Casteddu e i migranti: quale ruolo per la Capitale di una Nazione mediterranea?

Immigrati a Cagliaridel Centro di Attività ProgReS Casteddu
Nelle ultime settimane si è riproposta a Cagliari una situazione di emergenza umanitaria dovuta alla “deportazione” in Sardegna di centinaia di migranti approdati sulle coste meridionali di Sicilia e sud Italia e imbarcati verso la nostra Isola, spesso inconsapevoli della loro destinazione, dove si sarebbero dovuti sottoporre alle procedure burocratiche per essere identificati e sistemati in attesa della valutazione sulle eventuali richieste di conferma del loro status di rifugiati politici.
Il termine deportazione potrà sembrare forte e fuori luogo, ma è |’unico che possiamo utilizzare dopo aver parlato con alcuni dei ragazzi che – trattati come merce da collocare e suddividere proporzionalmente tra le diverse Regioni della Repubblica Italiana – sono arrivati in Sardegna spesso senza sapere nemmeno che si trattasse di un’isola.
Circa duecento migranti da giorni manifestano sotto il municipio ed occupano la piazza Matteotti, pur di non allontanarsi dalla città, in attesa di ottenere di essere nuovamente trasferiti nel continente da dove vorrebbero raggiungere parenti e connazionali in Italia e soprattutto nel resto d’Europa, in particolare in Germania.
Purtroppo la situazione per gli occupanti la piazza antistante il palazzo comunale è in una fase di stallo: il loro status attuale li colloca in un limbo giuridico in quanto pur avendo libertà di circolare non intendono farsi identificare; questo per via del fatto che, da accordi internazionali, i richiedenti asilo politico possono fare domanda solo nello Stato in cui è avvenuta la loro prima identificazione: questo gli impedirebbe, una volta identificati nello Stato italiano, di chiedere asilo politico in Germania o in altri paesi verso cui, come già detto, vorrebbero arrivare.

Ora, fatto il punto sui motivi e sulle contraddizioni che hanno portato a questa situazione, vorremmo capire cosa vuole fare la Città di Cagliari: cosa e come si dovrebbe comportare l’amministrazione di una Città che volente o meno è la Capitale di una Nazione mediterranea in primis ma anche europea? Chi amministra la Città, e chi verrà chiamato a farlo dopo le elezioni del 2016, è consapevole del ruolo che nel prossimo futuro Cagliari avrà come approdo o come via di transito dei flussi migratori che inevitabilmente attraverseranno il mediterraneo?
Che idea ha una città cosmopolita, come ormai è Cagliari, sull’immigrazione?
Noi, indipendentisti di ProgReS, crediamo che non possa esistere l’emancipazione nazionale del nostro Popolo slegata dalla sua emancipazione sociale e che, contestualmente, l’autodeterminazione della Nazione Sarda non possa prescindere dall’emancipazione sociale di tutti coloro i quali hanno scelto e sceglieranno di essere nostri concittadini: chiunque dovrebbe poter siglare un patto di cittadinanza che prescinda dall’origine della propria individualità ed entrare a far parte delle comunità di Sardegna.
Chi vorrà amministrare questo cambiamento di paradigma dovrà essere pronto a fare più di quello che è l’ordinaria amministrazione: dovrà portare al centro delle politiche della città i rapporti internazionali con le comunità che si affacciano sull’altra sponda del mediterraneo e non dovrà essere, come sta accadendo in questi giorni, uno spettatore in casa propria impotente di fronte alle decisioni calate dall’alto dallo Stato italiano che stanno causando problemi a più livelli: sofferenze a chi in vita sua ne ha già subite troppe, disagi per i cagliaritani che potrebbero sfociare in atti di intolleranza. Senza dimenticare il decoro di una città, di una Capitale.

Ci auguriamo che presto e responsabilmente venga trovata una soluzione anche per i ragazzi Eritrei che legittimamente hanno scelto di proseguire il loro viaggio verso un futuro migliore ma sono tutt’ora sequestrati dallo Stato Italiano e detenuti contro la loro volontà sull’isola: questo sopruso che li ha portati a protestare e a bivaccare nel centro cittadino, creando una situazione di oggettivo degrado urbano, sta infatti costituendo un’occasione favorevole per coloro i quali alimentano i più gretti e bassi istinti con falsità razziste.
Anche per prevenire questi rigurgiti di intolleranza occorre, anche nella nostra città, superare le discutibili politiche di “integrazione”, che vorrebbero omologare i cittadini di diverse origini, e cominciare a promuovere iniziative che tendano a riaffermare i valori del multiculturalismo e del rispetto tra culture che da millenni sono la prerogativa della nostra terra.
Intanto, anche senza aspettare che si muova la politica istituzionale, diamo un consiglio ai nostri concittadini cagliaritani fermatevi a parlare con quei ragazzi, che spesso conoscono diverse lingue, e fatevi raccontare da loro perché sono arrivati qui, cosa sognano di fare e cosa si sono lasciati dietro. Noi l’abbiamo fatto e questo grande esempio di lotta e di emancipazione personale ci ha dato ulteriore forza per provare a conquistare la nostra indipendenza, per continuare a costruire la nostra Rèpublica, prospera e accogliente, a partire da Casteddu che sarà la nostra Capitale.

Fonte: Progres.net (anche l’immagine è tratta dallo stesso blog)

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