La politica ormai è barbarie

di Aldo Giannuli

politica_rissa_940Nel breve volgere di due settimane –o poco più- si sono verificati una serie di eventi che meritano un commento di costume. Abbiamo iniziato con il M5s escluso da tutte le presidenze e vice presidenze di commissione alla Camera, poi è venuto il rinvio a giudizio di Nichi Vendola per la questione Ilva di Taranto, poi è venuto il voto del Senato su Azzollini che ha scatenato un uragano dentro e fuori del Pd. Il tutto dà una rivoltante sensazione di degrado irrefrenabile.

Iniziamo dalle commissioni parlamentari. A leggere la stampa, uno capisce che i 5stelle si sono volontariamente isolati dagli altri, suicidandosi. Poi scopri, grazie ad una precisazione di Danilo Toninelli, che le cose sono andate così: il Pd aveva proposto ai 5 stelle di confermare i loro vice presidenti (anzi, qualcuno faceva pensare che si sarebbe offerta la sostituzione degli ex, in modo che il gruppo mantenesse la sua area di influenza, recuperando le posizioni perse con gli abbandoni), solo che, in cambio, pretendeva che i 5 stelle avallassero senza storie le proprie candidature per la Corte Costituzionale. Come si sa, sono tre i giudici da eleggere e il Pd li vuole tutti tre per essere sicuro che sulla legge elettorale la Corte non faccia scherzi. Una cosa mai successa prima: i giudici costituzionali, sono sempre stati divisi, per convenzione, sulla base dei rapporti di forza in aula, tre alla maggioranza e due alle opposizioni sulla base della consistenza dei gruppi parlamentari. Un criterio discutibile se vogliamo (ed i 5 stelle hanno posto il problema di un metodo meno spartitorio) ma che almeno evitava l’asso-prende-tutto. Per cui, a nessuno sarebbe venuto in mente di barattare i posti di giudice costituzionale con quelli di altre cariche come presidenze e vice presidenze di commissione. Ma il Pd renziano ci ha abituato ad ogni abominio per cui figuriamoci se c’è da meravigliarsi. Tuttavia, la notizia da dare è proprio questa ennesima violazione della prassi parlamentare per cui il secondo partito italiano si trova fuori da tutti gli incarichi parlamentari (o quasi), ma questo non interessa nessuno dei signori che gestiscono i media ed ai quali interessa solo dipingere ogni volta il m5s come una accolita di pazzi, settari, incapaci di fare politica ecce cc. Una reazione isterica al voto del 2013, che ha mandato in frantumi il giocattolo della falsa alternativa fra centro-destra e centro-sinistra e di cui non è stato ancora elaborato il lutto. Pertanto i 5stelle devono sparire e bisogna criminalizzarli a tutti i costi. E questa è l’isteria anti 5stelle.

Subito dopo è venuta la questione del rinvio a giudizio di Vendola e, subito il web si è spaccato in due fazioni ugualmente sorde: quelli che accusano la Procura tarantina di aver montato un caso politico per colpire un leader della sinistra radicale e quelli per i quali Nichi è sicuramente colpevole, perché già colpevole di ogni ignominia politica. Conoscendo personalmente, per uno scherzo del destino, tanto l’accusato quanto l’accusatore, ho cercato di dire che il magistrato è una persona seria che mai farebbe uso del suo potere per fini politici e che l’accusato, cui possono essere addebitati molti torti politici e troppe leggerezze, non è un ladro ma una persona onesta. Sono stato travolto anche io dagli anti-Nichi che sono arrivati ad accusarmi di essere di Sel (a me?!??!).

Che Vendola si sia ripetutamente scontrato con l’Ilva, che abbia voluto una legge regionale fortemente osteggiata dall’Ilva, che non ci sia lo straccio, non dico di una prova, ma di un indizio di un passaggio di soldi, tutto questo non conta nulla, tutto cancellato da quella indecente telefonata fra Vendola ed Archinà (per la quale mi sono vergognato per Vendola, ma che non è una prova di rapporto corruttivo). Quindi, il rinvio a giudizio ci sta, perché le apparenze della concussione possono esserci, ma questo non è una sentenza di colpevolezza e sono convinto che Nichi  ne uscirà, perché sarà chiarita la natura e l’entità di queste “pressioni” sull’Arpa, probabilmente indebite, ma al di qua di quello che giuridicamente costituisce il reato di concussione. A proposito, conosco bene la differenza fra corruzione e concussione, e so che Nichi è accusato della seconda e non della prima, ma il titolo, che ha sollevato qualche protesta, era il tentativo di sintetizzare un ragionamento: normalmente il concussore impone al concusso una dazione di denaro (“ti do quello a cui hai diritto solo se mi paghi”), qui in discorso è più complesso perché al concusso non è stato chiesto denaro, ma una attenuazione del suo giudizio professionale e per favorire  l’Ilva. Da cui il retro-pensiero: ma a Vendola cosa gliene veniva? Evidentemente l’Ilva gli avrà dato qualcosa. E dunque, il sospetto di corruzione che, però, formalmente non è nei termini del rinvio a giudizio. Io ho voluto dire che Vendola non è un corrotto e, dunque, è dubbio anche che possa essere davvero un concussore. Poi in due righe di titolo non si può fare un ragionamento così complesso e si spera che il lettore legga anche quello che c’è scritto nell’articolo.

E veniamo al caso Azzollini: il respingimento da parte dell’aula del Senato del suo arresto ha scatenato le ire di Lega e M5s che hanno ululato all’indirizzo del Pd “avete salvato un delinquente… fate schifo!”. E questa è l’isteria dei cinquestelle. Ormai siamo agli opposti isterismi.

