La rigenerazione urbana alla prova

di Mariangela Martellotta. Fonte: Architettura Sostenibile

Resilienza, una caratteristica che associata ad un territorio è traducibile con la capacità di questo di superare un cambiamento anche dopo la l’alterazione del suo equilibrio, ritornando al suo stato iniziale. Cosa ha a che vedere questa definizione con il tema della rigenerazione urbana?

Considerando che i territori urbanizzati sono ormai quasi tutti fortemente modificati in maniera apparentemente irreversibile, se ne può cogliere il potenziale e cercare quanto meno di valorizzarli con opportune modifiche al loro uso attuale, alla loro destinazione urbana, ma anche al loro eventuale stato di abbandono, esaltando le loro potenzialità riciclandone le funzioni in altra maniera per offrire ad essi una nuova vita.

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Ma allora perché parlare di Rigenerazione – un concetto del tutto nuovo – e non proseguire sulla già collaudata strada della “Riqualificazione urbana”? Semplice: va preso atto che il passaggio dalla Riqualificazione alla Rigenerazione non si riduce solo a variazioni di punti di vista da parte di amministratori e tecnici nella scelta delle priorità ma corrisponde ad un radicale cambiamento nel modo di pensare criticamente e dei limiti della conoscenza scientifica, con particolare riferimento alle strutture logiche e alla metodologia, agli aspetti ambientali e sociali, nonché alle ricadute economiche.

Da queste fondamentali e semplici considerazioni parte il testo “La Rigenerazione Urbana alla prova” edito dalla Franco Angeli Editore per affrontare uno dei temi che stanno coinvolgendo ormai in maniera esponenziale i territori urbanizzati di tutta Europa.

Il testo è diviso in tre capitoli che vertono sulla tematica della Rigenerazione partendo da considerazioni apparentemente lontane da ciò che è l’urbanistica come la necessità di individuazione dei corretti valori nutrizionali in campo agro-alimentare per la popolazione, il bisogno di competenza nel migliorare la resilienza complessiva dei sistemi socio-economici o ancora il cambiamento climatico, per giungere a esempi concreti che hanno visto coinvolte comunità intere.

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Tracce di futuro nel governo della città

La prima parte del testo dal titolo “Tracce di futuro nel governo delle città” fa un excursus sulle pratiche adottate in passato – e in gran parte ancora oggi – per gestire le città in costante sviluppo e risolvere i problemi derivanti da un’urbanizzazione crescente in maniera esponenziale.

Vengono portati alla luce dagli autori le cause che stanno portando via via al declino delle nostre città se pure alcune di queste dichiarazioni possano essere opinabili in quanto – lo ripeteremo sovente – la Rigenerazione non è un qualcosa di standardizzabile e neppure un processo immediato e molte delle considerazioni sono fatte appositamente per un contesto preciso. Un esempio è la considerazione fatta sulla base della Dichiarazione di Toledo del 2010 in cui l’autore allude al fatto che gran parte degli insediamenti a bassa densità siano la causa dell’eccessivo consumo di suolo e conseguentemente del degrado territoriale: ammesso che valga la tesi del consumo di suolo per insediamenti a bassa densità se si tiene conto che la vivibilità di un luogo è associata a diversi fattori fra i quali l’accessibilità, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la riduzione delle fonti di inquinamento acustico, visivo e quant’altro… allora è facile ricredersi sul fatto che sia preferibile una forma di insediamento intensivo (insediamenti a tutta altezza intesi come formicai a volte) piuttosto che uno estensivo (villette mono-bi familiari e similari). Va da sé che entrambe le forme di insediamento sono sicuramente non adatte se si parla di rigenerazione, nel momento in cui si debba avere come obiettivi quello di ridurre sia l’impatto ambientale che quello specifico di uso del suolo, per cui – come emergerà nei capitoli successivi del testo – la forma più virtuosa di insediamento sarà quella che fa uso dello strumento del recupero edilizio.

Dalla lettura dei paragrafi dedicati nello specifico al problema dei consumi energetici si apprende che oltre un terzo dei consumi finali di energia e delle emissioni di CO2 sono imputabili allo stock del patrimonio costruito e questo fa sorgere in Europa delle forti preoccupazioni circa la possibilità – assai lontana – di raggiungere quegli obbiettivi posti dalla Comunità Europea per il 2020, soprattutto per l’Italia che, in base alla situazione attuale, non riuscirà entro i tempi stabiliti ad azzerare definitivamente il consumo di suolo: obbiettivo ribadito anche in sede di Commissione Europea una decina di anni fa con la cosiddetta “Strategia tematica per la protezione del suolo”.

Quello che viene lamentato dagli autori, quello che fino ad oggi pare abbia contribuito se non addirittura essere stata la causa primaria del non essere riusciti ad attivare mai processi rigenerativi efficaci prima di oggi, è imputabile al fatto che sia i progetti che le pratiche di rigenerazione hanno spesso un limite che è quello di essere concepiti in contesti che favoriscono prima il finanziamento e poi l’adesione al processo di rigenerazione: in altre parole si arriva a ottenere prima il denaro per attivare il progetto che necessariamente deve essere presentato per ottenerlo e quindi come tale non ha tempo di essere partecipato ma solo condiviso e a volte imposto a posteriori.

È chiaro che la rigenerazione urbana non è un fenomeno totalmente originale, ma nasce o da esperienze ed esperimenti di riqualificazione pregresse o da spunti dati da casi di progettazione partecipata in cui i vari stakeholders di un processo finiscono per incontrarsi, confrontarsi, decidere per la comunità e con la comunità. Tuttavia la partecipazione è essenziale.

