Archives for ottobre2016

Seminare un mondo nuovo

I cambiamenti raccontati nel quaderno “Seminare un mondo nuovo” (43 testi) provano a ripensare l’arte di apprendere per salvare la Terra e per creare mondi nuovi. Si tratta, in primo luogo, di seminare e coltivare speranza

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Il logo dell’incontro nazionale 2016 della Rete di Cooperazione Educativa è anche nella copertina del quaderno Seminare un mondo nuovo. L’autore è Silvio Boselli, che ringraziamo.

“Contro l’aspettare è d’aiuto lo sperare. Ma non ci si deve solo nutrire di speranza, bisogna anche trovare in essa qualcosa da cucinare”

(Ernst Bloch, Il principio speranza)

Chi ha ancora la fortuna di poter passeggiare in campagna, avrà probabilmente avuto modo di osservare la triste progressione dei campi abbandonati. Gran parte di quelli che non lo sono, mostra comunque una sola varietà di piante, coltivata in modo assai intensivo. L’uso della chimica, con pesticidi e fertilizzanti, è opprimente. Si suppone che sia il solo mezzo per favorire la crescita e sterminare, o almeno ridurre, le “erbacce” infestanti. La conseguente aggressione alla naturale struttura del terreno e alla capacità delle stesse piante di nutrirlo, sembra un “effetto collaterale”.

Quando la terra è impoverita, poi, ricomincia il circolo vizioso. Per rigenerarla non resta che affidarsi a un concime ad azione rapida. La filosofia alla base dell’orto sinergico prevede invece che siano le piante stesse a fertilizzare il terreno, grazie ai residui organici, agli insetti, ai funghi e soprattutto ai lombrichi che un sano ecosistema attira. Per questo non serve arare né zappare e non servono concimi. Basta seminare insieme almeno tre specie differenti di piante: una leguminosa, per fissare l’azoto atmosferico nel suolo, una liliacea (aglio, cipolla, porro…) per tener lontani i batteri sgraditi e una verdura al centro.

Copertina Seminare un mondo nuovo

Seminare un mondo nuovo è un quaderno ispirato alla filosofia dell’orto sinergico. Laddove il campo si nutre con le diverse specie di piante e della cooperazione con gli organismi presenti nel terreno, il quaderno raccoglie diverse varietà di sguardi sul mondo, percorsi differenti realizzati da comunità in territori lontani tra loro, modi poco omogenei di pensare e diffondere trame di apprendimento (Illich).

Un insieme di testi che si propone con una qualche ricchezza (43 articoli) e una parzialità consapevole che scarta sintesi e disegni unificanti. L’intento è proprio di favorire l’auto-fertilità e una cooperazione spontanea tra punti di vista potenzialmente in grado di far germogliare, a poco a poco, il racconto di un mondo che ne contiene molti altri.

Nell’articolo che chiude la sezione Pensare, ad esempio, Raúl Zibechi racconta una straordinaria scuoletta nata sulle montagne del Sud-est messicano, tra le comunità indigene zapatiste, che ha messo in discussione sul serio i modelli intellettuali dell’accademia, con los de arriba (quelli che stanno in alto) e los de abajo (quelli in basso) congelati e stratificati al proprio posto. La escuelita non ha aule né lavagne, non ha maestri né esercitazioni, non ha curricula né voti, “il vero insegnamento comincia con la creazione di un clima di fratellanza tra una pluralità di soggetti prima che con la divisione tra un educatore, con potere e sapere, e gli allievi ignoranti ai quali si devono inculcare le conoscenze”. È una scuoletta che semina libertà.

Questo quaderno, frutto della collaborazione tra Comune e Rete di Cooperazione Educativa (alla Rce aderiscono insegnanti, educatori, ricercatori, genitori), nasce invece, più modestamente, per seminare “auto-fertilità”, cooperazione tra diversi, fratellanza/sorellanza. Gli articoli raccolti cercano di ripensare il cosa e soprattutto il come apprendere, ma anche il come costruire mondi nuovi. Si legge camminando intorno al tema della Terra. Non a caso il titolo dell’incontro 2016 di Rce, il 22 e 23 ottobre a Negrar, in Veneto, è La Terra dell’educazione. Seminare il futuro. Ha scritto Vandana Shiva:

“Il caos climatico, la brutale ineguaglianza e la disintegrazione sociale stanno spingendo le comunità umane verso l’abisso. Possiamo permettere che il processo di distruzione, di disintegrazione e di sterminio continui indisturbato o possiamo risvegliare le nostre energie creative e reclamare il nostro futuro come specie e come parti della famiglia della Terra” (Ritorno alla Terra).

