Il senso della Storia

«L’Italia ha perso la memoria, per questo non sa più guardare lontano»

Un dialogo con lo storico corrispondente del Corriere Massimo Nava per introdurre il nostro speciale domenicale sul valore della Storia
Immigrati italiani a Ellis Island (Lewis W Hine/Getty Images)

«Le notizie non piovono dal cielo». Lo sa bene Massimo Nava, reporter ed editorialista di lungo corso per il Corriere della Sera, per il quale ora è corrispondente da Parigi. Per il giornale di via Solferino, Nava ha seguito tra le altre cose, le guerre del Golfo e quelle della ex Jugoslavia. Nel 1990, ha scritto un libro intitolato “Carovane d’Europa”, che potrebbe essere stato scritto nel settembre del 2015, al seguito della marcia dei profughi siriani da Budapest a Vienna.

Non servono veggenti, secondo Nava: «Questo massiccio afflusso di profughi dal Medio Oriente era prevedibile in termini demografici, economici, sociali  – spiega -. Cinque anni di guerra come quelli che ha vissuto la Siria, unita alla devastazione degli ultimi quindici anni non potevano che produrre esodi di massa e profughi».

«I tedeschi accolgono perché hanno bisogno di forza lavoro e di gente che paghi le pensioni dei loro anziani. Chi guarda alla Storia ha gli strumenti per guardare al futuro con più lucidità»

Quel che è strano, semmai, è il repentino ribaltamento di prospettiva, dalle ruspe all’accoglienza, dai roghi all’inno alla Gioia: «Anche questa rischia di essere una gigantesca amnesia collettiva – avverte Nava -. Le parole della Merkel, la morte sulla spiaggia di Bodrum del piccolo Aylan, la marcia da Budapest a Vienna hanno creato un grande moto di solidarietà. Ma non c’è solo la cronaca, che ci ricorda che xenofobi e populisti esistono. C’è anche la Storia, che ci avvisa che «nel medio periodo finiranno per essere rafforzati da queste nuove ondate. Bastano poche mele marce, un paio di episodi in controtendenza e la magia simbolica di questi giorni svanirà in un attimo. Non dimentichiamoci che in Francia le presidenziali sono alle porte e Sarkozy parla di revisione di Schengen».

Chi ha senso della Storia, con la S maiuscola, è la Germania: «Per loro la memoria storica è al centro delle scelte. La loro avversione per l’inflazione e la loro ossessione per l’austerità, ad esempio, sono figlie delle delle scelte sbagliate che portarono all’ascesa del nazismo – ricorda Nava – Così come il Paese che accoglie i profughi era già presente nello spirito della riunificazione. Del resto anche la Merkel, che viveva a est, a quel tempo era considerata alla stregua di una profuga».

Guardarsi alle spalle, per quanto possa essere paradossale, è un esercizio di lungimiranza: «I tedeschi accolgono perché hanno bisogno di forza lavoro e di gente che paghi le pensioni dei loro anziani. Chi guarda alla Storia ha gli strumenti per guardare al futuro con più lucidità». Che è quel che non accade alla Francia, ad esempio, soprattutto alla sinistra francese – «Hollande parla di intervento in Siria, dimenticando quel che ha combinato Sarkozy in Libia» –  e ai suoi intellettuali, «che negli anni ’70 con Jean-Paul Sartre e Raymond Aron fecero conoscere al mondo il fenomeno dei boat people mentre ora passano il tempo a discutere se Houllebecq sia un profeta o un ciarlatano».

E poi c’è l’Italia e il suo Stato di perenne emergenza. Nava se la prende soprattutto con la politica: «Fa ridere vedere i figli di Berlinguer prendersela con l’Italicum e con l’abolizione del Senato, mentre lo stesso Berlinguer era a favore della governabilità e, soprattutto, del mono cameratismo. Allo stesso modo fa specie vedere la nostra incapacità di governare, anche solo con una qualche strategia di medio periodo l’emergenza migranti: «Abbiamo invaso il Belgio, la Germania, l’Argentina, ma sembriamo non ricordarci chi eravamo, cosa volevamo, cosa abbiamo dato ai Paesi che ci hanno ospitato». Il paradosso dei paradossi? Stiamo ospitando una kermesse universale come Expo sui temi della fame e non abbiamo niente da dire sulle carovane in arrivo, stremate e affamate, in Europa».

Fonte: L’inkiesta

Immagine: Immigrati italiani a Ellis Island (Lewis W Hine/Getty Images)

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