L’acqua è (davvero) un diritto?

A Bologna il sindaco è indagato per aver allacciato i contatori di uno stabile occupato; a Firenze, il gestore pubblico-privato “chiude” il servizio a un condominio in cui risultano alcuni utenti morosi; in Calabria, intanto, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas non accetta che un Comune gestisca il servizio in economia, garantendo ai cittadini tariffe molto al di sotto della media nazionale.

A Bologna fino al 30 settembre è in vigore un’ordinanza per il risparmio idrico, che vieta il prelievo dalla rete di acqua potabile per uso non domestico dalle ore 8 alle 21. L’obiettivo: garantire a tutti l’accesso all’acqua potabile, evitando gli sprechi. A Bologna, il sindaco Virginio Merola è indagato per abuso d’ufficio, colpevole di aver riallacciato il servizio idrico integrato ad alcuni stabili occupati. Secondo l’avvocato del primo cittadino, come riporta il quotidiano la Repubblica, la decisione venne presa per “proteggere diritti fondamentali”, dettata  “dall’urgenza e dalla necessità di tutelare interessi costituzionalmente garantiti dei soggetti vulnerabili, come i minori coinvolti”.

Il primo cittadino di Bologna, del Partito democratico, già assessore all’Urbanistica nello stesso Comune, avrebbe violato l’articolo 5 della legge Renzi-Lupi sulla casa, una norma insidiosa perché stabilisce che “chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge”.

A Firenze, intanto, l’ADUC denuncia che alcuni condomìni si sono visti tagliare il servizio idrico integrato dalla società Publiacqua perché alcuni condòmini risultano morosi. Secondo l’associazione dei consumatori, che in merito ha presentato anche un esposto all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato,  la società -partecipata dai Comuni del fiorentino, ma anche da ACEA, dal gruppo Caltagirone, dai francesi di Suez e dal Monte dei Paschi di Siena– avrebbe discriminato gli utenti in regola con i pagamenti.
Nel caso di un condominio, in particolare, e in attesa della pronuncia da parte dell’Antitrust, l’azienda avrebbe provveduto nei giorni scorsi ad asportare completamente il contatore, non limitandosi a mettere i sigilli. “Questo significa -specifica un comunicato dell’ADUC- che per la riattivazione, il condominio dovrà sostenere spese molto più elevate che non per levare un semplice sigillo”. Il tutto avviene in questo mese di luglio, il più caldo nella storia dell’umanità.

In Calabria, infine, c’è il “caso Saracena”. Il Comune in provincia di Cosenza, sul Pollino, nel 2010 ha affidato il servizio idrico integrato a un’azienda speciale, un soggetto di diritto pubblico. Ciò avrebbe permesso di contenere le tariffe del servizio idrico, senza “dipendere” dalla società regionale SORICAL per l’adduzione dell’acqua. Secondo quanto emerso nelle ultime settimana, l’Autorità garante per l’energia, il gas e il servizio idrico integrato avrebbe intimato al Comune di aumentare il costo del servizio, che oggi è di 0,26 euro al metro cubo, molto inferiore alla media nazionale di 1,40 euro. “Ribadiamo che Saracena è l’esempio concreto della priorità della battaglia in favore dell’acqua pubblica -scrive il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”-. Questa scelta l’ha voluta rimarcare facendo propri i principi della proposta regionale di iniziativa popolare ‘Tutela, governo e gestione pubblica del ciclo integrato dell’acqua’ promossa nel 2013 dal Coordinamento”. 

L’accesso all’acqua potabile, in Italia, è davvero un diritto?

Fonte: Altreconomia

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