Il quadro planetario è cambiato. Il mondo sta cambiando…

di Sergio Cori di Modigliani

Di geo-politica e della nostra situazione strategica come nazione.
Il mondo sta cambiando, ma in Italia si fa finta di niente.
Non ci si può certo lamentare, poi, se si arriva, immancabilmente, in ritardo ai grandi appuntamenti con la Storia.
Lunedì 2 Febbraio arriva in visita ufficiale a Roma il premier greco Alexis Tsipras.
Porta, dentro al suo carniere, una bomba politica.
Al di là della vulgata comune che lo dipinge (a seconda dei casi e degli schieramenti) come uno che “gliele canta” alla Merkel, oppure come uno che si è venduto a Mario Draghi, oppure come un populista che affonderà la Grecia, arriva da noi colui che -in questo momento- è considerato dagli analisti di geo-politica come la personalità politica più importante del mondo in questo momento.
Per diversi motivi, che agli italiani sono stati poco raccontati.
Non riguarda soltanto euro o non euro, austerità o crescita, viva la troika o abbasso la troika. Queste sono semplificazioni retoriche per dar la guazza ai propri seguaci.
Siamo qui al tavolo della grande partita globale, quella in cui si decide l’assetto post-moderno del Nuovo Ordine Mondiale.
Perché Tsipras non si presenta certo come un profeta disarmato.
Venerdì pomeriggio, il commissario europeo olandese se n’è andato via bianco come un cencio e ha già gettato la spugna, spiegando a Juncker che la trattativa è molto più ampia e complessa e deve essere decisa in prima persona dai premier dei singoli stati europei. La frase che gli ha fatto fare un salto sulla sedia è quella pronunciata da due importanti membri della delegazione, entrambi in totale sintonia, Yannis Varoufakis, Ministro delle Finanze ( radicale di sinistra) e Panos Kammenos, Ministro della Difesa (radicale di destra): “si ricordi, caro Djisselbloem” gli ha detto Varoufakis “che il punto 10 del programma elettorale di Syriza che ha vinto le elezioni consiste nell’uscita della Grecia dalla Nato”. Sembra che il commissario olandese abbia girato la testa verso il conservatore Kammenos, aspettandosi un diplomatico distinguo, in modo tale da poter operare subito con il consueto divide et impera per spaccare l’attuale coalizione. Invece, Kammenos ha confermato la linea del governo: “siamo d’accordo su tutto, altrimenti non avremmo sottoscritto un’alleanza che intendiamo portare avanti negli interessi del popolo greco”.
Già questo sarebbe sufficiente, a mio avviso, per metterci nelle condizioni di invidiare la capacità di far politica dei greci.
E così, l’olandese Djisselbloem, un burocrate rigorista, iper-liberista, conservatore della destra, ha preso la sua valigetta e dicendo: mi rendo conto, vi faremo sapere, se n’è ritornato con la coda tra le gambe a Bruxelles, passando la palla a Juncker che ha inviato una nota al comando generale della Nato che questo pomeriggio si riunisce d’emergenza per valutare la nuova situazione.
In Italia, abituati alla nostra norma miope e asfittica, la situazione viene presentata come se Tsipras fosse una specie di mercante italiano in salsa greca che usa la carta Putin per ricattare la Merkel o, ancora peggio, che si è addirittura venduto a Putin.
A mio avviso, non è affatto così.
Anzi.
L’attuale governo presieduto da Alexis Tsipras è composto al 70% da persone con una notevole esperienza internazionale, che sono inseriti nella realtà globale planetaria e sanno come sia cambiato il quadro generale internazionale e come stia cambiando.
Tsipras sta gestendo questa cavalcata molto bene. Si capisce che è uno che sa ciò che sta facendo, si capisce che non punta a sopravvivere, a perdere tempo vivendo alla giornata, rimediando qualche briciola da regalare ai greci tanto per farli star buoni. Si capisce che è consapevole che le alleanze strategiche nel globo sono state completamente rivoluzionate negli ultimi quindici mesi.
Il mondo è già cambiato.
In Italia questa notizia non sembra sia stata rubricata.
Si pensa che in Medio Oriente c’è Hamas che guida la rivoluzione palestinese eroica contro i perfidi israeliani che sono sorretti e finanziati dagli Usa guerrafondai, armati dalla Nato che usa Israele come testa di ponte e che Israele vuole buttare le bombe atomiche su Teheran per eliminare il suo nemico storico facendo il lavoro sporco a nome degli americani.
Un teatrino da bambini.
Un tempo, forse (dico, forse) poteva essere così.
Oggi è completamente diverso.
Prima di tutto per il fatto che l’America non esiste più, in termini politici.
Esistono due Americhe, con due politiche diverse: quella della destra repubblicana conservatrice neo-oligarchica (garantita dalla superloggia White Eagle, come ci spiega Gioele Magaldi nel suo libro) che ha letteralmente “inventato” l’Isis e il califfato di Al Bagdadi, costruendo questa realtà militare a tavolino, in totale accordo con l’Arabia Saudita e la Turchia che la finanziano e la supportano per motivi e ragioni di potentato locale: l’Arabia Saudita vuole imporre la propria supremazia totale e assoluta nel mondo islamico, eliminando per sempre l’Iran e cancellando dal globo la millenaria tradizione della cultura persiana; mentre la Turchia intende porsi come la nazione mussulmana democratica (si fa per dire) che gestisce tutto il blocco del Mediterraneo e del Medio Oriente, approfittandone per eliminare diverse popolazioni a loro scomode, dai beduini autonomi in Lybia, ai curdi, agli armeni. L’accordo tra i potentissimi repubblicani della destra americana, i turchi e gli arabo-sauditi è totale, perché con l’Isis preparano la strada a quello che loro definiscono uno “scontro tra civiltà” e guadagnano dalla guerra che vogliono estendere in maniera permanente.
