Brevi riflessioni sociologiche (e un po’ politiche)…

di Dafni Ruscetta

Nei giorni scorsi passeggiavo con un’amica in una via del centro, nella strada principale dello shopping in città. A un certo punto non possiamo non restare attoniti da una lunga coda che si è formata in corrispondenza di una rivendita di ‘chips’ (patatine fritte). D’altra parte anche la coda di automobili che spesso si forma in corrispondenza di un noto fast food americano di Cagliari ci ha sempre fatto riflettere. Riflettere su cosa? Bastano poche dinamiche come queste a lanciare i neuroni in piccole analisi sociologiche sullo stato di questa nostra società e cultura. Nel caso in questione la riflessione immediata parte ovviamente dalla constatazione che una coscienza ‘alimentare’ più sostenibile sia una prerogativa ancora di poche persone in questo paese. Hai voglia a fare il giro dei nutrizionisti, dei naturopati etc o di predicare costantemente nuovi stili di vita (come quello proposto dalla decrescita ad esempio) per costruire la consapevolezza che il mangiar sano sia alla base di un risveglio ‘ecologista’ di portata molto più ampia. Ma dalla coscienza alimentare il nostro ragionamento si sposta anche sul versante politico, spesso così strettamente interconnesso con quello socio-culturale: questo, che lo si voglia o meno accettare, è un paese non ancora pronto al cambiamento culturale, alla ‘grande’ rivoluzione della storia dell’umanità. E’ un paese in cui la maggioranza è così antropologicamente deformata da non riuscire nemmeno a concepire la portata di un simile ragionamento. Non vorrei sembrare eccessivamente snob o, peggio, radical-chic, ma come possiamo stupirci se in tempo di crisi e recessione c’è gente che fa la coda dalla sera prima di fronte allo store di una nota marca di telefonini, passando la notte al freddo, per assicurarsi di essere tra i primi ad avercelo? Oppure, come possiamo continuare a ignorare il fatto che i reality show, genere ormai utilizzato per qualsiasi settore (da quello aziendale al culinario) continuino a fare degli share così elevati nonostante ‘vendano’ solo finzione, tanto che il termine più adeguato per definirli sarebbe forse ‘falsity show‘? E la gente, la maggioranza, continua a ‘drogarsi’ di questa roba, ad annichilirsi, credendo alle ‘favole’ che il circuito mass mediatico propone quotidianamente.  Come possiamo restare attoniti poi se, nonostante i numerosi scandali, le ‘porcate’ e la corruzione in questo paese regni ancora uno stato (forse ancora solo apparente) di pace sociale? Questa è l’Italia in cui ci troviamo a vivere signori! Continuiamo a mugugnare, a lamentarci dei politici, delle istituzioni, senza renderci conto che il male siamo noi stessi, di cui la politica è un semplice riflesso.

 

di Dafni Ruscetta

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