Podemos? Claro que sì!

di Eugenio Benetazzo

podemos

Chi ha avuto modo di visitare la Spagna in questi ultimi cinque anni sarà sicuramente rimasto colpito dalla moltitudine di cartelli dal titolo “se vende” oppure “se alquila” riferiti alle proposte immobiliari di qualsiasi cittadina spagnola. Stando all’osservatorio immobiliare spagnolo per la prima volta dopo sette anni i prezzi hanno smesso di scendere e si sono stabilizzati, alcune regioni spagnole hanno visto anche un timido segnale di ripresa delle quotazioni. La Spagna a livello nazionale paga le conseguenze ancora ad oggi di una errata pianificazione e sviluppo immobiliare che ha dato origine alla nota bolla immobiliare che in seguito ha impattato sull’industria bancaria ed infine sul tessuto della micro e media impresa. Il simbolo nazionale di tanto scempio e scelleratezza si chiama Sesena, che ho avuto modo di visitare tre volte durante l’ultimo triennio: è una piccola cittadina in provincia di Toledo che si trova a circa 40 km a sud di Madrid. Sesena è stata per anni studiata ed analizzata come uno dei progetti futuristici di nuovo sviluppo urbano più fallimentari al mondo. L’idea originaria prevedeva la realizzazione di un grande complesso urbano ubicato a qualche decina di km dalla periferia di Madrid che consentisse alle giovani coppie di poter acquistare un’abitazione a costi più accessibili rispetto al mercato dell’interland madrileno.

Il complesso residenziale denominato “Residencial Francisco Hernando” doveva essere, una volta completato interamente, un esempio di nuova urbanizzazione a cui si sarebbero dovute ispirare anche le altre grandi città spagnole: sostanzialmente ricreare nuove comunità residenziali a misura d’uomo immerse nel verde e fornite di tutti i servizi per il vivere quotidiano (supermarket, farmacia, clinica medica, centro commerciale, distributore di benzina e cosi via). Queste comunità urbane inoltre dovevano trovarsi logisticamente abbastanze vicine ai grandi agglomerati urbani in modo da poter decongestionarle sul fronte logistico. Il nome di questo complesso residenziale deriva dal suo costruttore, Francisco Hernando, noto immobiliarista che gli spagnoli hanno battezzato con il simpatico appellativo di Paco El Pocero, visto il fallimento della sua immobiliare e della sua idea di sviluppo urbano. Oggi gli appartamenti di Sesena si possono acquistare con uno sconto del 60/70% rispetto al prezzo di lancio nel 2007, la fase della compravendita si perfeziona direttamente presso una agenzia bancaria visto che proprio le grandi banche spagnole sono diventate le effettive proprietarie di quello che resta di questa ghost town (villaggio fantasma). Appena 1/10 delle abitazioni sono effettivamente abitate dai legittimi proprietari o locatari, manca praticamente tutto, persino un servizio di trasporto pubblico che colleghi Sesena al resto della provincia.

Queste abitazioni sfitte ed invendute, al pari di un altro milione presente nelle altre regioni spagnole, potrebbero diventare presto uno dei temi di maggiore discussione politica in Spagna. Se ne dovrebbe far portavoce proprio la nuova forza emergente ossia Podemos. L’idea che spaventa una parte dell’establishment spagnolo e galvanizza una parte della popolazione dai mezzi limitati è quella di consentire l’occupazione temporanea di tali proprietà immobiliari tanto alle famiglie spagnole che hanno perduto la loro abitazione con la crisi del 2007/2008 quanto ad extracomunitari la cui provenienza clandestina è ben nota. Considerando che oltre i 2/3 del patrimonio immobiliare sul mercato è nelle mani delle banche spagnole (attraverso l’interposizione del Sareb-Banco Malo) non vi è niente da stupirsi in termini di proposta politica, soprattutto a fronte dei salvataggi di molte banche spagnole pagati successivamente con le politiche di austerity che Podemos ha sempre contrastato. Il recente successo alle amministrative di questo partito pone profondi interrogativi sul futuro della Spagna, non tanto sul piano sociale, quanto piuttosto sul fronte della sua convenienza ad investire nel comparto immobiliare (delocalizzazione della propria vecchiaia) o addirittura alla delocalizzazione in territorio spagnolo della propria attività professionale o percorso di vita.

Purtroppo l’emersione di una sinistra giustizialista priva di fatto di una politica economica di attrazione degli investimenti e di risorse estere rischia di peggiorare il quadro complessivo della Spagna facendole perdere competitività e soprattutto appeal. Io stesso che desideravo ardentemente trasferirmi in una regione spagnola adesso mi sono messo in stand-by almeno sino alle prossime elezioni politiche di novembre dal qualche emergerà il futuro assetto politico ed economico della nazione. I governi dei paesi mediterranei hanno guidato in passato i rispettivi paesi sostanzialmente adoperando una politica di spesa pubblica a pioggia che consentisse di creare consenso e coesione sociale (questo vale tanto per la Grecia come per l’Italia, la Spagna o la Francia). Adesso che questo modello è giunto al capolinea chi governa deve cercare consenso e gradimento facendo capire come taglierà la spesa pubblica e dove interverrà per eliminare sprechi e clientelarismi. Sulla carta sembra facile, ma con le forbici in mano è mission impossible a meno di trasformarsi in un dittatore. Trovarsi a vivere in un paese qualunque esso sia che dovrà implementare questa strada significherà vivere la propria routine quotidiana all’insegna del disagio sociale, povertà dilagante, malessere diffuso, microcriminalità al galoppo, fiscalità sui patrimoni in continuo aumento. Se dopo si dovesse anche compromettere definitivamente anche l’integrità e stabilità della moneta unica, le nazioni in cui scappare per cercare un rifugio ed un clima sociale stabile e rassicurante saranno veramente poche e per pochi.

Fonte: blog di Eugenio Benetazzo

Le foto presenti in questa sezione sono state per lo più ricavate da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione su questo sito, potranno segnalarlo all’indirizzo email: dafniruscetta@yahoo.it’

Comments are closed.