Una Rigenerazione urbana integrata e sostenibile ai giorni nostri non può che essere il frutto di una prolungata interazione tra politiche e strumenti ordinari e straordinari di pianificazione che sono stati oggetto di sperimentazione nella totalità delle grandi città europee.Sulla base di alcuni esempi che il testo porta come testimonianze virtuose (in Danimarca e in Germania) si vede quanto la programmazione delle fasi di lavoro sia importante e di che tipo possano essere gli step da seguire per un processo corretto.

Molto interessante è la sezione che tratta la tutela dei valori paesistici nei processi rigenerativi in quanto la tutela paesistica non ha mai goduto di molte simpatie da parte dei professionisti ed è stata spesso associata sia ai concetti di inibizione al cambiamento e di impedimento all’innovazione che di blocco della crescita sociale ed economica. Dal testo però emerge che se alcune applicazioni delle procedure di tutela non hanno ben funzionato andrebbero rimosse senza che tale atto implichi una perdita di fiducia nei confronti del concetto di valorizzazione del paesaggio attraverso la preservazione dei suoi caratteri intrinsechi. Infatti – come ribadisce uno degli autori “il diritto alla città di qualità passa attraverso il riconoscimento di quei valori naturali e culturali che il mercato ignora o, addirittura ostacola. Valori che il paesaggio riesce utilmente a sintetizzare nella visione sistemica che gli è propria. Per queste ragioni in alcuni recenti progetti di ricerca di tende ad esaltare la facoltà propria del paesaggio di fornire l’angolatura più adatta per costruire”. [Massimo Sargolini]

Nuovi punti di vista sulla città

La seconda parte del testo, “Nuovi punti di vista sulla città”, vuole porre l’attenzione su quelli che sono gli strumenti con cui implementare i processi rigenerativi e gli obbiettivi primari da perseguire per raggiungere risultati duraturie all’avanguardia rispetto le esigenze in continua evoluzione dell’intero sistema territoriale in cui si andrà a operare.

Viene data una panoramica sui principali campi di interesse della Ricerca Europea in ambito di Rigenerazione urbana considerando però che nonostante le differenze fra le diverse realtà nazionali si è comunque sviluppato negli ultimi anni un dibattito che ha spinto verso studi comparativi e scambi di esperienze.

Rigenerazione è sinonimo di visione della città nel futuro , previsione degli effetti che potranno essere causati da determinati programmi ma come il metodo non potrà prescindere mai dalla conoscenza del pregresso e dall’esigenza di tutela del territorio.

Dall’”agopuntura urbana” sperimentata nella città di Curitiba al cosiddetto “rammendo” di Renzo Piano, si capisce come sia il caso di operare ad una scala ridotta per poi passare alla dimensione cittadina.

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I paradigmi per l’uso degli spazi interstiziali 

Esperienze innovative nel governo del territorio

Il testo si conclude con il capitolo “Esperienze innovative nel governo del territorio” in cui gli autori focalizzano l’attenzione sul contesto marchigiano , una realtà che occupa stabilmente una posizione intermedia tra quelle realtà in cui il governo del territorio ha ormai assunto un carattere compiuto e organico e di contro altre situazioni in cui gli elementi di frammentazione continuano a prevalere.

Leggendo queste testimonianze, studi e ricerche, è chiaro che nel dibattito che ormai si sviluppa in tema di Rigenerazione Urbana non si può prescindere dalla questione del consumo di suolo così come non si può non tenere conto delle difficoltà che sono purtroppo attuali, come la crisi del mercato immobiliare e la necessità di rilanciare il settore delle costruzioni sempre più in estrema sofferenza.

Va considerato che attorno alla Rigenerazione urbana – che allo stato attuale si è affermata nel dibattito generale diventando un tema comprensibile a tutti e non più un argomento di nicchia per pochi esperti del settore – ruotano diversi interessi e ovviamente c’è bisogno di cooperazione tra diversi attori per agire in maniera concreta ed efficace.

È evidente che stiamo attraversando un periodo storico in cui le trasformazioni urbanistiche esulano dalle tradizionali prassi e si rivolgono a scenari e obbiettivi diversi con approcci sempre più innovativi: occorrono però normative che rispondano a queste mutate esigenze economiche e sociali senza diventare un’arma a doppio taglio per arricchire i capitali di pochi imprenditori, enti e quant’altro, e far lievitare i prezzi nel mercato immobiliare di alcune aree in maniera esagerata.

In altre parole, tenendo conto delle passate iniziative normative a favore dell’edilizia in questo periodo, per attuare processi  rigenerativi, è necessario puntare a migliorare non solo gli involucri ma anche i contesti (materiali e immateriali).

Scheda tecnica del libro

Titolo: La Rigenerazione Urbana alla prova
Editore: Franco Angeli
Pagine: 272
Data pubblicazione: 1a edizione  2015
Autori: Rosalba D’Onofrio , Michele Talia
Contributi: Achille Bucci, Francesca Calace, Claudio Centanni, Marco Cicchi, Roberta Cocci Grifoni, Alessandro Coppola, Valentina Di Mascio, Rudi Fallaci, Andrea Filpa, Marika Fior, Georg Josef Frisch, Giuseppe Losco, Antonio Minetti, Francesco Musco, Federico Oliva, Simone Ombuen, Federica Ottone, Francesca Pace, Stefano Salata, Vittorio Salmoni, Massimo Sargolini
ISBN: 9788891709608
Lingua: italiano

di Mariangela Martellotta. Fonte: Architettura Sostenibile

In copertina: immagine da KCity – Rigenerazione urbana
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