Proviamo a ragionare con calma, se ci riesce. Prima di tutto teniamo ben a mente un dato: se si parla di indagine giudiziaria e persino di intercettazioni, la questione riguarda il singolo parlamentare, ma se si tratta di arresto, prima ancora che il singolo, la questione investe il Parlamento in quanto tale, perché altera i rapporti numerici fra i diversi schieramenti e, quindi, fra maggioranza ed opposizione. Ne deriva che il mandato d’arresto per un parlamentare deve essere una misura eccezionalissima e deve essere assunta con cautela ancora maggiore di quella che pure si dovrebbe usare sempre nei confronti di qualsiasi cittadino (e che non sempre, diciamo, i magistrati usano).

Il Parlamento non è un giudice di legittimità e non è suo compito pronunciarsi sulla fondatezza degli atti giudiziari e deve solo accertare che non ci sia il fumus persecutionis (fumus, cioè sospetto, non certezza), siamo d’accordo. Però, se un magistrato chiede l’arresto di un parlamentare (cosa, come abbiamo detto, che deve essere misura del tutto eccezionale) e non motiva questa sua richiesta, non specificando se si tema la fuga all’estero, la reiterazione del reato o l’inquinamento delle prove, la sua richiesta è di per sé “sospetta” e come tale va respinta.

Se fossi stato parlamentare non solo avrei votato contro, ma non mi sarei limitato a farlo nel segreto dell’urna, lo avrei dichiarato apertamente assumendomene tutte le responsabilità politiche, anche se questa posizione fosse stata in conflitto con il mio gruppo. Perché, altra cosa su cui conviene fare chiarezza, quando si tratta di decisioni giudiziarie o para giudiziarie (come è nel caso delle autorizzazioni a procedere del Parlamento) non esiste e non deve esistere alcuna disciplina di gruppo, il parlamentare deve (insisto: DEVE) votare sempre secondo coscienza. Scandalo perché il capo gruppo Pd Zanda ha “concesso” ai suoi di votare secondo coscienza? Semmai lo scandalo è che questa cosa ovvia sia presentata come una concessione. Siccome a me non piace dire a nuora perché suocera intenda e piace parlare direttamente alla suocera, preciso di avercela proprio con i miei amici 5stelle: vincolare il comportamento di un parlamentare alla disciplina di gruppo, in materie come la decisione sulla libertà di una persona, è un comportamento degno della più indecente partitocrazia. Strano, per un movimento che si proclama contro i partiti, non vi pare?

Un senatore pentastellato ha ruggito all’indirizzo di quelli del Pd: “Il Pd ha sconfessato la magistratura!”; perché, da qualche parte c’è scritto che il Parlamento è tenuto a dare pronta e rispettose esecuzione ai voleri giudiziari?

Quelli del Pd, hanno sconfessato i magistrati? E, per una volta hanno fatto benissimo (adesso qualche imbecille mi accuserà di essere del Pd e renziano): i magistrati stanno prendendo un’abitudine da correggere subito, chiedere il mandato d’arresto per un deputato ogni due per tre. Siamo già a quota sei. Allora che qualcuno gli ricordi che questa deve essere una misura eccezionalissima e non una usanza come l’aperitivo prima di cena, è cosa buona e giusta. Poi che i magistrati procedano nelle indagini e mandino in galera (quella vera) i politici che delinquono, ma niente anticipazioni di pena e questo vale per i cittadini comuni, per i quali la carcerazione preventiva deve essere una eccezione motivata da esigenze istruttorie ed ancor più per i parlamentari per i quali deve essere una super-eccezione. Nello stato di diritto retto sulla separazione dei poteri, ognuno faccia il suo mestiere e non invada il campo altrui.

Cari amici 5stelle, non si può invocare la legalità nei giorni pari e travolgere le garanzie di legge nei giorni dispari: vi pare?

Se poi volete dirmi che sarebbe il caso di affidare ad un organo terzo la decisione sull’autorizzazione a procedere contro i parlamentari, visto che le assemblee politiche sono congenitamente inadatte a questo scopo, siamo del tutto d’accordo e se volete stendiamo insieme un progetto di revisione costituzionale in questo senso. Ma evitiamo le sceneggiate.

E di sceneggiate ce n’è stata anche a proposito di una recensione dell’Espresso al libro curato da Roberto Biorcio sul M5s, recensione uscita il giorno dopo della votazione su Azzollini, e subito letta come un attacco al movimento per distrarre dal caso in questione. Ora: quell’articolo era sicuramente stato preparato prima, ma per di più, il libro non è affatto anti-5stelle e lo dico con cognizione di causa perché l’ho presentato io il 29 giugno alla casa della cultura di Milano e devo aggiungere che il curatore, Biorcio, è stato anche più simpatetico con  il M5s di me che avanzavo alcune mie critiche. Insomma: la vogliamo finire di parlare prima di pensare? (e adesso qualche altro imbecille dirà che io sono un nemico del M5s).

Il guaio è che la politica in questo paese, a partire dalla sciagurata stagione di Mani Pulite, ha subito un imbarbarimento totale: non c’è più distinzione fra giudizio politico e giudizio penale, ormai è comune l’idea di abbattere il nemico giovandosi della stampella giudiziaria, il garantismo non si usa più nemmeno citarlo e mi chiedo quanti ancora ne conoscano il significato, a nessuno viene più in mente che si possono e si debbono riconoscere le ragioni dell’avversario senza peraltro smettere di scontrarsi politicamente, non c’è più cultura dello Stato di diritto e della separazione dei poteri. Non c’è hostis ma solo inimicus e non c’è più confronto politico ma duello rusticano con tutti i mezzi: finiremo per scontrarci con le clave. Che schifo di paese sta diventando questo e non solo per i politici che rubano.

Fonte: blog di Aldo Giannuli

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