Nella prima sezione, Pensare, oltre alla scuoletta della libertà (Raúl Zibechi) e ai nuovi “semenzai” per ripensare il mondo (Gustavo Esteva), si ragiona della gioia di educare con un articolo (Antonio Vigilante) dedicato al maestro Gianfranco Zavalloni, di beni comuni creati e difesi dagli assalti del mercato e degli Stati (Silvia Federici, George Caffentzis), di nuovi immaginari da coltivare (Serge Latouche).

Gridare mette insieme, invece, alcuni ambiti in cui sono più evidenti i mali che affliggono la Terra (cambiamenti climatici, stili di vita occidentali, etc.) e le responsabilità di chi li produce (interventi di Guido Viale, Giorgio Nebbia, Silvia Ribeiro, Alberto Castagnola, Gustavo Duch, Michael Zezima, Maria Rita D’Orsogna).

Fare, infine, è la sezione che raccoglie più articoli. Qui si parla di merende con pane e olio (Maria De Biase), di giardinieri sovversivi (Gianluca Carmosino), di maestri del bosco (Paolo Mai) e di asini maestri (Marco Boschini), di mense da autogestire (Sabina Calgero) e di mense senza sprechi (Giampiero Monaca), di orti e lezioni all’aperto (Luciana Bertinato, Valentina Guastini, Alex Corlazzoli, Mariella Bussolati), di banche dei semi (Eva Polare, Daniela Di Bartolo), di scuole a due ruote (Anna Becchi), di campagna e di fumetti (Andrea Saroldi), ma anche di alberi (Marco Geronimi Stoll, Franco Arminio, Maria G. Di Rienzo). E ancora di montagne che tornano a vivere grazie a una scuola (Paolo Cacciari) e di scuole che tornano a vivere grazie a cibo e pentole (Federica Buglioni, Enza Migliaccio), degli insegnamenti della Terra (Monica Guerra, Margherita Frison) e di università della terra (Claudio Orrù, Irene Ragazzini), di gesti del pane (Rosaria Gasparro), ma c’è anche molto altro.

I cambiamenti raccontati nel quaderno provano dunque a ripensare l’arte di apprendere per salvare la Terra e per creare mondi nuovi, e mostrano che gli esiti di quei percorsi non si possono programmare e forse neanche produrre. Meno ancora, ovviamente, vengono proposti modelli da replicare. Si tratta di seminare, coltivare e “cucinare” (Bloch) speranza ogni giorno. Del resto, anche il maestro Mario Lodi, intorno all’esperienza del quale Rce è nata, nel libro C’è speranza se questo accade al Vho, ribalta l’idea di scuola tradizionale e disegna con nettezza e profondità una società diversa, senza dominio. In quel libro, tra l’altro, si legge:

“Ecco i principi alternativi a quelli della scuola autoritaria di classe: le attività motivate dall’interesse invece che dal voto, la collaborazione al posto della competizione, il ricupero invece della selezione, l’atteggiamento critico invece della ricezione passiva, la norma che nasce dal basso come esigenza comunitaria invece dell’imposizione della disciplina fondata sul timore”.

Molto chiaro, no?

