La paglia per interventi sull’esistente: riqualificare con balle di paglia

di Riccardo Zerbinati. Fonte: Architettura Sostenibile

Le balle di paglia rappresentano un metodo costruttivo utile e pratico, ma ancora sottosviluppato. Costruiti negli Stati Uniti a cavallo tra il 1800 e il 1900, i primi edifici in paglia fanno emergere parecchi aspetti di pregio che restituiscono un particolare riscontro sul mercato immobiliare del tempo che si protrae ancora nei giorni nostri.

Le prime costruzioni in paglia

Le prime costruzioni infatti, Fawn Lake Ranch (1900-1914), la Burke House (1903), la Simonton House (1908) e la Pilgrim Holiness Church (1298), localizzate in Nebraska, risultano abitate e resistono ancora oggi, dopo 100 anni, alle oscillazioni termiche e ai forti venti della Regione dell’America Centrale.
La paglia, se utilizzata, offre una valida alternativa per la costruzione degli edifici; è abbondante, poco costosa e performante (termicamente e acusticamente); i muri di paglia permettono di costruire un’abitazione sana, strutturalmente equilibrata e abbassano la pressione dei disboscamenti laddove le risorse forestali sono limitate.

 Pilgrim Holiness Church.

Pilgrim Holiness Church.

 Simonton House.

Simonton House.

Gli americani hanno da sempre preferito abitazioni confortevoli, funzionali, invitanti e durevoli. I loro metodi costruttivi tradizionali si focalizzano sulle materie prime abbondanti e sulle risorse rinnovabil.
Gli edifici in balle di paglia, in un mondo dove il prezzo medio di un’abitazione risulta molto elevato sia per il costo del materiale che, soprattutto, per la manodopera, vantano un isolamento molto performante, semplicità di costruzione e bassi costi, il tutto trasformando un sottoprodotto agricolo in un materiale da costruzione prezioso. Una volta costruita a regola d’arte, e con la giusta manutenzione, la costruzione rimane incolume da organismi nocivi, impermeabile e resistente al fuoco.

I pionieri del 1930/50, pur comparando testimonianze molto positive, riscontrarono diversi problemi dovuti all’azione del clima, ai roditori e agli insetti, portati principalmente dalla scarsa manutenzione. Il sistema costruttivo Nebraska iniziò ad essere affinato, e le conoscenze furono trasmesse ad un pubblico di ambientalisti che rimase sbalordito dalle possibilità di un metodo costruttivo tanto elementare quanto attivo e dinamico.

Oggi, malgrado il numero delle costruzioni in paglia incrementi globalmente di circa mille nuovi edifici/anno e considerate le rassicuranti realizzazioni, c’è un grande bisogno di ricerche e prove dettagliate per progetti soggetti a diverse condizioni climatiche, dalle Regioni centrali a quelle poste sulle coste oceaniche.

La paglia per intervenire sull’esistente

Parallelamente al ramo delle nuove costruzioni però, sta progredendo anche la ricerca tecnologica per l’impiego della paglia sull’esistente.

In Italia, da qualche anno alcuni progettisti si cimentano nella ristrutturazione e nella riqualificazione di vecchi edifici con efficientamenti energetici a base di ballette di paglia. Le caratteristiche di questo materiale, lo rendono ideale per costruzioni ex-novo ma anche per ristrutturazioni, impiegandolo in cappotti termici riempimenti all’intradosso o all’estradosso di strutture orizzontali piane e/o inclinate.

Sono oramai diversi i casi in cui i progettisti pensano a soluzioni che mirano all’impiego di materiali bio e naturali, per migliorare la classe energetica degli edifici o creare strutture addossate per ampliare fabbricati nel rispetto delle geometrie e delle parti esistenti. Utilizzare questo materiale, prodotto dalla fotosintesi e dal sole, ci permette di rinunciare ad altri materiali più inquinanti, e, qualora si verificasse il caso di dover smantellare un edificio, questo potrebbe venire semplicemente compostato.

Esempi di riqualificazione con balle di paglia

 Ristrutturazione di un edificio rurale con destinazione residenziale Cinzano, Arch. Fassi, 2009.

Ristrutturazione di un edificio rurale con destinazione residenziale Cinzano, Arch. Fassi, 2009.

L’intervento di ristrutturazione dell’Arch. Alessandro Fassi, a Cinzano (TO) – anno 2009 -, è il primo esempio in Italia di recupero edilizio di un edificio rurale con utilizzo di balle di paglia per la realizzazione di un cappotto esterno, per l’isolamento della copertura e del solaio contro terra. Tale tecnica non solo abbassa notevolmente i costi di fornitura del materiale e di realizzazione dell’intervento, ma ha in più la pregevole caratteristica di garantire ottime prestazioni coibenti e termoigrometriche, nonché la prerogativa di rimanere in sintonia con l’ambiente. Il progettista ha voluto utilizzare materiali naturali e riciclabili, predisponendo all’interno un solaio interpiano di legno, e componendo il massetto del solaio contro terra con una mistura di paglia e cemento.

 Ristrutturazione di un edificio rurale con destinazione residenziale Cinzano, Arch. Fassi, 2009. Ristrutturazione di un edificio rurale con destinazione residenziale Cinzano, Arch. Fassi, 2009.

