La rigenerazione urbana come strumento per riqualificare il territorio

di Mariangela Martellotta

Rigenerare – lo dice il termine stesso – significa, in ambito urbano, approcciarsi all’evoluzione di un tessuto edificato e non, attraverso una serie di continue demolizioni, ricostruzioni e rifunzionalizzazioni delle sue parti che tengano conto delle esigenze specifiche del contesto.

Restringendo l’analisi all’ambito italiano si può definire il fenomeno della rigenerazione urbana diviso in tre cicli.

  1. Il primo ha visto la riqualificazione dei centri storici (ancora in gran parte incompiuta), ed ha avuto inizio durante gli anni ’70 quando c’è stata una sorta di presa di coscienza del valore del tessuto edilizio storico nonché di una voglia di riaffermare la propria identità locale.
  2.  Il secondo ha compreso il recupero delle aree dismesse (un processo ancora in corso in molti centri). Tutto cominciò sul finire degli anni ’80, nel momento in cui cominciò la delocalizzazione delle industrie e di molti altri servizi fino ad allora in prossimità se non all’interno dei centri urbani, come i mercati ortofrutticoli, i macelli, i poli ferroviari, etc. Altro fattore scatenante il processo rigenerativo furono le aree demaniali che con la loro estensione superficiale cominciarono a costituire una problematica divenendo dei “vuoti urbani” da riempire.
  3. Il terzo ciclo, quello attuale in altre parole, è quello che prevede in linea di massima la riqualificazione dei quartieri residenziali costruiti nella seconda metà del ’900. Rigenerare quartieri residenziali purtroppo costruiti con criteri di bassa qualità edilizia, architettonica e urbanistica e dare sostegno a politiche di mobilità sostenibile e quant’altro possa servire come attrattore per ripopolare le aree dismesse.

Nell’ultimo decennio la rigenerazione urbana ha fatto passi in avanti affermandosi come approccio multi partecipato per dare alle città non solo un aspetto nuovo e competitivo, rilanciandone l’immagine territoriale a livello estetico, ma dando loro nuovo respiro dal punto di vista culturale, economico e sociale e chiaramente con attenzione agli aspetti  ambientali

La rigenerazione urbana nelle regioni italiane

Una definizione condivisa del termine Rigenerazione Urbana, purtroppo ancora oggi non esiste. Prendiamo in considerazione per esempio la legge Regionale Puglia 29 luglio 2008, n. 21 che cita testualmente :

“La Regione Puglia con la presente legge promuove la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani in coerenza con strategie comunali e intercomunali finalizzate al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati”

Salta all’occhio innanzi tutto che il “coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati” in quelli che sono i processi rigenerativi non deve essere la finalità, bensì il mezzo per raggiungere l’obbiettivo.
Inoltre gli interventi che comportino un “miglioramento nell’ambiente urbano dal punto di vista sociale, ambientale, fisico”  possono già essere considerati Rigenerazione Urbana di per sé.

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Occorrerebbe innanzi tutto subordinare quello che può essere un intervento a scala urbana alla verifica della sua posizione rispetto al vasto tessuto urbanistico di cui fa parte, e dunque cominciare a ragionare non più con un’ottica a comparti edilizi bensì con una visione più ampia degli effetti (positivi e negativi) che un qualsiasi intervento possa avere sul territorio in cui ricade. Ciò è possibile preferendo agli strumenti attuativi tradizionali i programmi complessi, poiché affrontano e intendono risolvere i nuovi problemi della città contemporanea, caratterizzata da una pluralità di funzioni.

Inoltre, pure trovandoci in ambito di programmi complessi, si dovvrebbero via via abbandonare gli interventi descritti dai P.R.U. (programmi di riqualificazione urbana), in favore dei P.R.U.S.S.T. (Programmi di Recupero Urbano e Sviluppo Sostenibile del Territorio) che sono, come cita la normativa che li descrive, “programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio promossi dal Ministero dei lavori pubblici con l’obiettivo di realizzare, all’interno di quadri programmatici organici, interventi orientati all’ampliamento e alla riqualificazione delle infrastrutture, all’ampliamento e alla riqualificazione del tessuto economico-produttivo-occupazionale, al recupero e alla riqualificazione dell’ambiente, dei tessuti urbani e sociali degli ambiti territoriali interessati.”

Purtroppo alcune anomalie e un po’ di dubbi ci sono ancora, come le teorie che sostengono che la Toscana con Legge Regionale 65/2014 sia stata la prima regione a legiferare in materia di rigenerazione urbana con obbiettivo primario quello del contenimento di uso del suolo.

Ma la Rigenerazione Urbana o, per essere più inclusivi, la Rigenerazione come metodologia, continua ad andare avanti e in regioni come Puglia (Legge Regionale  n. 21/2008, Norme per la rigenerazione urbana), Lombardia (Legge Regionale 28 novembre 2014, n. 31), Umbria (Legge regionale 21 gennaio 2015, n. 1) ed Emilia-Romagna (legge regionale in fase di attuazione in seguito ad una serie di positivi riscontri in ambito di progettazione partecipata ed attuazione di programmi integrati di intervento) fa passi da gigante.

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Affrontare un intervento di rigenerazione urbana

Per affrontare correttamente un intervento di rigenerazione urbana è importante consultarsi non solo con gli enti locali ma anche con gli utenti delle aree soggette a rigenerazione e agli operatori che su quelle aree gravitano per vari motivi.

Fatto ciò, valutati i bisogni e le aspettative degli utenti, le potenzialità di un luogo e la capacità di resilienza di un ambito su cui operare si passa a individuare gli strumenti urbanistico/edilizi, di programmazione economica e sociale, e non solo, utili a procedere alle analisi e quindi alla progettazione.

Il vademecum dell’ISPRA

Va segnalato che l’ISPRA ha messo a disposizione sul proprio portale un vademecum dei principali strumenti di sostenibilità di cui possono servirsi gli enti locali.

Nata da una convenzione tra ISPRA (ex APAT) e Associazione Nazionale Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, questa sorta di vademecum serve affinché siano rese efficaci, incisive e soprattutto partecipate le politiche ambientali attuate dalle Amministrazioni grazie a strumenti da adottare a livello locale che possano integrare positivamente gli strumenti di programmazione e di controllo obbligatori.

Inoltre il vademecum serve a valutare gli esiti e gli effetti in riferimento ai diversi contesti e alle specificità territoriali.

La Rigenerazione quindi non è uno strumento ma un metodo, non è costituita da regole preconfezionate ma da approcci e analisi dedicati, non è una soluzione immediata ma occorre tempo per apprezzarne i risultati positivi, non esula dalle normativa ma se ne serve in maniera intelligente per raggiungere degli obbiettivi e fornire delle risposte.

di Mariangela Martellotta

Fonte: Architettura Ecosostenibile

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