Una bellissima vittoria. Finalmente! Un commento sull’esito elettorale.

di Sergio Di Cori Modigliani

Abbiamo vinto noi!

Era ora, finalmente ce l’abbiamo fatta.

Qualunque sia la posizione e lo schieramento, chi sta leggendo questo post ha il sacrosanto diritto di gongolare.

Questo è il bello dell’Italia.

E’ l’unico Paese del mondo dove, in seguito alle elezioni, vincono tutti.

Hanno vinto tutti, infatti.

Leggendo e ascoltando le reazioni sia dei leader che della classe dirigente politica dei partiti che partecipavano alle elezioni, si può stare tranquilli: ce n’è per tutti. Sia Berlusconi che Renzi, sia Grillo che Salvini che Meloni e forse anche Alfano, emettono proclami entusiasti per spiegare al popolo quanto sia giusta, meritata e bella la propria vittoria.

Abbiamo vinto tutti.

Hanno vinto (in realtà sarebbero gli unici autorizzati a sostenerlo) anche tutti coloro che neppure hanno votato perché non volevano perdere, non volevano vincere, non volevano pareggiare; semplicemente non volevano partecipare al Gran Ballo. L’astensionismo nazionale si conferma primo partito assoluto del Paese, con un 51% di presenze e un incremento del 10,8% rispetto alle precedenti regionali, 16% rispetto alle europee e un bel 20% rispetto alle politiche. I sondaggi lo davano al 42%.

E’ il trionfo dell’opinione sui fatti, con la cancellazione dell’oggettività.

E’ la vittoria dell’appartenenza sulla sostanza dei progetti.

Ed è la cifra, a garanzia di tutti, che in Italia nulla cambia e nulla cambierà.

E’ la Legge de “l’eterno ritorno” applicata alla politica, squisita invenzione italiana.

C’è chi gioisce ed esulta nel commentare la propria vittoria e se per caso qualcuno ricorda, in soldoni, che risulta che ha vinto un altro, scatta il meccanismo della precisazione, dell’analisi ponderata e quindi il dato oggettivo viene svilito e ci si sente anche un po’ stupidi perché “non sei capace di leggere il dato elettorale”.

Mi ricorda un analogo fenomeno, nella primavera del 1976, quarant’anni fa. C’erano le elezioni politiche e gli schieramenti più importanti (DC, PCI, PSI, MSI) avevano condotto una campagna elettorale con toni estremi e truculenti, basata sul fatto che il voto alla propria lista era l’ultima (nonché l’unica) possibilità di fermare il declino, la crisi economica, l’imminente tragedia, l’annuncio di default, la resa al terrorismo.  Finita la votazione, esultarono tutti. La DC perchè si confermava primo partito, nonostante sostenessero che non ce l’avrebbe fatta. Il PCI perchè era avanzato arrivando molto vicino alla DC, nonostante sostenessero che sarebbe andato indietro per via dell’estrema sinistra che non li votava più, tranquillizzando così il popolo sulla tenuta anti-fascista del Paese. I socialisti che guadagnarono consensi posizionandosi come terza forza, contrariamente alle aspettative. Il MSI che avanzava tranquillizzando il popolo sulla tenuta anti-comunista del Paese. Erano tutti contenti.

Quaranta anni dopo, ci troviamo nella stessa situazione; soggetti diversi, stesso copione.

E’ la massima garanzia di tenuta per il Sistema Italia, la prova che lo status quo, il terrore per ogni forma di cambiamento, la non volontà e l’incapacità di progettare e prospettare battaglie che siano tali (se vinci prendi il potere e cambi, se perdi ti dimetti e sparisci nel nulla) rimane la spina dorsale della nazione.

Perché il gioco è sempre lo stesso, e a quelle regole il cittadino perderà sempre, a meno che….

A meno che non si faccia come ha fatto Syriza, che sta facendo impazzire i grossi marpioni con Varoufakis, seguace delle teorie del matematico John Nash (è autore di ben due libri sulla Teoria dei giochi di Nash) che si è presentato a Bruxelles e Francoforte prospettando un gioco diverso. Ha cambiato le regole e ha mandato tutti nel pallone.

Questo di ieri, da noi in Italia, e’ il miglior risultato possibile in assoluto per tutti i partiti, perché in tal modo ciascuno avrà la possibilità di poter vendere la propria immagine vincente e quindi azzittire la contestazione interna, la dissidenza interna, facendo tacere gli oppositori ed evitando ogni forma di dibattito, discussione, verifica, confronto.

Tutti insieme appassionatamente, come vuole il consociativismo italiano.

Compresa la splendida notizia per tutti i concorrenti, relativa all’aumento dell’astensionismo; in tal modo si restringe sempre di più il numero dei voti da raccogliere e quindi è sempre più facile controllare e foraggiare i propri con illusioni, promesse, clientele di varia natura, che costano sempre meno soldi e/o fatica, perché il numero si sta assottigliando.

E’ la cinesizzazione della Politica.

Ed è un segno e segnale dei tempi che corrono in Italia.

Dov’è la vittoria? Recita il nostro inno, e noi sappiamo che siamo schiavi di Roma e……

Si ritorna a parlare di se stessi, della propria bellezza, del proprio gruppo vincente, aumentando la angosciosa spirale narcisistica che sta strozzando il Paese.

Si parlerà sempre di meno di persone, di diritti, di vite vere, di esistenze.

Perché quando vincono tutti, in verità, perde la collettività.

Questo è il problema.

Fonte: blog di Sergio Di Cori Modigliani

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