Contro l’assuefazione…

di Siro Passino

Una delle peggiori malattie del nostro modello di società è l’assuefazione. La seconda l’atrofizzazione
La terza è più perniciosa malattia è l’ego.
Ci siamo assuefatti al mondo urbano fino al punto da diventarne del tutto dipendenti, come da una potente droga, ma esso rimane essenzialmente estraneo, opprimente e pericoloso, in modi di cui spesso stentiamo a renderci conto, soprattutto quando si presentano sotto forma di esaltante abbondanza: eccesso di dolci, di grassi, di comfort fisico, di stimoli visivi, di potere sugli altri, di protesi tecnologiche. L’eccesso di cibo e di poltrona diventa malattia, quello di stimoli visivi diventa insensibilità e noia, quello di potere sugli altri diventa solitudine e cinismo, quello di civile cortesia ci rende freddi e ipocriti, quello di tecnologia svuota il nostro spirito. Le protesi burocratiche e tecnologiche ormai ci stanno asfissiando in un soffocante, grottesco letto di piume. L’effettivo progresso, o recupero, dell’autentico spirito umano riguarda la conoscenza della Terra e dell’uomo, e ci fa crescere davvero perché è nella nostra istintiva vocazione umana. All’infuori di questo c’è solo la crescita della tecnologia fine a sé stessa, che soffoca il nostro spirito con i suoi meccanismi tentacolari, rendendoci ogni giorno sempre più deboli e allontanandoci da quella che è e sarà sempre la nostra unica, vera casa.

La riflessione, che condivido, era riferita a questo articolo apparso su Huffington Post  sulla morte del giovane Vincenzo Curtale su una spiaggia dell’Oristanese lo scorso 15 agosto.

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