Grexit rumors

di Eugenio Benetazzo

grexitSto provando a pensare a quante volte ho menzionato lo scenario greco in altri precedenti post o nei report che periodicamente vengono redatti. Questa nazione sta diventando una storia infinita che si trascina ormai da quel primo trimestre 2010 che fece da apripista alla crisi del debito sovrano in Europa, nel frattempo da allora sono passati altri cinque anni. Ad inizio di ques’anno siamo stati tutti alla finestra per le ennesime nuove elezioni di Atene nella consapevolezza che questa volta, visto il malcontento popolare e la capacità di trascinamento di Tsipras si potesse arrivare ad una situazione di rottura. Ed invece dopo i proclami delle prime 48 ore dall’insediamento in cui sembrava che il nuovo governo comunista dovesse rinnegare il passato e mettere in ginocchio la Troika e l’Europa, il tutto si è risolto in una grande pantomima. Giorno dopo giorno, Alessio Tsipras, spavaldo e smargiasso allo stesso tempo, ha ridimensionato il suo ego, le sue pretese ed il suo sogno di fare il nuovo Leonida che affronta le armate barbariche della Troika. Dopo un mese dalle elezioni hanno capito che fare a cazzotti con i mercati finanziari e le autorità monetarie sovranazionali non è per niente conveniente. Soprattutto per loro che grazie ai programmi di ELA (Emergency Liquidity Assistance) di Mario Draghi stanno continuando a ricevere ossigeno pur essendo ormai in uno stato comatoso da cui non si prevede il risveglio.

Ricordiamo a titolo di cronaca finanziaria, il problema della Grecia è la Grecia stessa, con il primo posto in Europa per corruzione, evasione fiscale ed economia sommersa, oltre al sistematico ricorso alla spesa pubblica per clientelismo e malcostume politico. Proprio come l’Italia, che in quella graduatoria si trova al terzo posto in Europa dietro alla Romania. Facile prendersela con la BCE, con la Troika, con la Merkel o con gli speculatori finanziari quando in 5 anni di strutturalmente rilevante non si è fatto niente per la razionalizzazione della spesa pubblica. Noi italiani vivremo una situazione ibrida della tragedia greca entro i prossimi due anni grazie a Renzi & Company. Ma torniamo ai conterranei di Aristotele e Platone che presuppongo stiano inoriddendo al solo pensiero di cosa fossero per loro il concetto di logica e politica. Anche il tanto osannato Varoufakis è stato estromesso per ritenuta incompetenza e cialtroneria proprio dai suoi stessi colleghi, tanto da spingere Tsipras a destituirlo, segno questo che nemmeno il Primo Ministro greco aveva ben chiaro che cosa fare al momento della sua nomina. Si trattava di recitare una parte, quella del giocatore che prova a bluffare: per un pò di tempo può riuscire ma nel lungo termine non dura molto e rischia pure di essere controproducente.

Così infatti oggi sta accadendo, i greci hanno fatto finta di fare i guerrieri spartani, ora devono mettere da parte l’irruenza per far spazio alla ragione dei filosofi ateniesi. Questa Grexit allora rischia di realizzarsi oppure no ? Fino a qualche mese fa ero abbastanza fiducioso che questa eventualità avesse una probabilità modesta di verificarsi, tuttavia oggi ho modificato il mio sentiment al pari di altri colleghi. A tal fine quali potrebbero essere gli scenari negativi che abbiamo davanti: la Germania ci sta lavorando da un mese e nelle sale operative gira da svariati giorni il tema del default selettivo; sostanzialmente per ossigenare l’economia greca e dargli qualche speranza di sopravvivenza in seno all’Europa, sarebbe necessario intervenire sul fronte degli oneri finanziari che gravano sul debito pubblico greco la cui esposizione ha raggiunto i 323 MLD di euro. Di questo importo, 246 MLD rappresentano fondi erogati nei precedenti anni in qualità di bail-out funds ossia prestiti di emergenza che sono stati effettuati nelle diverse epoche in cui la Grecia si è trovata in temporanea difficoltà finanziaria. Tra i soggetti istituzionali che hanno messo a disposizione fondi per tamponare la situazione di potenziale insolvenza abbiamo anche paesi europei come l’Italia, la Spagna, la Germania e la Francia con in tutto 160 MLD. Oltre a queste nazioni vi sono stati in aggiunta anche le autorità sovranazionali come il FMI e la BCE che hanno a loro volta prestato 52 MLD di euro.

Il default selettivo presuppone il mancato pagamento di bond a scadenza non in termini totalitari ma appunto selettivi, quindi si dovrebbe decidere chi si può permettere di subire la perdita e chi invece non può andare incontro a questa eventualità viste le già deboli finanze nazionali tipo Italia o Francia. Una ulteriore variante potrebbe essere individuata anche nel congelamento degli interessi o in un loro taglio parziale oltre alla ristrutturazione della scadenza del debito. Sono operazioni che servono comunque ancora una volta a comperare tempo nella speranza che si possa manifestare entro tre o cinque anni l’ondata di inflazione invocata dalla BCE. Questo infatti produrrebbe un sensibile giovamento proprio ai governi con massive esposizioni di debito governativo. L’estate che abbiamo davanti potrebbe rivelarsi molto calda, per questo motivo sul fronte della allocazione tattica del proprio portafoglio sarebbe opportuno al momento liberarsi del debito europeo, qualunque esso sia, anche perchè ormai i prezzi attuali scontano già il QE dei prossimi trimestri. Oltre al debito governativo prestate attenzione ed evitate assolutamente anche i fondi obbligazionari a gestione unidirezionale, i quali saranno i primi subire profonde contrazioni di valore in caso di Grexit o sue possibili varianti, date invece preferenza come sottolineato in altre occasioni alle gestioni di ritorno assoluto o market neutral.

Fonte: blog di Eugenio Benetazzo (l’immagine è tratta dal sito stesso)

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