La linea e il cerchio: un pensiero sostenibile per le politiche in Sardegna

di Roberto Spano
Responsabile Cultura e Identità di ProgReS Progetu Repùblica

«L’alternativa è tra una crescita lineare infinita, e un percorso dinamico circolare» questa in estrema sintesi il messaggio più profondo lanciato lo scorso 28 luglio da Vandana Shiva al Workshop sulla Salute Globale nella torrida cornice del centro congressi del Nuraghe Losa, invaso pacificamente da più di mille persone (oltre alle migliaia collegate via web).

Crescita lineare e percorso circolare. Linea e cerchio. Non era un convegno di geometria euclidea, ma l’accorato appello di donne e uomini, pensatori e attivisti ambientali, per disegnare un futuro possibile. Forse l’unico futuro possibile per la concretezza della nostra vita reale in un pianeta limitato pur nella sua apparente immensità.

Vincenzo Migaleddu, medico presidente di ISDE Sardegna, tra le associazioni organizzatrici dell’incontro, apre le danze con un appassionato e documentato intervento dove spiega come le politiche industriali in Sardegna, a fronte di enormi investimenti pubblici, hanno prodotto inquinamento, degrado ambientale, innalzamento delle malattie tumorali e respiratorie, a fronte di irrisorie ricadute economiche ed occupazionali. Anzi di un impoverimento generale e aumento della disoccupazione.

E ha sfidato a riconoscere quali politiche fossero state fatte dalla destra e quali dalla sinistra: impossibile distinguerle! Perché destra e sinistra italiana trapiantate in Sardegna sono come la monocoltura di quel cotone OGM che la Monsanto ha imposto in India: un corpo estraneo alla cultura e alla natura dei luoghi, che per sopravvivere come un parassita deve uccidere l’organismo che lo ha (suo malgrado) ospitato.

In natura esiste una sola forma di crescita infinita: quella tumorale. Che infatti a un certo punto, passato un certo limite, degenera e uccide. La biosfera dove viviamo è un organismo vivente. E come tutti gli organismi viventi può esistere solo all’interno del rispetto di determinati limiti, climatici, energetici, demografici, economici. Ignorare e sorpassare questi limiti è uguale che guidare ubriachi a folle velocità, contromano in una autostrada intasata.

Il cerchio è l’eterno ritorno. Il movimento dinamico di un ballo armonioso, capace di sostenere e allietare tutti i danzatori riuniti. Che potrà durare finchè la musica della luce e del calore solare continuerà per miliardi di anni a regalarci la sua energia.

Oggi lo dice la scienza e la filosofia, di cui Migaleddu e Vandana Shiva sono maestri e interpreti. Ma loro stessi ci ricordano che non hanno inventato niente. “I pastori sardi antichi sapevano già tutto” ci ricorda la filosofa indiana. “Conoscevano le erbe, il vento, la terra e il cerchio delle stagioni naturali”. Erano “resilienti” diremmo oggi. “E invece li chiamavano barbari” ci ricorda con un sorriso triste, che si trasforma in orgoglio quando rilancia la sfida “E allora siamo tutti barbari!”

Benvenuta sia questa splendida signora nel suo sari rosso a ricordarci che noi, noi Sardi prima di tutti, eravamo maestri del cerchio. Era il nostro pensiero e la nostra azione. La nostra visione di come lavorare, produrre, vivere, consumare e creare comunità.

A quel tavolo, davanti a tutta quella folla accaldata e appassionata, assieme alla filosofa indiana e allo scienziato sardo, pareva di vedere e sentire un altro sardo, anche lui un po’ filosofo, un po’ eretico, un po’ cospiratore, a modo suo anche un po’ scienziato e profeta: Eliseo Spiga col suo Manifesto delle Comunità di Sardegna, che nel bel mezzo degli edonistici anni ’90 scrisse di come la Sardegna poteva essere la capofila mondiale del pensiero circolare e sostenibile. Come i cerchi dei suoi nuraghi comunitari in eterna sfida alle linee rette delle piramidi pre-globalizzazione.

Una circolarità positiva che riscontro anche in ProgReS, il nostro partito. Un partito aperto e dinamico con un orizzonte politico molto preciso: la piena autodeterminazione del popolo sardo attraverso un processo di emancipazione economica, sociale e politica, che riconosce la Sardegna come una Nazione pur rifiutando nazionalismi ed etnocentrismi. Un partito che evita il leaderismo per puntare decisamente la propria azione politica sulla condivisione di progetti, sulla partecipazione e l’ascolto, consci che l’indipendenza la potremo raggiungere col contributo di tutti quelli che vivono, amano e rispettano la nostra Isola. Anche per questo ProgReS rinnova annualmente i responsabili nazionali e regionali: per dare la possibilità a tutte le attiviste e gli attivisti di formarsi e fare esperienza. Crediamo fermamente che il buon governo della nostra terra passi necessariamente dall’amministrare le nostre 377 comunità e dalla difesa dei nostri interessi.

Gandhi diceva: “sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire” una frase che sentiamo e facciamo nostra perché con questo spirito potremo costruire la nostra Repùblica libera, prospera, giusta e degna.

Fonte: Progrés.net

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