Poi c’è un’Altra America, rappresentata in questo momento da Obama e da un vasto movimento liberal-radicale, pacifista, (massoni progressisti che contano nella società) che vuole invece accogliere al tavolo planetario l’Islam come soggetto alla pari e costruire tutti insieme un piano economico internazionale che passa attraverso la redistribuzione delle ricchezze e il lancio di un New Deal planetario gestito dagli Usa e dal Brasile nel continente americano, dall’Egitto, Sudafrica e Marocco nel continente africano, dall’Iran e Pakistan nel mondo islamico, dal Giappone, India e dalla Corea del sud nel mondo asiatico e in Europa da una Unione Europea che abbatta il totem dell’austerità e si liberi dall’oppressione dei diktat tedeschi, aprendosi a una autentica federazione di stati su basi progressiste.
Questa lotta interna dell’impero americano è violentissima e sanguinosa.
Lo dimostrano gli ultimi fatti recenti, a conferma di quanto paventavo e scrissi nei mesi passati. Tanto è vero che fonti attendibili e accreditate hanno riferito di una furibonda scenata di Obama e del suo cerchio magico fedele alla Casa Bianca, due ore dopo i fatti di Parigi. Ha convocato il management della Cia e dopo infamanti accuse di golpe ha licenziato in tronco i tre responsabili del desk France accusandoli addirittura di alto tradimento. Ha insistito per far applicare dei dispositivi legali per cui non avranno nè tfr nè pensione: espulsi per ignominia. Ha voluto e preteso che tale scenata venisse diffusa presso bloggers indipendenti planetari progressisti (come si è verificato) e si è rifiutato di andare a Parigi. “Non vado a fare il clown per celebrare il mio funerale di Stato” sembra che abbia detto. Il motivo per cui la destra repubblicana Usa, sorretta dal settore deviato della Cia e dei servizi francesi, avrebbe cospirato contro il presidente Obama, forse anche dando una qualche forma di contributo al massacro parigino, sembra essere relativo alla battaglia epocale che Obama sta combattendo alla Casa Bianca dal 2 Gennaio. Un evento fondamentale sul quale gli ambientalisti europei non mi pare che siano intervenuti in maniera incisiva, almeno per fare informazione. Una cosa davvero triste. Il 2 Gennaio scorso, infatti, si è aperta la stagione del nuovo congresso a maggioranza repubblicana e come primo atto hanno gettato sul tavolo il varo di una operazione di 2.000 miliardi di dollari per costruire un gigantesco mega oleodotto dal Canada agli Usa gestito -guarda caso- dalla famiglia Bush, Dean Rumsfeld, Dick Cheney e figli, associati con il re dell’Arabia saudita, spostando il budget dall’istruzione a una nuova politica energetica di estrazione petrolifera. La risposta di Obama è arrivata immediata, al pomeriggio del 2 Gennaio. “E’ una follia” ha dichiarato in una improvvisata conferenza stampa “mi avvalgo delle mie facoltà istituzionali e come presidente pongo il veto contro questo obbrobrio; la destra non fermerà il progresso. A costo di bloccare il parlamento fino al 31 dicembre del 2016 non firmerò mai il via per questo oleodotto”. E praticamente si è trincerato dentro la Casa Bianca attaccato dai colossi dell’energia e della finanza. La battaglia è tuttora in corso e in Usa il dibattito sul web viaggia su questo e la lotta tra i due schieramenti è davvero furibonda.
A quanto detto, va aggiunta la nuova situazione medio-orientale ed europea nei riguardi della Russia. Da sei mesi la situazione è cambiata in maniera radicale, creando tutto un altro scenario di cui gli italiani (come opinione pubblica) sono poco informati. Le sanzioni europee hanno comportato ad agosto un tragico problema per la Russia: una crisi di emergenza alimentare, perchè si è trovata priva del supporto di frutta e verdura che sarebbe dovuta arrivare a settembre da Spagna, Grecia e soprattutto Italia. Ma ha trovato un nuovo partner: Israele. Il 6 settembre 2014, Putin va a Telaviv e firma con gli israeliani un accordo inter-governativo che ha fatto diventare la Russia il primo e più importante partner commerciale degli israeliani, con l’approvazione dell’Iran che ha chiuso altri quattro mega contratti di cooperazione e sviluppo con Israele. Sia gli israeliani che i russi e gli iraniani hanno quattro grandi nemici in comune: l’Isis, la Nato, l’Unione Europea gestita dalla destra, e la Turchia che rappresenta gli interessi sia dell’Isis sia della Nato e vuole entrare nell’Ue.
Questa nuova alleanza ha modificato completamente il quadro geo-politico che oggi ha da una parte, Arabia Saudita-Cina-Emirati-Isis-Usa-salafiti palestinesi; dall’altra, Russia-Iran-Israele-Sud America- autorità nazionale palestinese.
L’Europa da che parte sta?
Qui arrivano le cattive notizie: l’Europa si è italianizzata, nel senso che ha scelto di giocare su entrambi i tavoli e stare a guardare come butta. Al momento sembra che stia sorreggendo la destra repubblicana americana, e quindi gli arabo-sauditi.
Obama è azzoppato e incastrato ma si sta muovendo.
Il potere lavora sempre sulla simbolica e sulla forma.
Obama, secondo me, non sarebbe neppure andato al funerale del re saudita, ma alla fine ha ceduto. Però sua moglie Michelle si è rifiutata di indossare il velo. C’è stato un momento molto delicato all’aeroporto di Riyad, perché la first lady si è rifiutata e ha dichiarato “io sto qui in rappresentanza delle donne americane che ancora oggi combattono per la libertà di genere e per manifestare il diritto all’uguaglianza, quindi non mi metto il velo”. Alla fine è stato raggiunto un accordo e così nessuna televisione delle nazioni islamiche (comprese Al Jazeera e Al Arabiya) ha ripreso la delegazione americana pur sostenendo che Obama era presente.

