M5s: crolla o “tiene”?! Come si leggono i sondaggi

di Aldo Giannuli

m5s_sondaggi_940Puntualissimi arrivano i sondaggi sul dopo crisi romana del M5s: c’è chi registra una flessione dl 4% sui sondaggi precedenti e chi del 2% ma un po’ tutti confermano una forza oltre il 25% delle scorse elezioni  che affianca, se non supera il Pd.
Poco attenti a questi due aspetti, molti esponenti del Pd e molti giornalisti di regime si stanno precipitando a vaticinare la crisi del M5s che, se ha perso 2 punti in una settimana, se prosegue così, si estingue in una decina di settimane (vi piacerebbe eh?!). Il fatto è che i sondaggi bisogna saperli leggere.

La sciamo da parte le solite polemiche sull’affidabilità dei sondaggi che, salvo eccezioni come le ultime amministrative, da un decennio le stanno bucando tutte e lasciamo da parte anche la diversa propensione degli elettori dei vari partiti a dichiarare il proprio voto. Di questo abbiamo già detto e diremo ancora; qui concentriamoci su un solo punto: come interpretare fluttuazioni di questo tipo?

Partiamo da una considerazione generale: possiamo distinguere tre diverse fasce in cui si divide l’elettorato, quello di fedeltà, quello consolidato e quello di faglia.

Quello di fedeltà è l’elettorato legato ad un partito da ragioni ideologiche (ad esempio l’iscritto ad un partito), di interesse privato (ad esempio, il funzionario di un partito, un imprenditore particolarmente legato ad un particolare gruppo e relativi familiari, amici e clienti) difficilmente si sposteranno da una espressione di voto assai radicata. Nella Prima Repubblica, questa era forse la zolla più consistente ed, infatti, gli spostamenti elettorali erano molto contenuti, perché prevaleva nettamente il voto di fedeltà sulle altre fasce. Ed è significativo che il partito che gode della dote maggiore di questo tipo di elettorato sia il Pd che, ancora, gode della rendita dell’elettorato ideologico del vecchio Pci e che ha una consistentissima base di amministratori locali, funzionari dell’associazionismo collaterale, consulenti, imprenditori amici ed altro tipo di elettorato di interesse.

L’elettorato consolidato che si basa su un seguito di opinione stabilizzato, anche se più aggredibile di quello di fedeltà. Questo elettorato è più motivato politicamente che ideologicamente e su valutazioni di interessi di gruppo, piuttosto che personali, e si orienta su una visione della situazione che riproduce sé stessa ; ad esempio, sono un metalmeccanico degli anni settanta, penso che il Pci sia il partito che si contrapporne agli imprenditori, lo vedo sempre schierato a fianco delle mie rivendicazioni per cui quello è il mio partito e, se viene attaccato è perché rappresenta gli interessi della gente come me e quindi respingo come propaganda gli attacchi, giusto o no, che gli vengono rivolti . Magari poi il Pci, negli anni della solidarietà nazionale, inizia a non essere più così schierato a favore delle rivendicazioni del lavoratori e fa troppe concessioni all’avversario, poi si indebolisce e non è più efficace come un tempo nella difesa degli interessi del lavoro dipendente.

Ovviamente, in questo caso, questa fascia di  elettorato andrà logorandosi, ma, appunto, in un periodo non breve, perché, nei primi tempi tenderà ad una certa indulgenza nei confronti del suo partito di riferimento, proprio perché convinto di una visione del mondo che tenderà a confermare sino a quando l’evidenza si farà troppo forte per essere ignorata. Dunque una fascia erodibile in caso di errori ed insuccessi, ma con una certa lentezza.

Infine l’elettorato di faglia: quello più mobile, di solito indeciso fra due o più partiti,  ed è l’elettorato più emotivo ed influenzabile dagli eventi occasionali. Dal 1979 al 1983 il Pci era entrato in un ciclo discendente, poi, nel 1984, con le drammatiche circostanze della morte di Enrico Berlinguer, a 10 giorni dal voto, produssero un ritorno di fiamma del voto comunista che tornò al 33,5%, con un balzo di quasi 4 punti sulle politiche dell’anno prima. Dopo di che, nelle  regionali del 1985, il trend tornò fortemente negativo ed il Pci precipitò al di sotto del risultato del 1983.

Questo perché queste sono fluttuazioni di breve periodo e facilmente reversibili man mano che sopraggiungono altri eventi. Ovviamente, qualcosa della fluttuazione precedente resta sempre, ma quello che conta è la tendenza di periodo. Facciamo un esempio di carattere medico: se un diabetico mangia due fette di Saint Honorè la sera prima di fare le analisi del sangue, il giorno dopo troverà una glicemia alle stelle, mentre, se fa le analisi dopo tre giorni di dieta ferrea, il risultato sarà eccellente. Entrambi però ingannevoli. Quello che il medico andrà a vedere sarà piuttosto il risultato dell’emoglobina glicata che registra la tendenza di un trimestre almeno e che non si sposta con tre giorni di dieta.

Per quanto riguarda il M5s,  abbiamo andamenti perfettamente conformi a queste tendenze: il grande successo del 2013 fu “gonfiato” da due avvenimenti occasionali: lo scandalo Monte dei Paschi, che investì il Pd venti giorni prima del voto, e le dimissioni del Papa che sommersero giornali e Tv, togliendo gli strumenti di propaganda a Pd e Berlusconi. Il risultato deludente delle europee 2014 fu prodotto anche dallo sgonfiamento di quei fattori e dal contemporaneo comparire sulla scena della “novità” Renzi.

Dunque, l’attuale flessione si spiega con le vicende romane, ma, salvo il proseguire di eventi sfavorevoli, è destinata ad essere riassorbita.

Il M5s ha una limitatissima base di elettorato di fedeltà o di appartenenza, ha una fascia di elettorato di faglia non piccola, ma ormai ha una fascia  consistente di elettorato consolidato che è da mettere in relazione a quel che accade in Europa ed Usa in questi ultimissimi anni e che, a torto, viene interpretato come voto di protesta: ormai siamo al voto di rivolta.

Aldo Giannuli

Fonte: blog di Aldo Giannuli

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