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È possibile inviare il contributo proposto (1,5 euro) via paypal oppure con un bonifico (in questo secondo caso, appena lo avete effettuato scrivete ad amministrazione@comuneinfo.net). Grazie

Questo è l’iban:

Versamenti sul: c/c bancario dell’associazione Persone Comuni
IBAN IT58X0501803200000000164164; Banca Pop. Etica, Roma;
causale donazione “Seminare un mondo nuovo”

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Fonte: comuni-info.net

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Non dobbiamo mica possedere tutto

Anche a Toronto ha aperto una “biblioteca delle cose” dove, proprio come in una casa comune dei libri, si può prendere in prestito tutto ciò che ci serve, magari due o tre volte l’anno, per poi restituirlo, senza aver bisogno necessariamente di comprarlo ed esserne proprietari esclusivi. E’ la cultura della condivisione che avanza, fa bene alle persone e al pianeta.

di Dominella Trunfio. Fonte: comune-info.net

biblioteca_delle_coseQualsiasi cosa voi cerchiate, qui la troverete. Apre a Toronto la prima Biblioteca delle cose, un luogo in cui si può prendere in prestito davvero di tutto. Nello Sharing Depot, ovvero deposito della condivisione, si possono trovare tutti quegli oggetti che non abbiamo mai in casa quando servono e che magari serviranno solo un paio di volte e poi verranno dimenticati in un cassetto.
Parliamo degli attrezzi da campeggio, gli strumenti da lavoro come martello, trapano, avvitatore e perfino giocattoli che una volta cresciuti i bambini, saranno depositati in cantina. Per esempio, quante volte in un anno verrà usato un tosaerba? Probabilmente due o tre, quindi prenderlo in prestito sarà sicuramente più conveniente che acquistarlo. La mission della Biblioteca delle cose, prima nel suo genere in Canada, è proprio quella di abbracciare l’economia circolare.
Funziona quindi, come una qualsiasi biblioteca in cui, facendo un abbonamento mensile o annuale, è possibile prendere in prestito tutto ciò che serve in maniera sporadica. Oltre a far bene alle tasche dei consumatori, il Depot è anche un’ottima soluzione allo spreco e all’accumulo e di conseguenza al riuso e al riciclo.
La cultura della condivisione, oltre a far bene al nostro Pianeta, aiuta anche sul piano personale perché va a minare quell’idea che dobbiamo possedere per forza tutto.

“La gente dovrebbe smettere di comprare cose che non sempre sono necessarie. I prodotti condivisi sono stati progettati per essere durevoli nel tempo. L’idea di un’economia circolare è il futuro del Pianeta”, dice il co-fondatore Ryan Dyment.

E speriamo che presto anche in Italia ce ne sia una!

Fonte: Greenme

di Dominella Trunfio. Fonte: comune-info.net

Le foto presenti in questa sezione sono state per lo più ricavate da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione su questo sito, potranno segnalarlo all’indirizzo email: dafniruscetta@yahoo.it’
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Il modello Lampedusa da Obama

5«Mi auguro che ci sia la possibilità di parlare con Obama del fenomeno dell’emigrazione di popolazioni che vivono la fame e la guerra, che si possa parlare dell’accoglienza e del Mediterraneo perchè Lampedusa non è solo la porta d’Europa, ma un luogo emblematico del Mediterraneo».

Giusy Nicolini, sindaco di Lampedusa, una delle quattro donne «simbolo dell’eccellenza italiana» che accompagneranno il premier Matteo Renzi alla Casa Bianca per la cena con il presidente degli Stati Uniti, non rinuncerà a parlare di quello che le sta a cuore: il fenomeno dell’emigrazione.

Lo anticipa in un’intervista al Giornale di Sicilia dopo avere saputo che lunedì mattina partirà per Washington. «Il presidente del Consiglio – dice – mi aveva già fatto capire nelle scorse settimane che c’era questa possibilità. Poi ho ricevuto una chiamata e sono stata invitata a seguirlo alla Casa Bianca».

Oltre a Nicolini parteciperanno all’evento la campionessa paralimpica Bebe Vio, la direttrice del Cern Fabiola Giannotti e la curatrice del dipartimento di Architettura del Moma Paola Antonelli.

«È un riconoscimento all’impegno delle donne nei vari aspetti della vita – dice il sindaco di Lampedusa – È un grande regalo e avviene in un momento in cui la violenza sulle donne dilaga, un momento di grande emarginazione e difficoltà a raggiungere l’effettiva pari opportunità».

Articolo tratto da Il giornale di Sicilia.

