Fermo immagine

A volte un fermo immagine può restituire, più di tanti discorsi posticci, un barlume di senso in quell’inestricabile enigma che è la realtà.

di Pier Francesco De Iulio

A volte un fermo immagine può restituire, più di tanti discorsi posticci, un barlume di senso in quell’inestricabile enigma che è la realtà.

Del jet russo abbattuto nei giorni scorsi dall’aviazione turca sul confine con la Siria sappiamo ormai tutto. La forma, il peso, la velocità, le abilità, la nazionalità, la data di nascita. Ogni minima caratteristica della macchina. Le sue enormi capacità distruttive. Il potenziale atomico.

Dei piloti di quell’aereo non sappiamo quasi nulla.

Del pilota ucciso dai sedicenti combattenti dell’Esercito Siriano Libero, soltanto le immagini macabre del suo ritrovamento, e ora quelle riprese mentre con il suo paracadute tentava la salvezza tra la gragnola di colpi delle armi da fuoco.

Non voglio parlare qui delle ragioni e delle responsabilità del conflitto. Lo facciamo già continuamente. Ed è giusto farlo e continueremo a farlo.

Non voglio fare classifiche sui morti. Stabilire e assegnare patenti di legittimità. Non ora. Non qui.

Fermo immagine.

In un cielo che non è blu. Un uomo cade tenendosi con fili invisibili a una nuvola rossa. Inerme bersaglio di morte.

È un’icona. Un monito. Un simbolo per l’umanità tutta.

La guerra fa schifo, bisogna fermarla.

Fonte: Megachip

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