Costruire “permeabile” per limitare alluvioni ed inondazioni

di Giulia Azzini

L’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr ha pubblicato il “Rapporto periodico sul rischio posto alla popolazione italiana da frane e inondazioni” nel quale viene evidenziata la, ormai nota a tutti, drammatica situazione italiana in merito ai danni da alluvione e inondazione, arginabile con un’attenta progettazione di superfici permeabili.

Nel 2014, citando il rapporto, “si sono avuti, a causa di frane e inondazioni, 33 morti e 46 feriti, e oltre 10 mila persone hanno dovuto abbandonare temporaneamente le loro abitazioni. Gli eventi che hanno causato morti, feriti, sfollati e senzatetto hanno colpito 220 Comuni in 19 delle venti regioni italiane”. Il triste primato è della Regione Liguria, prima per danni e feriti mentre il primato delle vittime spetta al Veneto durante la piena del fiume Lierza.

A fronte di un oggettivo aumento degli eventi meteorologici intensi e di breve durata, le cosiddette “bombe d’acqua” tanto nominate nei telegiornali, nulla, nel modo di intervenire sul territorio è cambiato.

COSTRUIRE “PERMEABILE”

Se è vero, almeno in parte, che non possiamo modificare le precipitazioni che investono il territorio italiano, è vero però che possiamo modificare il deflusso, il contenimento, il corso delle acque una volta precipitate al suolo in grande quantità. 

Il problema della “gestione” delle ingenti quantità di acqua cadute in breve tempo al suolo è suddivisibile in alcune tematiche principali:

  • Deflusso delle acque meteoriche;
  • Recupero ed utilizzo delle acque meteoriche;
  • Infiltrazione delle acque meteoriche;
  • Immissione delle acque meteoriche in acque superficiali.

Tra questi, i problemi che possiamo affrontare dal punto di vista progettuale, sono soprattutto due: il deflusso e l’infiltrazione delle acque meteoriche.

Primo fra tutti è il problema del deflusso delle acque meteoriche. È necessario contenere il più possibile la quantità di acqua che, una volta precipitata dopo un violento evento temporalesco, deve immettersi nel sistema fognario urbano. Le canalizzazioni non sono dimensionate per portate di acqua eccezionali, tipiche di eventi violenti, quindi più acqua riusciamo a intercettare prima del sistema fognario e minore sarà il rischio di danni. Accorgimenti utili e necessari a contenere il deflusso delle acque sono lo sfruttamento di ogni superficie residenziale, ma soprattutto delle grandi superfici commerciali e del terziario, come superficie permeabile. Grandi parcheggi di centri commerciali, piazzali aziendali, coperture di capannoni, aree completamente asfaltate, cortili, piste ciclabili o pedonali che devono essere riprogettate e riconvertite in aree drenanti. I sistemi per poterlo fare ci sono tutti: pavimentazioni a verde, sterrati, calcestruzzi drenanti, pavimentazioni a verde stabilizzato.

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La seconda tematica affrontabile dai progettisti di spazi urbani è l’infiltrazione delle acque meteoriche. Dalle linee guida della Provincia di Bolzano in merito alla gestione delle acque meteoriche leggiamo la classificazione esatta dei sistemi di infiltrazione: “Si distingue tra impianti d’infiltrazione superficiale e impianti sotterranei d’infiltrazione. L’infiltrazione superficiale avviene tramite immissione superficiale delle acque meteoriche in superfici piane, in fossi o in bacini. In questi casi di regola l’infiltrazione avviene attraverso uno strato superficiale di terreno organico rinverdito che assicura una buona depurazione delle acque meteoriche. Nei sistemi sotterranei d’infiltrazione l’acqua meteorica viene immessa in trincee d’infiltrazione o in pozzi perdenti. Questi sistemi hanno il vantaggio di avere un minore fabbisogno di superficie filtrante, però si perdono quasi tutti gli effetti depurativi perché non viene attraversato lo strato superficiale del terreno.”

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Al progettista e al pianificatore urbano non resta che adottare un metodo utile per favorire l’infiltrazione dell’acqua in breve tempo.

Possono essere utilizzati spazi verdi a fianco di strade, piste ciclabili, interni di rotatorie o svincoli, aiuole spartitraffico per realizzare dei fossi rinverditi ovvero degli avvallamenti di poco più di 30cm a verde dove l’acqua di un violento evento meteorico può essere raccolta e poi filtrata dal terreno.

Se si hanno a disposizione aree più estese come giardini o parchi pubblici si possono prevedere bacini d’infiltrazione più profondi, sempre a verde, ovvero delle aree progettate appositamente più basse del livello del terreno circostante in modo che, in caso di necessità possano essere allagate. L’acqua qui raccolta poi nel giro di qualche giorno viene drenata dal terreno invece di riversarsi in strade e piazze e essere rigettata dai tombini come siamo abituati a vedere.

Costruire “permeabile” significa quindi progettare il territorio in modo che sia in grado di affrontare l’emergenza idrica violenta ed improvvisa, predisporre aree cosiddette allagabili, convertire le ampie superfici in aree permeabili, realizzare fossi ai lati di strade o percorsi ciclo pedonali, studiare nei dettagli ogni possibile elemento urbano che possa fungere da raccoglitore d’acqua temporaneo al fine di evitare che l’acqua entri in grande quantità nel sistema idrico e provochi i danni che tutti purtroppo ben conosciamo.

Fonte: Architettura Sostenibile

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