 Ristrutturazione di un edificio rurale con destinazione residenziale Cinzano, Arch. Fassi, 2009.

Ristrutturazione di un edificio rurale con destinazione residenziale Cinzano, Arch. Fassi, 2009.

All’esterno, alla base della facciata, le balle di paglia sono impilate da un tondino di acciaio che ne stabilizza i corsi successivi e il piano di posa, perfettamente parallelo e accostato alla muratura. Per evitare il contatto diretto con il terreno, inoltre, il primo corso di ballette di paglia viene appoggiato al di sopra di una basetta in legno. Si può percepire il peso non indifferente delle balle di paglia dall’insieme di legature che le assicurano alla muratura esistente.

L’indice energetico dell’edificio, oggi è inferiore ai 30 kWh/mq annuo.

 Haus Simma, Atelier Heimatstunden, Hittisau (Austria). Foto da baubiologie.at Haus Simma, Atelier Heimatstunden, Hittisau (Austria). Foto da baubiologie.at

Spostandoci in Austria a Hittisau, troviamo il progetto dell’haus Simma – a cura di Georg Bechtel, 2011 – un’abitazione privata di 140 mq, dove il progettista cerca di migliorare le prestazioni energetiche dell’edificio, intervenendo su un edificio degli anni 60 senza alterarne la struttura originale. La risposta ottimale alle sue domande è stata ricoprire l’abitazione da un cappotto in balle di paglia. La paglia è stata posizionata su di una struttura ad hoc, un “armadio” riempito da ballette di paglia standard.

Durante la ristrutturazione anche l’orientamento del tetto è stato variato, per conformarlo a quello delle abitazioni circostanti, e renderlo maggiormente utilizzabile per l’installazione di componenti bioclimatiche attive. L’abitazione originariamente vantava un muro perimetrale di oltre 35 cm. Con l’apposizione di questo cappotto, la componente opaca di questo edificio si avvicina ai 90 cm di spessore. Per ovviare al problema di una scarsa penetrazione solare, i telai delle finestre sono stati modificati e rastremati verso l’esterno. Per coprire la paglia e proteggerla dagli agenti atmosferici e dagli attacchi degli animali, sono state utilizzate delle scandole di legno che vanno ad uniformare il materiale del nuovo telaio delle aperture con quello della facciata.

 Haus Simma, Atelier Heimatstunden, Hittisau (Austria). Foto da baubiologie.at

Haus Simma, Atelier Heimatstunden, Hittisau (Austria). Foto da baubiologie.at

 Foto da energiaeskornyezet.hu Foto da energiaeskornyezet.hu

Werner Schmidt, architetto e sperimentatore delle costruzioni in paglia con all’attivo molte opere con balle di paglia autoportanti, interviene nel 2013 sul costruito in questo casale in Bassa Engadina – canton Grigioni, Svizzera – in un corpo di fabbrica di 700 mq, per convertire il vecchio fabbricato in uno più nuovo, ecologico e dotato di un buon isolamento. Durante la ristrutturazione, si vengono a creare due unità separate: i due piani del cascinale e il sottotetto. Innanzitutto le finestre sono state rimosse e sostituite con nuovi telai a taglio termico, adattate alla nuova profondità della facciata con delle maschere inclinate verso l’esterno. Le aperture rinforzate da un telaio in legno, sono state ampliate per rastremate verso l’esterno per incrementare l’apporto di luce naturale all’interno del fabbricato.

Le ballette di paglia, posizionate come isolamento a cappotto, sono state impilate e fissate con delle guide tra i maschi murari. Il vecchio tetto inoltre, è stato coibentato con delle grandi balle di paglia, le balle jumbo per ottenere un migliore isolamento. Sulla facciata per finire è stato steso un intonaco protettivo.

 Foto da energiaeskornyezet.hu

Foto da energiaeskornyezet.hu

I costi contenuti delle balle di paglia

I cappotti termici che oggi, possono raggiungere i 10-16 cm di spessore, nel caso dell’utilizzo di balle di paglia, arriverebbero a spessori di molto maggiori (45 cm se la balletta è inserita di piatto, o 35 cm se la balletta di paglia è inserita di costa, senza contare lo strato di intonaco superficiale di 5-6 cm). Nonostante lo spessore, il costo non rappresenta uno scoglio.

Nella pianura padana, mediamente, ogni ettaro coltivato a mais produce tra i 120/130 quintali di frutto e 65/70 quintali di paglia, mentre ogni ettaro coltivato a granturco produce tra i 50/60 quintali di frutto e circa 45 quintali di paglia. Questo materiale è reperibile in grandi quantità, ed ogni balletta (35x45x90 cm) ha un costo medio che si aggira tra 2 e 3 euro. Predisporre e utilizzare questo materiale per incrementare le prestazioni dei fabbricati potrebbe essere un’ottima opportunità per utilizzare ciò che risulta essere uno scarto della produzione cerealicola ed aumentare il nostro comfort all’interno degli spazi che occupiamo giorno dopo giorno.

di Riccardo Zerbinati. Fonte: Architettura Sostenibile

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