Le piccole iene

di Marco Bracconi

Primarie a patto che vinci tu o l’amico tuo, leggi elettorali disegnate a misura di premier o di partito, consultazioni on line solo se vai sul sicuro. E poi. Voti di fiducia per mandare segnali, emendamenti parlamentari offerti in cambio di clemenze presidenziali, modifiche ai codici per scantonare processi.

Il rovesciamento del rapporto tra partiti, leader e istituzioni è il virus che avvelena la democrazia, che vive e ha un senso solo quando il paradigma è l’esatto contrario: se leader e partiti si muovono dentro una casa istituzionale stabile e non suscettibile di cambiamenti in relazione al quadro politico.

Quello è il limite, quella la garanzia.

Di cambiamenti istituzionali si sente il bisogno, e da tempo. Ma quello che accade in Italia va molto oltre il tentativo di riforma del sistema. E’ una pervicace distorsione a fini privati delle infrastutture democratiche. Come se si decidesse di aumentare  o diminuire i limiti di velocità in autostrada perché la propria auto va più o meno veloce.

Nessuno si illude: la politica è anche difesa di interessi e costruzione del consenso. Ma se si oltrepassa e confonde la soglia che separa il politico dall’istituzionale, lo strumento dall’obiettivo, la forma dal contenuto, allora salta ogni regola.

Il quadro che ne risulta non sarà un harem, come dice con scarsa umiltà cattolica monsignor Galantino. Ma di certo è un mondo di piccole iene. Dove ogni cosa, perfino il sole, sorge solo se conviene.

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