L’abisso dell’animo umano in quelle morti

strage-lampedusadi Dafni Ruscetta

L’orrore dell’ennesimo dramma umanitario che si è consumato l’altra notte nelle acque del nostro caro Mare Nostrum colpisce ancora una volta le nostre coscienze. E, più che le coscienze, colpisce il nostro immaginario…sì perché è forte, devastante, l’immagine di centinaia di esseri umani che si affannano per segnalare la loro presenza a un’imbarcazione che arriva in loro soccorso e che poi cadono in acque buie, fredde, profonde, senza sapersi nemmeno tenere a galla. E’ tanto più devastante immaginare, poi, la disperazione di quelle persone nel vedere e sentire la fine dei loro cari, di figli piccoli e inermi, di padri e madri anziani. Evocare questo tipo di immagini fa ancora più male, perché ti sembra di immedesimarti in quelle vite che – seppur più sfortunate della tua – avevano le tue stesse esigenze base da soddisfare (quelle vitali), gli stessi sogni da realizzare di mantenere una famiglia. Non ti chiedevano di andare nelle università più prestigiose, o di acquistare l’ultimo modello di Audi o di imparare a giocare a tennis…soltanto di poter tentare di sfidare la sorte. Ecco perché è inaccettabile continuare ad ascoltare simili giudizi e falsità, ne cito solo alcuni provenienti da miei contatti Facebook negli ultimi giorni: “abusivismo legalizzato”,  “clandestini e non che vendono immondizia recuperata dai cassonetti”, “cibo in condizioni igieniche da terzo mondo”, “da noi posson fare quello che vogliono”, “invasori maleducati e insistenti” etc…

In un paese che ha smarrito la bussola su molti dei valori costituzionali (ma anche semplicemente umani) fondamentali e condivisi, è facile cadere nella giustificazione di molte delle nefandezze a cui stiamo assistendo. Così capita che quando si parla di immigrati si sentano  – purtroppo troppo spesso da parte di esponenti delle istituzioni – affermazioni orrende, che in un paese civile,  per rispetto dell’essere umano, quindi dei diritti fondamentali dell’uomo, non dovrebbero essere nemmeno tollerate per diritto.

Forse la penso così perché sono cresciuto a Torino, una delle poche città in Italia a vantare una tradizione di accoglienza dell’immigrazione. Forse la penso così anche perché faccio parte dei figli di quegli immigrati del Sud Italia ai quali nel tempo sono state offerte delle possibilità concrete,  condizioni di vita dignitose che sono state alla base dell’integrazione socio-econonomica di quelle categorie sociali. Cosa peraltro non scontata, perché andatevi a vedere in che condizioni vivono ancor oggi le seconde e terze generazioni di alcune banlieu francesi per capire come l’intergrazione, a causa delle cattive politiche, sia ancora un miraggio in alcune zone d’Europa anche a distanza di decenni. A Torino, specie negli anni ’80 e ’90, si sono fatte politiche di integrazione molto forti e, sebbene non abbiano mai raggiunto l’eccellenza di alcuni paesi scandinavi (in cui le condizioni di accesso ai vari settori sono per lo più paritarie…), in generale hanno funzionato.

In politica, a mio avviso, occorre anche saper infondere un grande senso di umanità, di comprensione e mediazione dell’altrui punto di vista. Un rappresentante politico ideale non può non avere una visione del mondo interculturale, non può non prendere in considerazione che le diverse culture – specie se minoritarie – hanno bisogno di diritti come per tutti gli altri cittadini della stessa nazionalità.

di Dafni Ruscetta

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