Fonte: www.comunivirtuosi.org

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Comuni rinnovabili: gli esempi virtuosi in Italia

di Giulia Azzini. Fonte: Architettura Sostenibile

A Maggio è stato presentato a Roma il rapporto “Comuni rinnovabili 2016”, redatto da Legambiente e da ENEL al fine di fotografare la situazione delle energie rinnovabili nei comuni italiani. L’Italia è un paese che ha grandi potenzialità nello sviluppo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in quanto possiede importanti risorse naturali come il sole del Sud e le biomasse delle regioni più boscose e settentrionali.

RINNOVABILI: LA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA

 

Dal 2005 in dieci anni si è passati da un apporto delle rinnovabili ai consumi elettrici del 15% ad un 35,5% e ad un apporto sui consumi totali che è passato da poco più del 5% al 15%. È riscontrabile tuttavia un calo delle installazioni specialmente nel settore del solare fotovoltaico che vede, dopo la fine del conto energia, 930 MW installati nel 2015 a fronte degli oltre 13000 MW del biennio 2011-2012.

“Sono numerose le barriere e le tasse, infatti, che oggi impediscono investimenti che sarebbero a costo zero, e per questo occorre introdurre regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti, spingendo gli investimenti attraverso innovazioni nel mercato elettrico e negli incentivi, nelle reti energetiche”

ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini.

Esempi di comuni virtuosi e buone pratiche

Sul sito www.comunirinnovabili.it è possibile trovare un elenco di buone pratiche ed esempi di comuni virtuosi nel panorama dell’utilizzo di fonti rinnovabili per il soddisfacimento del fabbisogno elettrico e non solo.

comuni-rinnovabili-b

Nel comune di Comune di San Bellino (RO) gli impianti solari fotovoltaici producono 71,3 MW,superando ampiamente i fabbisogni elettrici delle famiglie residenti.

Nel solare termico citiamo il comune di Seneghe (OR), con una diffusione di pannelli solari di quasi 2 mq per abitante distribuiti sia su edifici pubblici che privati.

Il premio “Comuni Rinnovabili 2016” è stato consegnato al comune di Val di Vizze (BZ) che ha raggiunto il 100% di produzione di energia da fonti rinnovabili. Il comune raggiunge tale traguardo mediante impianti mini idroelettrici e solari fotovoltaici sui tetti di edifici pubblici e privati. Esiste inoltre un impianto idroelettrico risalente al 1927, rinnovato tra il 1997 e il 1998, da 21,7 MW. La parte termica viene soddisfatta attraverso il teleriscaldamento, alimentato da un impianto a biomasse che contribuisce anche ai fabbisogni dei vicini comuni di Vipiteno e Racines. Un ulteriore contributo arriva da altri 2 impianti a biomasse, da 1 impianto a bioliquidi, connessi alla rete elettrica e termica e da alcuni impianti solari termici.

di Giulia Azzini. Fonte: Architettura Sostenibile

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Una moneta complementare per la Capitale

Il Comune di Roma, gravato da 13 miliardi debito e un miliardo di deficit corrente, rischia bancarotta e paralisi. Ma c’è un modo per rianimarlo [S. Sylos Labini]

