Non solo gli insetticidi dietro il declino delle api

Gli insetticidi non sarebbero gli unici responsabili del declino delle popolazioni di api. Lo suggerisce uno studio sull’insetticida più usato al mondo, che non ha rilevato danni per gli alveari alle dosi usate dagli agricoltori.

Le popolazioni di api continuano a diminuire in varie parti del mondo, con gravi conseguenze per l’impollinazione delle piante e in particolare delle specie d’importanza commerciale. Ma l’uso degli insetticidi, chiamato in causa da più parti per spiegare il fenomeno del declino delle api, non è l’unico responsabile di questa drammatica situazione, stando ai risultati diuno studio apparso su “PLoS ONE” a firma di ricercatori dell’Università del Maryland guidati da Galen Dively.

Non solo gli insetticidi dietro il declino delle api
Api nell’alverare: il declino delle popolazioni di questo insetto in varie parti del mondo potrebbe avere forti ripercussioni sul’impollinazione delle piante (© Gary Bell/Corbis)

Gli autori hanno analizzato in particolare gli effetti sulle colonie di api dell’insetticida imidacloprid, uno dei più usati a livello globale, che fa parte dei neonicotinoidi. Si tratta di una classe di sostanze derivate dalla nicotina, che nella pianta del tabacco e in altre piante simili agisce da deterrente nei confronti degli insetti.

La stessa nicotina è stata usata in passato come insetticida ma si è rivelata tossica per gli esseri umani e rapidamente deperibile quando esposta alla luce del Sole. Per questo la sua molecola è stata modificata, ottenendo i neonicotinoidi attualmente in uso.

Non solo gli insetticidi dietro il declino delle api
Una fase dello studio, in cui le api erano esposte al pesticida (Galen Dively)

Davely e colleghi hanno esposto alcuni alveari a livelli crescenti di imidaclorid, partendo da un livello quattro volte superiore rispetto a quello che normalmente si registra negli ambienti in cui viene usato, e per periodi di esposizione molto prolungati, fino a 12 settimane. Gli effetti negativi non sono stati rilevati per livelli di esposizione alla sostanza più bassi: i danni hanno iniziato a comparire con livelli di esposizione 20 volte superiori.

“Tutti puntano il dito contro questa sostanza, basta fare una ricerca su Internet. Ma imidacloprid è l’insetticida più usato al mondo e non ha restrizioni proprio perché considerato sicuro, assai più degli organofosfati, molto usati come pesticidi”, ha aggiunto Dively. “Questo studio indica che imidacloprid può certamente contribuire al declino delle colonie, poiché ad alte dosi è dannoso, ma anche che probabilmente i neonicotinoidi non sono gli unici responsabili del fenomeno, perché a livello mondiale sono diffusi a concentrazioni decisamente inferiori di quelle testate”.

Secondo Dively e colleghi il declino delle popolazioni di api è da imputare a una concomitanza di fattori diversi, innanzitutto stress climatici e problemi di nutrizione. Sotto accusa è principalmente l’industrializzazione dell’agricoltura: le ampie zone di monocolture costringono le api a prendere il polline da una o due varietà di piante al massimo, portando uno squilibrio nella loro alimentazione.

Fonte: lescienze.it

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