The emulation risk

di Eugenio Benetazzo

Continua la saga infinita della crisi greca con colpi di scena in stile Harry Potter. Domenica 12 Luglio doveva essere il redde rationem invece si è trasformato nell’ennesimo incontro in cui si è deciso di non decidere. Fino alle ore 20 di domenica scorsa infatti l’opzione Grexit era data con una probabilità di accadimento molto vicina al 80% soprattutto visto il copioso fronte di paesi contrari che non voleva per la terza volta prestare denaro alla Grecia per consentire di sostenere finanziariamente il rimborso di altri prestiti contratti in precedenza. Non si tratta più solo di Germania, oltre ad Austria, Olanda e Spagna, ora abbiamo un fronte caldo proprio in prossimità della frontiera scandinava con Finlandia e paesi baltici che scalpitano per punire gli ellenici. Tra l’altro per chi non lo sapesse si sta da mesi gonfiando il pericolo di Finxit ovvero la pretesa della Finlandia di uscire dall’euro. Anche nella terra dei laghi inizia ad amplificarsi il malcontento nei confronti dell’Europa a causa soprattutto della sua politica di mal gestione immigratoria e della perdita della tripla A in termini di rating creditizio. Ma sull’argomento torneremo con un prossimo post nelle successive settimane. Come dicevamo tutto sembrava ormai compromesso verso la fine del meeting dell’Eurogruppo quando all’improvviso si è giunti ad un accomodamento tra tutte le parti in causa verso la mezzanotte.

Chi ha seguito la stampa ed i media internazionali di settore sia nella tarda notte che durante i primi commenti del giorno dopo avrà notato come le diverse testate abbiano enfatizzato il risultato raggiunto ovvero che in extremis fosse arrivata la salvezza, non solo per la Grecia ma anche per tutta l’Eurozona. Mai la moneta unica è stata più a rischio come la settimana che abbiamo ora alle spalle. Per adesso abbiamo fatto un passo indietro dal precipizio, questo non significa che siamo salvi. La posta sul tavolo ora è ritornata nuovamente ad Atene che in queste ore mediante nuova assemblea parlamentare dovrà ratificare il nuovo piano di aiuti, rilancio e stabilizzazione del paese. Nemmeno questo sarà sufficiente per dire adesso abbiamo alle spalle definitivamente la tragedia greca, si dovrà infatti attendere anche la successiva ratifica da parte del Bundestag in Germania ove si vocifera vi potrebbero essere defezioni improvvise. Alla fine chi sta pagando di più in termini politici il modus operandi dell’Europa è proprio Angela Merkel che potrebbe uscire dalla vicenda complessivamente indebolita con una consistente perdita di consensus. Il Ministro delle Finanze, Wolfgan Schauble, sembra infatti essere diventato il nuovo super eroe per i tedeschi, l’iron man che difende gli interessi della Germania e della sua popolazione.

Ricordiamo in tal senso la sua provocazione di Sabato 11 Luglio ovvero la proposta shock di Grexit temporanea a 5 anni: non praticabile comunque per i trattati internazionali che sorreggono l’Europa e la moneta unica. Domenica ci hanno detto che Atene avrebbe dovuto ratificare ed approvare le nuove riforme entro mercoledì 15 Luglio (pensioni, iva, spese della difesa, privatizzazioni e riforma della giustizia) per poter avere accesso alle nuove linee di finanziamento ponte. In teoria siamo ancora tutti in ballo, nel senso che la vicenda greca assorbirà in termini di tempistica complessiva tutta l’estate portandoci verso la fine di settembre per una plausibile e definitiva stabilizzazione. Ormai siamo a oltre 15 giorni di serrata bancaria, in piena estate in una nazione che fa del turismo uno dei pilastri portanti per la sua economia, oltre alla borsa greca ormai congelata alle quotazioni di quasi tre settimane fa. Non voglio pensare che cosa capiterebbe alle quotazioni dei titoli di stato greci ed alle azioni di società greche quotate se questa road map che ci hanno prospettato non andasse per il verso atteso da parte di tutti. Alla fine per salvare la Grecia, per la terza ed ultima volta si spera, ci è voluto un governo di comunisti che ha stretto alleanza con le destre nazionaliste ed ha avvallato uno dei più imponenti ed ambiziosi programmi di politica liberista per un paese occidentale. Che senso ha avuto il referendum se dopo si è accettato la resa incondizionata innanzi alle pretese (giustificate) dei creditori internazionali (tra cui state certi ci sono anche i vostri fondi pensione e i vostri fondi di investimento).

La lettura tuttavia che possiamo dare alle ultime ore della trattativa che improvvisamente ha virato per il buon senso con un accordo che è stato considerato win-win trova fondamento ed alberga nei timori legati al cosidetto rischio di emulazione. In buona sostanza se fossimo arrivati all’uscita della Grecia dall’Euro questo avrebbe destabilizzato subito tutta la moneta unica ed avrebbe dato vita ad un fronte di contestazione destinato ad essere emulato anche da altri paesi chiamati a breve ad esprimersi politicamente su austerity, politica monetaria e tutto il resto. Pensiamo solo alla Spagna ad ottobre con le sue politiche. A mio avviso è molto più pericoloso Podemos tanto per la Spagna quanto per tutta l’Unione Europea, perchè andremmo a rivivere moltiplicato per dieci quanto prodotto in Grecia con la vittoria di Syriza. Non dimentichiamo mai infatti che in questo momento al di fuori dell’Eurozona si sta concretizzando una nuova guerra fredda, quella messa in atto dagli USA per destabilizzare e spazzare via Putin. Lo Zio Sam sta lavorando sul fronte petrolifero (pensiamo alla recente benedizione data all’Iran) e sul fronte economico (protrarsi di sanzioni all’export), tattiche geopolitiche volte a portare al collasso economico tutta la Russia che con il greggio a 50 dollari non potrà sostenersi a lungo. Non ci sarebbe niente da stupirsi se nella tarda notte di domenica scorsa una telefonata da Washington abbia fatto capire all’Eurogruppo che la Grecia doveva restare nell’euro e soprattutto nella NATO.

Fonte: blog Eugenio Benetazzo

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