Geografia della mobilità sociale in Italia

di Giovanni Pica

Una società con più mobililità sociale è anche una società più prospera? A giudicare dalle province italiane sembra di sì perché dove la mobilità è più bassa sono più bassi anche il reddito e il grado di scolarizzazione, mentre è più alta la disoccupazione. Le correlazioni da approfondire.

Mobilità sociale e andamento dell’economia

L’idea di mobilità sociale è generalmente associata a quella di uguaglianza delle opportunità. Una società più mobile è una società nella quale anche chi parte da una condizione relativamente svantaggiata ha la possibilità di emergere; quindi, è considerata una società più giusta. Ma è anche una società più prospera, cioè una società nella quale, per esempio, il reddito pro capite e le possibilità di occupazione sono più elevate? La risposta non è scontata e dipende da quanta parte delle competenze e abilità individuali vengono trasmesse all’interno della famiglia. Se il canale familiare è importante anche una società relativamente poco mobile può essere prospera. In caso contrario, la più alta capacità di allocare nel modo migliore i talenti individuali rende più prospera la società più mobile.
Esiste, dunque, una contraddizione tra mobilità sociale e successo economico? Dove è (relativamente) più facile farsi spazio grazie alle proprie forze è anche più facile, per esempio, trovare lavoro? Con Maia Güell, Michele Pellizzari e José Vicente Rodríguez Mora abbiamo cercato di offrire una risposta a queste domande, calcolando un indice di mobilità sociale per ciascuna provincia italiana allo scopo di correlarlo con il grado di prosperità economica.

L’indice per provincia

L’indice basa la stima della mobilità sociale sul confronto tra la variabilità dei redditi all’interno delle famiglie, identificate attraverso il cognome, con la variabilità complessiva dei redditi. Quanto più bassa è la mobilità sociale in una determinata provincia, tanto più omogenei sono i redditi all’interno di ciascuna famiglia rispetto alla loro variabilità complessiva nella provincia in questione, e viceversa. È un po’ come dire che dove la mobilità è bassa, per conoscere il reddito di un individuo è sufficiente sapere a quale famiglia appartiene.
Il vantaggio di questo approccio, rispetto a quello classico che guarda alla correlazione tra il reddito dei padri e quello dei figli, risiede nella minor mole di dati richiesti (sono sufficienti i redditi di un solo anno associati a un codice alfanumerico che identifica i diversi cognomi) e quindi nella possibilità di produrre indici comparabili anche a un livello geografico molto disaggregato.
I risultati dell’analisi sono riassunti nelle cartine geografiche presentate di seguito. La figura 1 rappresenta una mappa delle province italiane e riporta il grado di mobilità sociale di ciascuna. Più è scuro il colore della provincia, minore è il livello di mobilità sociale.
Lo schema è chiaro. La mobilità sociale decresce muovendosi da Nord verso Sud (con piccole eccezioni), così come il livello dell’attività economica, misurato dal valore aggiunto pro capite (figura 2).

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Questo porta non solo a concludere che la mobilità sociale varia in maniera significativa tra le provincie italiana, ma anche che è correlata positivamente con il livello dell’attività economica. Ed è correlata positivamente non solo con il valore aggiunto pro capite, ma anche con l’occupazione, il grado di scolarizzazione e il grado di apertura internazionale; e negativamente con il tasso di disoccupazione.
La mobilità sociale sembra dunque essere associata positivamente a una serie di esiti economici “desiderabili” e negativamente ad altri non desiderabili. Inoltre, una maggiore mobilità è pure associata a una minore disuguaglianza dei redditi, una regolarità empirica riscontrata anche tra paesi e chiamata Great Gatsby curve (“curva del Grande Gatsby”).
I motivi per i quali emergono questi andamenti possono essere molteplici e la loro individuazione richiede un ulteriore sforzo di analisi, sia teorica che empirica. In prima approssimazione, si può pensare che una maggiore mobilità sociale favorisca una migliore allocazione dei talenti individuali e quindi generare un più elevato livello dell’attività economica. Tuttavia, è anche possibile che il nesso causale vada in direzione opposta e che un maggiore sviluppo economico porti a un’espansione della classe media e a una riduzione della polarizzazione dei redditi che favorisce la mobilità. L’individuazione del meccanismo che genera la correlazione è chiaramente di primaria importanza per poter mettere in atto misure che migliorino sia il grado di mobilità sociale che quello di prosperità economica.

Fonte: lavoce.info

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