In questo quadro arriva la Grecia, immortale a mai doma nemica della Turchia.
Con il nuovo governo, Tsipras riesce a far quadrare il cerchio perché si pone come amico dei russi e anche degli israeliani, in quanto garante in Europa degli interessi russi e della pace in Medio Oriente. Ha già proposto di eleggere Atene, al posto di Parigi, come sede per incontri bilaterali tra israeliani-hamas-autorità palestinese.
Venerdì pomeriggio alle ore 14, esattamente mentre la delegazione Ue incontrava il governo greco e la borsa di Atene andava a picco, con fuga di capitali verso Francia e Germania e la prospettiva di un immediato default della nazione, arrivava una curiosa notizia dal mercato secondario di Wall Street. La Kennedy Talbot, antica società finanziaria, acquistava bond greci per un controvalore pari a 12 miliardi di dollari per conto della Mendelssohn & co. di Vienna, una società finanziaria composta dalla Banca d’Israele e da Gazprom.
Il commissario dell’Unione Europea è andato ad Atene pensando che alle ore 15 la Grecia andava in default.
Se n’è ritornato a casa con la coda tra le gambe.
E il quadro è cambiato, e forse è andato anche a toccare accordi provinciali, come i nostri “nazareni”.
Poiché tutto si è all’improvviso accelerato, l’Italia si è trovata nella situazione di dover avere un presidente eletto lunedì mattina, quando arriverà Tsipras, perché la carne al fuoco sarà parecchia.
Il presidente neo-eletto non ho la minima idea se sia all’altezza dell’attuale scenario internazionale, ma so chi sono i suoi alleati e sostenitori in questo momento: il Vaticano e Massimo D’Alema che conta la Pinotti alla difesa e la Mogherini come ministro degli esteri in Europa.
Per questo Tsipras viene qui, con una bella proposta da parte della seconda potenza militare al mondo, la prima in Europa, che si offre come sponda in funzione anti-tedesca.
E’ una partita interessante.
Tutta da giocare.
E’ anche entusiasmante.
Si intravedono degli spiragli per uscire fuori dal Partito del Pensiero Unico ideato, finanziato e sponsorizzato dalla destra repubblicana americana e dai neo-conservatori aristocratici a metà degli anni ’70 al fine di colonizzare per sempre, quantomeno, l’intero occidente.
Forse siamo ancora in tempo a mandare all’aria il loro piano.
Non mi dispiacerebbe affatto che sia la Grecia il luogo da cui inizia la ripresa.
Da lì veniamo tutti.
Se ce la fece Ulisse, 3000 anni fa, a conquistare la preziosissima rocca sui Dardanelli per impedire l’invasione da parte di migliaia di tribù in cerca di espansione verso l’Europa che ancora non esisteva, potremmo farcela anche noi, oggi.
A pensarci su, stiamo ancora allo stesso punto.
Ed è chiaro che oggi o andiamo davvero a costruire una nuova civiltà europea oppure questa Europa si schianterà al suolo.
Per colpa della neo-aristocrazia guerrafondaia che vuole chiudere la partita.
Noi siamo in prima linea.
Questo è bene saperlo e capirlo.

Fonte: Libero Pensiero.net (l’immagine è tratta dallo stesso blog)

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