome di questo fanatismo pseudocristiano (e quanti dovrebbero rileggere le parole pronunciate dal profeta Cristo) si attizza il fuoco nelle moschee, si auspica l’eccidio dei naufraghi del Mediterraneo (la porta sempre socchiusa d’Europa che in millenni di migrazioni ci ha resi ciò che tanto fieramente siamo e che troppo spesso dimentichiamo).

Qualche anno fa terroristi di Stato croati e serbi sventrarono Sarajevo, città a prevalenza musulmana, esempio di convivenza etnica e religiosa. Eppure dinanzi a quel genocidio non affermammo che il Cristianesimo (cattolico e ortodosso, di croati e serbi) fosse una religione di guerra e di morte. Fummo molto attenti a distinguere i pretesti religiosi dalle mire espansionistiche; fummo molto severi nel condannare i pregiudizi e gli odi etnici. Ebbene, l’Europa era allora Sarajevo com’è oggi Parigi; l’Europa vittima, oggi come allora, dei pregiudizi e di chi, per proprie ambizioni di potere, li fomenta.

C’è chi afferma che l’Europa deve reagire agli attacchi del fanatismo religioso con uno scatto d’orgoglio. Lo condivido. Ma dobbiamo essere chiari, su ciò di cui possiamo essere orgogliosi. Ciò che dobbiamo rivendicare non sono le presunte radici giudaico cristiane, ma l’esatto contrario: le radici multiculturali e multireligiose che rendono libera e ricca la nostra civiltà. La stragrande maggioranza dei musulmani appartiene a questa civiltà di pensiero, secoli fa ce la insegnarono: saranno i primi (e gli unici capaci) ad isolare i terroristi, se li aiuteremo.

Fonte: blog di Giuseppe Elia Monni

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