In Sicilia l’energia pulita è prodotta dagli scarti delle arance

di Maria Laura Leo. Fonte: Architettura Sostenibile

Tutta l’Italia e tutto il mondo conoscono gli agrumi di Sicilia per le loro qualità organolettiche, per il loro gusto unico e per l’esclusività del prodotto. Non tutti, però, sanno che il loro utilizzo può essere esteso anche all’esterno dell’ambito culinario e, più in particolare, può coinvolgere il mondo dell’energia rinnovabile. I residui organici come le bucce delle arance, difficilmente digeribili, rientrano nel ciclo produttivo da una porta che si apre ad un nuovo settore, quello della produzione di biomassa a partire proprio da questi scarti.

RICICLARE SCARTI DELLA FRUTTA: CARTA E PELLE DALLE MELE

Il progetto, che prevede l’analisi della soluzione in questione, è stato presentato dall’associazione no profit Distretto Agrumi di Sicilia che ha lanciato la sfida di utilizzare il pastazzo, scarto di lavorazione degli agrumi, per ricavarne biomasse e ottenere una fonte energetica pulita, sostenibile e rinnovabile. L’idea è piaciuta subito a The Coca-Cola Foundation, che ha deciso di finanziare materialmente l’intenzione siciliana e di contribuire a trovare una soluzione ottimale per un’area dove i residui delle arance sono diffusi quasi quanto i cannoli.

La conferma ufficiale dell’avvio dell’iniziativa è stata diffusa da Federica Argentati, presidentessa del Distretto che, nel 2014, aveva lanciato l’idea coinvolgendo la Cooperativa Empedocle, formata da diverse società impegnate nella produzione di energia alternativa e dall’università di Catania. L’obiettivo era quello di sviluppare un progetto-pilota capace di dimostrare la fattibilità e la convenienza legate al riuso di prodotti altrimenti destinati allo smaltimento, senza essere sfruttati appieno fino al completo esaurimento della risorsa che rappresentano.

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La produzione di energia a partire dalle arance

A partire da Catania, l’iniziativa si è espansa a macchia d’olio in tutta la Sicilia, coinvolgendo le province dell’isola che hanno accolto con entusiasmo e spirito di collaborazione la proposta avanzata. Caltanissetta ne è l’esempio e, più precisamente, il comune di Mussomeli, dove un’azienda agricola locale ha installato un impianto a biogas alimentato proprio dal pastazzo. Lo stesso prodotto, da tempo utilizzato per fertilizzare il terreno e, quindi, per produrre frutti succosi e saporiti, viene sfruttato, adesso, per la produzione di energia elettrica pulita.

Attualmente 40 tonnellate di bucce di agrumi riescono a produrre una quantità di energia elettrica e termica pari a 23.976 kWh al giorno. È stato stimato che il sistema è in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di ben 333 abitazioni, senza adibire interi terreni alla coltivazione di biomasse, sottraendoli ad altri prodotti che potrebbero portare un ritorno economico maggiore. Usare gli scarti vuol dire agire intelligentemente, limitare i costi e incrementare la coltivazione delle famose e gustose arance, nel caso della Sicilia, e di altri prodotti ortofrutticoli, nel caso di altre zone italiane.

Il pastazzo, infatti, oltre a costituire una soluzione ideale dal punto di vista ambientale, producendo energia pulita, interviene anche sull’aspetto economico, abbattendo i costi legati allo smaltimento del rifiuto, che in Sicilia si aggirano intorno ai 10 milioni di euro annui. Nell’arco del dodici mesi, nell’isola, si producono circa 340 tonnellate di pastazzo, ovvero quantità tali da provvedere sia alla produzione di energia che al suo utilizzo in agricoltura come fertilizzante. Il progetto, quindi, porterebbe ad una riduzione dei costi contemporaneamente all’aumento della coltivazione dei prodotti da poter vendere sul mercato.

Affinchè tutta la Sicilia possa ricorrere al nuovo metodo di produzione dell’energia dalle arance sarebbe necessario installare altri impianti di trasformazione (circa 20 su tutta l’isola) chiamati digestori. In questo modo si potrebbe risolvere il problema che affligge la regione di smaltire gli scarti della lavorazione degli agrumi e, al tempo stesso, si produrrebbe energia pulita.

 Il pastazzo lavorato nell'impianto installato a Mussomeli, in provincia di Caltanisetta. Fonte: chimici.info Il pastazzo lavorato nell’impianto installato a Mussomeli, in provincia di Caltanisetta. Fonte: chimici.info

Energia pulita non solo dagli agrumi

L’esperimento ha mosso i primi passi a partire dal pastazzo, ma può coinvolgere anche altri ambiti della filiera agroalimentare, ricca com’è di prodotti che, una volta ricavata la parte “buona”, vengono scartati senza essere riutilizzati e sfruttati appieno. È il caso, ad esempio, della sansa che si ottiene dall’olio, delle vinacce, delle pale dei fichi d’india, e così via. Il percorso dovrebbe essere analogo e, in questo modo, ogni regione avrebbe il proprio prodotto da sfruttare, da spremere fino all’osso, contribuendo a migliorare la qualità della vita in Italia e su tutto il pianeta. Ogni regione potrebbe approfittare della propria peculiarità, incrementandone la produzione e non gettando via nemmeno una briciola di quello che, ormai, non serve più nell’ambito alimentare o agricolo. Questa forma di energia pulita potrebbe essere una più che valida da perseguire, sin da subito, allontanandosi, seppur lentamente, dal carbone e da altri combustibili fossili.

di Maria Laura Leo. Fonte: Architettura Sostenibile

In copertina: foto da © 2016 AranciaDOC
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