Tsipras, quando a governare sono il populismo e la demagogia

di Paolo, redazione Agorà Vox

 

Quello che ci arriva dalla Grecia, a discapito di quanto ci riferisce la maggior parte dei media, è in realtà un pessimo esempio di come uno strumento democratico come il referendum possa venire manipolato da governanti improvvisati, sprovveduti ed irrespondabili.

La lezione che ne deriva dovrebbe essere di monito per tutti i cantori della “felicità a buon mercato” nostrani, ma temo che il codazzo di populisti che si è fiondato in Grecia, Grillo in testa, non sia di buon auspicio per una presa di coscienza.

La Grecia è uno dei 9 paesi fondatori dell’Unione europea (UE) e costituisce quello che comunemente si definisce come “la matrice storico culturale dell’Occidente” e dunque la sua probabile uscita dall’euro sarebbe la sconfitta non solo dell’euro ma di un ideale che fu dei padri fondatori, dal tedesco Konrad Adenauer, ai francesi Jean Monet e Robert Schuman o l’italiano Altiero Spinelli, tanto per citarne alcuni.

Visionari che credettero, dopo le tragedie belliche, che unire i popoli fosse l’unica strada per prosperare nella pace e nel benessere. Ad oggi questi ideali si sono ridotti alla moneta unica, ovvero all’euro, peraltro neppure condiviso da molti paesi aderenti alla UE come Polonia, Regno Unito ecc..

E’ opinione generale che la Grecia sia entrata nell’euro con i conti truccati, ovvero non rispettando i parametri per accedere al ristretto club europeo degli altri partner economici. A prescindere dal fatto che è probabile che anche altri paesi, Italia in primis, non siano stati proprio cristallini nei loro conti, pare che il “trucco contabile” consistesse in una decina di miliardi di euro, ovvero l’equivalente degli “ottanta euro di Renzi ” tanto per capirci.

Quando cinque anni fa scoppiò la crisi di liquidità delle banche greche, il buco da risanare era stimato attorno ai 35 miliardi di euro, ancora una inezia se si pensa che nel 2013 il PIL della UE era stimato in 13075 euro. Tuttavia la testardaggine “rigorista” di Merkel e dei paesi nordici germanocentrici impedì un tempestivo intervento di risanamento del debito greco, stante la contestuale debolezza dei paesi mediterranei e soprattutto di una Italia screditata a livello internazionale e alle prese con un immane debito pubblico pari ad oltre 2000 miliardi, secondo soltanto a quello del Giappone.

Ridendo e scherzando oggi siamo arrivati ad una esposizione del debito greco nei confronti dei creditori internazionali che oscilla tra i 350 ed i 500 miliardi di euro che, ovviamente, non è più una inezia soprattutto alla luce degli egoismi nazionali che sono emersi nel corso degli ultimi dieci anni.

Tuttavia, con molti limiti e molti errori, sempre con una Merkel riluttante e soprattutto un rigidissimo ministro delle finanze Wolfgang Schauble, la cui malleabilità è pari a quella dell’acciaio temprato, alcuni piani di risanamento del debito sono stati proposti e sottoscritti dai governanti greci. Esattamente con condizioni pari, se non più favorevoli in ragione della debolissima economia greca, a quelle rifilate dalla famosa Troika e dal FMI a paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda. 

Il punto della situazione è che i governanti greci hanno sostanzialmente fatto orecchie da mercante e continuato a pensare che l’euro fosse un bancomat a cui attingere liberamente tanto che poi qualcuno pagava. E’ pur vero che negli ultimi 5 anni quando la crisi greca è scoppiata, pensioni e stipendi sono stati ridotti mediamente del 25%, ma la struttura dello stato è rimasta sostanzialmente invariata, con un cittadino su quattro dipendente pubblico, nessuna o scarse privatizzazioni, evasione fiscale altissima, corruzione sugli standard italiani, sacche di favore per armatori pressoché esentati dalla fiscalità e turismo (vedi isole con iva agevolata al 10 %) ecc. Per un paese che a parte jogurt e turismo poco altro produce , con questi fondamentali è evidente che un risanamento non era e non è possibile .

A questi punti entra in gioco Alexis Tsipras, ovvero il qualunquismo populista all’ennesima potenza che promette mari e monti, che pensa di giocare sul tavolo dei creditori imponendo lui le condizioni, che prende tempo con un “perditempo” estemporaneo come il suo ministro delle finanze Varoufakis, che sembra sempre appena uscito da una balera e che definisce “terroristi” i paesi del “rigore” che pretendono il rispetto dei patti sottoscritti.

Un ministro, tanto per capirci, che si fa vedere sullo scouter in due senza casco, che si presenta in T-shirt o in camicia fuori dai pantaloni, questo per dare l’idea di che livello di improvvisazione, pressapochismo ideologico e bullismo siano approdati al governo in Grecia.

Ieri Varoufakis si è dimesso, ma lo stesso Tsipras dovrebbe dimettersi.

Dopo aver proposto un referendum senza senso del tipo “volete la botte piena e la moglie ubriaca”, dopo aver promesso nel caso di vittoria che le banche avrebbero riaperto dopo due giorni (non pervenuto) e dopo avere assicurato gli elettori che nel giro di 48 ore Merkel sarebbe capitolata (non pervenuto) ,il primo minimo dovrebbe andarsene e invece ha partecipato a dei festeggiamenti post referendum semplicemente assurdi per non dire patetici.

La Grecia adesso è nei guai seri, ammesso che prima non lo fosse, sia perché un irrigidimento non solo dei tedeschi e dei francesi ma anche di paesi come Spagna e Portogallo che i “compit ” li hanno fatti, è alquanto probabile e le banche greche hanno liquidità per un paio di giorni, poi addio stipendi e pensioni. Non poteva ovviamente mancare la versione italiana della vicenda con un Matteo Renzi che ha detto tutto ed il contrario di tutto ma che è stato evanescente come la rugiada del mattino.

Il buon Renzino, estromesso “ipso facto” dagli incontri a due francotedeschi, se l’è cavata con un “sono pienamente d’accordo con Merkel per cui non serve fare passerella internazionale”. Bella dichiarazione per la terza potenza economica, seconda manifatturiera dell’area euro, che vanta 35 miliardi di euro di esposizione creditizia verso la Grecia.

Non c’è che dire.

E adesso per favore fuori la Grecia dall’euro. Magari accompagnata gentilmente e con piani paracadute, ma fuori. Poi vedremo che succede e se anche altri avranno voglia di seguirla, potrebbe essere una preziosa lezione di sano realismo.

Fonte: Agorà Vox

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