di Stefano Sylos Labini. Fonte: Megachip
Premessa
Il Comune di Roma è sull’orlo della bancarotta mentre la situazione dei trasporti pubblici e dello smaltimento dei rifiuti è tragica. Servono risorse per fare grandi investimenti ma il Comune non può chiedere soldi sul mercato perché nessuno si comprerebbe obbligazioni di fronte ad un debito che si aggira intorno a 13 miliardi di euro e ad un deficit corrente di circa 1 miliardo di euro. In questo quadro, l’unica strada per avere risorse spendibili è quella di liberare euro dal bilancio del Comune attraverso l’emissione di titoli che potrebbero funzionare come una moneta complementare. Più precisamente, si potrebbe creare liquidità cartolarizzando entrate future come le tasse comunali o i proventi che potranno derivare dalla vendita di unità immobiliari del Comune.
Il Piano per Roma
1. Si potrebbero emettere titoli comunali (1) denominati in euro ma non convertibili in euro, senza interesse, che, dopo due anni dall’emissione, danno il diritto a:
a)   ottenere sconti fiscali su imposte/multe/ tariffe da versare al Comune e alle aziende come l’AMA (le entrate tributarie del Comune sono pari a circa 3 miliardi mentre le entrate totali si aggirano intorno a 6,3 miliardi di euro);
b)   acquisire unità immobiliari del Comune. In questa ipotesi una parte dei titoli viene garantita dal patrimonio immobiliare (fabbricati e terreni) che il Comune intende dismettere fornendo una valutazione relativa a un preciso elenco di immobili e di terreni. In questo modo viene assicurato il controvalore monetario dei titoli comunali, condizione essenziale affinché il titolo sia accettato come mezzo di pagamento al posto dell’euro, e c’è la certezza che i titoli siano utilizzati all’interno della zona di Roma perché solo chi paga le tasse a Roma e chi intende acquisire unità immobiliari nel Comune di Roma avrà l’interesse ad averli. La scadenza a due anni del titolo comunale permette di guadagnare tempo per fare investimenti e rilanciare l’economia senza aumentare il debito.
2. Con questi titoli il Comune può coprire una quota di spesa corrente compresa tra 0,5 e 1 miliardo di euro (la spesa corrente annuale del Comune è di circa 4,4 miliardi di euro) che viene effettuata nella zona di Roma per pagare servizi/appalti e reddito minimo/salari/stipendi e può creare una moneta complementare poiché i titoli comunali appena emessi possono funzionare come mezzo di pagamento accanto all’euro.
3. La condizione essenziale per far funzionare un sistema di pagamenti complementare all’euro (che può essere definito anche alternativo/parallelo/sostitutivo) sta nell’accordo con le imprese della zona di Roma che, per vendere merci e servizi, si impegnano ad essere pagate con i titoli in luogo dell’euro. Alla scadenza le imprese che avranno in mano i titoli potranno ottenere gli sconti fiscali oppure potranno acquisire unità immobiliari del Comune (quest’ultima possibilità potrebbe essere evitata se le entrate fiscali del Comune crescessero in modo da permettere il rimborso in euro dei titoli). Ma, il punto fondamentale è che le imprese potranno esse stesse effettuare i pagamenti con i titoli in luogo degli euro nel momento in cui viene creato un circuito commerciale a cui aderisce il maggior numero possibile di imprese (in questo ambito c’è l’esempio del Sardex che sta funzionando molto bene). Così i titoli diventerebbero immediatamente una vera e propria moneta complementare all’euro e circolerebbero nel sistema economico di Roma finanziando gli scambi e gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie.
4. La possibilità per il Comune di pagare con i titoli in luogo degli euro permetterebbe di liberare euro da utilizzare per un grande piano di investimenti pari a 0,5/1 miliardo di euro destinato al potenziamento del trasporto pubblico ecologico e dell’impiantistica per trattare/selezionare/riciclare i rifiuti. Si tratta di un’operazione che deve essere finanziata con l’euro poiché darebbe luogo ad un aumento delle importazioni di beni prodotti da imprese che non sono basate nella Capitale e che non hanno interesse ad essere pagate con titoli comunali.
Conclusioni
La scommessa di questa operazione è di conseguire un’espansione dell’economia e una maggiore efficienza economica tale da ridurre gli sprechi e i costi del Comune e da far aumentare il gettito fiscale per coprire il buco che altrimenti si creerebbe quando i titoli giungono a scadenza dopo due anni. Per questo bisognerebbe stimare in primo luogo l’aumento dell’occupazione che un piano di investimenti come quello prospettato è in grado di generare (la disoccupazione giovanile a Roma è di circa 160.000 unità). Nelle attuali condizioni, fermo restando l’impegno a riportare in pareggio il bilancio corrente, questa sembra l’unica strada in grado di rendere disponibili risorse aggiuntive per finanziare un piano straordinario di investimenti pubblici senza far aumentare il debito della Capitale.
NOTA

(1) I titoli potrebbero essere emessi non direttamente dal Comune, ma da una società municipalizzata controllata dal Comune. Ciò accadde negli anni 30 quando in Germania fu costituita una società fantasma, la MEFO, che pagava i fornitori con cambiali MEFO garantite dallo Stato.

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