Lo storytelling: storie per la politica del nuovo millennio

di Sandro Vero

Lo storytelling è una complessa strategia interdisciplinare il cui obiettivo è quello di costruire, confezionare, perfezionare narrazioni, storie, che abbiano effetti di rilevanza sociale e politica. Le storie prodotte mediante tale strategia non hanno valenza estetica: non servono cioè a fornire una struttura narrativa a dispositivi linguistici interessati a generare godimento. Non hanno neanche una valenza informativa, conoscitiva: non devono cioè trasmette conoscenza, rappresentazioni del mondo utili ad una sua maggiore conoscenza.

Le storie costruite dallo storytelling hanno una pura e semplice valenza pragmatica, vale a dire che sono puri gesti, atti, prodotti per suscitare reazioni, azioni che richiedono azioni, prive di contenuto informativo, con un rapporto esile (quando non del tutto assente) con la realtà.

Se siete in un teatro stracolmo di gente e improvvisamente vi alzate gridando “al fuoco”, sapendo perfettamente che non è scoppiato alcun incendio, il vostro obiettivo non può essere che uno: destare il panico! Produrlo, intenzionalmente e consapevolmente. L’espressione “al fuoco” avrà, cioè, soprattutto un “significato” pragmatico e sarà dunque quasi privo di ogni significato semantico.

La politica ha da tempo sostituito le narrazioni ideologiche con lo storytelling, i disegni con le storie, l’universale col particolare. Attrezzatissimi cervelli al servizio degli uffici dedicati, ghost-writers incaricati di partorire incessantemente racconti semplici ma efficaci, si tengono accuratamente lontani da una qualche forma di verificabilità curando con certosina dedizione la potente (e preferibile) verosimiglianza.

Si legge spesso, specie nel web e nei social network, che Renzi ha copiato Berlusconi in molte efficaci studiatissime cose che compongono la sua strategia di marketing in costante assetto elettorale. Credo sia doverosa una precisazione: nessuno ha copiato nessuno, entrambi usano tecniche consolidate, ordinate in una vera e propria disciplina, lo storytelling, foraggiata in luoghi ben più “importanti”, centrali, di Palazzo Chigi!

La strategia globale di rimbambimento collettivo non avrebbe vita lunga se non curasse un aspetto fondamentale: i fatti, quelli reali e concreti che accadono e che sono verificabili (e certo, interpretabili, vorrebbe Nietzsche), devono in qualsiasi momento essere recuperabili alla narrazione in corso, riciclabili, riconvertibili in frammenti di “verità”. Ovviamente non quella che i logici direbbero coincidere con lo “stato del mondo” ma solo quella che si produce come suo “effetto”. Come Foucault si sforzò di dimostrare nei suoi studi sull’archeologia del sapere.

Prendiamo un solo esempio: entrambi – il cavaliere senza più titolo e il sindaco Fonzie – hanno saturato la loro corte di una pletora di donne, nell’evidente disegno di un racconto declinato al “moderno”, al “democratico”, alla “parità”. Ora, mentre si conosce bene il rapporto privato che il primo intrattiene con l’universo femminile poco si sa di quale sia il vissuto personale del secondo. Ma poco importa: l’evidenza ci consegna i frutti di un’operazione costruita a tavolino, efficace rispetto all’obiettivo di marketing anche se manchevole rispetto alla qualità reale delle scelte fatte. La Carfagna, la Prestigiacomo, la Biancofiore, la Santanchè da una parte; la Moretti, la Serracchiani, la Madia, la Boschi dall’altra sono lì a ricordarcelo. Nilde Jotti credo che non sia tranquilla nel suo lungo sonno eterno.

Fonte: Megachip

Il seguente articolo, anticipato sulle pagine di Megachip per gentile concessione dell’autore, sarà pubblicato nei prossimi giorni su Sicilia journal.

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