Ritorno alla terra

di Gianmarco Murru

Ritorno alla terra, il mantra ideale per la risoluzione dei problemi dell’uomo occidentale. Se ne parla e scrive di continuo, ma si pratica così come viene raccontato?

In cammino
In questo numero abbiamo parlato dell’altra metà del Mediterraneo. La terra che è madre e matrigna, accoglie e respinge, protegge le economie nazionali e poco quella che deriverebbe da una unione tra le regioni che su questo mare si affacciano. La terra riguarda il Mediterraneo tanto quanto il mare: il “mare di mezzo”, ha come sua prerogativa quella di unire le terre che lo circondano, anticamente quelle che delimitavano il mondo conosciuto. La finis terrae di Santiago de Compostela era l’obiettivo del cammino omonimo, con tutti i significati che i pellegrini davano al viaggio fino alla fine del mondo. La terra come limite, come approdo sicuro.
Oggi come ieri abbiamo terrore che ci manchi la terra sotto ai piedi, il non avere un minimo di sicurezza vitale. Oggi come ieri milioni di uomini si spostano da una terra all’altra utilizzando il mare come un’autostrada, molto pericolosa. La condizione di migrante presuppone da sempre la ricerca di una “terra promessa” -escludendo i casi particolari come Israele- e oggi quantomai c’è bisogno di capire quanto sia necessaria una migliore organizzazione degli spazi e delle risorse che la terra offre.

Demografia
La gestione della terra è una questione politica. Le mutazioni genetiche delle grandi metropoli della sponda sud del Mediterraneo costringono a pensare ad una diversa organizzazione sociale e politica. Si tratta di spostamenti epocali dalle campagne alle città, forse mai affrontati prima. Si calcola un aumento della popolazione urbana, in larga parte vicino alle coste, di circa il 50% in trent’anni, raggiungendo cifre record. Un esempio emblematico è quello di Tangeri in Marocco, una città che passa da 150 mila abitanti ad un milione e mezzo nell’arco di 60 anni. Il Cairo che progetta una nuova città per contenere l’aumento inarrestabile della popolazione (10 milioni di abitanti e oltre 15 milioni dell’area metropolitana). In queste condizioni la speculazione edilizia, l’aumento dell’inquinamento urbano, l’assenza di servizi adeguati, in molti casi l’assenza di depurazione delle acque crea problemi di portata internazionale. Mentre in Europa, come è noto, la popolazione diminuisce e invecchia. Tutto questo non è sostenibile pensando al modello di sviluppo adottato fino ad oggi, all’attuale modello di convivenza.

Agricoltura e alimentazione
Il primo uso a cui è destinata la terra antropizzata è quello dell’agricoltura e dell’allevamento. Da un’agricoltura di sussistenza si è passati nell’arco di un secolo appena, allo strumento di produzione di quantità enormi di prodotti, destinati ad un mercato globale. Il tasso di crescita demografica impone diverse necessità: aumento e migliore distribuzione della quantità di cibo, aumento del fabbisogno energetico, costruzione di nuove abitazioni nei paesi in via di sviluppo. Per contro, esistono milioni di case disabitate e migliaia di tonnellate di cibo sprecato nei paesi più ricchi. Forse non è sufficiente pensare ad una diversa organizzazione, ma può aiutare molto. E’ sicuramente più facile cambiare modello per le piccole città, per la piccola e media azienda agricola, dove si può produrre tenendo conto della qualità, della tradizione e contesto di appartenenza. Il biologico ad esempio, può assicurare un reddito dignitoso all’agricoltore, rendere migliori i prodotti e la terra dove sono coltivati.

Sostenibilità
Cresce l’esigenza di adottare uno modello di produzione sostenibile. Adottare, per quanto possibile, uno stile di vita sostenibile, che riguardi il cambiamento delle abitudini individuali. Non si tratta solo di esigenze economiche o ambientali, ma della necessità di ritornare ad apprezzare la semplicità. Si dice che il nuovo rinascimento consisterà nell’abbandonare il superfluo.
Ci sono molte iniziative che lottano per un’agricoltura diversa, sicuramente il movimento Terra madre è un esempio importante. Il movimento creato da Carlo Petrini, inizialmente coinvolto nella organizzazione dell’Expo di Milano, favorito dal tema scelto “Nutrire il pianeta”, si è poi dissociato dalla reale organizzazione industriale, tesa forse a favorire più le multinazionali. Lo slogan indica sicuramente il cibo come obiettivo per nutrire tutti gli abitanti del pianeta, ma anche difendere la terra dall’inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo.
Biodiversità, sostenibilità, rispetto delle tradizioni, recupero delle specie autoctone, reddito dignitoso per chi lavora la terra, rispetto per la natura e gli animali che già abitano il territorio. Il consumo di suolo e la deforestazione: da una parte il bisogno di terra per l’agricoltura e l’allevamento, dall’altra il bisogno di legna per l’industria o per l’edilizia. I terreni cambiano forma e “destinazione d’uso”, come dicono i tecnici, ma soprattutto cambiano la vita delle persone. Necessariamente ci sono comunità che scompaiono e altre che nascono, le campagne oggi sono disabitate e le città sovraffollate, con problemi abitativi e servizi non adeguati a questa mutazione epocale. Temi ancora da affrontare nei tavoli politici più importanti a livello globale.

Abbiamo sicuramente bisogno di innovazione in agricoltura, fondamentale per le grandi aziende ma prezioso anche per le piccole produzioni. Fondamentale per una migliore organizzazione del lavoro e della distribuzione, per la lotta all’inquinamento e alle storture dell’uso degli OGM. Un altro grande tema, che diventa sempre più di attualità, è quello del rispetto dello skyline della terra, non solo da punto di vista estetico ma anche sostanziale. Il paesaggio è patrimonio delle comunità che ospita, non si può considerare un aspetto a se stante, ma deve essere difeso come se fosse un’estensione della nostra casa. La bellezza della terra – anche delle aziende agricole-, è un investimento economico, oltre a regalare un territorio migliore a chi ci abita e ai visitatori. Il paesaggio è una forma d’arte, sicuramente fonte d’ispirazione universale.

Abbiamo scritto articoli dedicati al successo dell’agricoltura biologica in Spagna, sull’innovazione in Campania, sulla storia della medicina naturale a Salerno, sulle specie di piante autoctone sulle spiagge, sul dramma della perdita della terra a Jenin, sulla terra come proprietà, sui presocratici e il rapporto con la terra dei sardi, sulla terra promessa di chi cerca di attraversare l’Africa, sull’arte ispirata dalla terra e sull’arte della produzione dolciaria in Sardegna, sulla Carta della Terra, sulla terra che troviamo sul piatto, e su un viaggio nel parco del Vesuvio. Ma non finisce qui, tanti altri articoli in arrivo.

Buona lettura!

Fonte: Mediterranea online

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