Una moneta complementare per la Capitale

Il Comune di Roma, gravato da 13 miliardi debito e un miliardo di deficit corrente, rischia bancarotta e paralisi. Ma c’è un modo per rianimarlo [S. Sylos Labini]

di Stefano Sylos Labini. Fonte: Megachip
Premessa
Il Comune di Roma è sull’orlo della bancarotta mentre la situazione dei trasporti pubblici e dello smaltimento dei rifiuti è tragica. Servono risorse per fare grandi investimenti ma il Comune non può chiedere soldi sul mercato perché nessuno si comprerebbe obbligazioni di fronte ad un debito che si aggira intorno a 13 miliardi di euro e ad un deficit corrente di circa 1 miliardo di euro. In questo quadro, l’unica strada per avere risorse spendibili è quella di liberare euro dal bilancio del Comune attraverso l’emissione di titoli che potrebbero funzionare come una moneta complementare. Più precisamente, si potrebbe creare liquidità cartolarizzando entrate future come le tasse comunali o i proventi che potranno derivare dalla vendita di unità immobiliari del Comune.
Il Piano per Roma
1. Si potrebbero emettere titoli comunali (1) denominati in euro ma non convertibili in euro, senza interesse, che, dopo due anni dall’emissione, danno il diritto a:
a)   ottenere sconti fiscali su imposte/multe/ tariffe da versare al Comune e alle aziende come l’AMA (le entrate tributarie del Comune sono pari a circa 3 miliardi mentre le entrate totali si aggirano intorno a 6,3 miliardi di euro);
b)   acquisire unità immobiliari del Comune. In questa ipotesi una parte dei titoli viene garantita dal patrimonio immobiliare (fabbricati e terreni) che il Comune intende dismettere fornendo una valutazione relativa a un preciso elenco di immobili e di terreni. In questo modo viene assicurato il controvalore monetario dei titoli comunali, condizione essenziale affinché il titolo sia accettato come mezzo di pagamento al posto dell’euro, e c’è la certezza che i titoli siano utilizzati all’interno della zona di Roma perché solo chi paga le tasse a Roma e chi intende acquisire unità immobiliari nel Comune di Roma avrà l’interesse ad averli. La scadenza a due anni del titolo comunale permette di guadagnare tempo per fare investimenti e rilanciare l’economia senza aumentare il debito.
2. Con questi titoli il Comune può coprire una quota di spesa corrente compresa tra 0,5 e 1 miliardo di euro (la spesa corrente annuale del Comune è di circa 4,4 miliardi di euro) che viene effettuata nella zona di Roma per pagare servizi/appalti e reddito minimo/salari/stipendi e può creare una moneta complementare poiché i titoli comunali appena emessi possono funzionare come mezzo di pagamento accanto all’euro.
3. La condizione essenziale per far funzionare un sistema di pagamenti complementare all’euro (che può essere definito anche alternativo/parallelo/sostitutivo) sta nell’accordo con le imprese della zona di Roma che, per vendere merci e servizi, si impegnano ad essere pagate con i titoli in luogo dell’euro. Alla scadenza le imprese che avranno in mano i titoli potranno ottenere gli sconti fiscali oppure potranno acquisire unità immobiliari del Comune (quest’ultima possibilità potrebbe essere evitata se le entrate fiscali del Comune crescessero in modo da permettere il rimborso in euro dei titoli). Ma, il punto fondamentale è che le imprese potranno esse stesse effettuare i pagamenti con i titoli in luogo degli euro nel momento in cui viene creato un circuito commerciale a cui aderisce il maggior numero possibile di imprese (in questo ambito c’è l’esempio del Sardex che sta funzionando molto bene). Così i titoli diventerebbero immediatamente una vera e propria moneta complementare all’euro e circolerebbero nel sistema economico di Roma finanziando gli scambi e gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie.
4. La possibilità per il Comune di pagare con i titoli in luogo degli euro permetterebbe di liberare euro da utilizzare per un grande piano di investimenti pari a 0,5/1 miliardo di euro destinato al potenziamento del trasporto pubblico ecologico e dell’impiantistica per trattare/selezionare/riciclare i rifiuti. Si tratta di un’operazione che deve essere finanziata con l’euro poiché darebbe luogo ad un aumento delle importazioni di beni prodotti da imprese che non sono basate nella Capitale e che non hanno interesse ad essere pagate con titoli comunali.
Conclusioni
La scommessa di questa operazione è di conseguire un’espansione dell’economia e una maggiore efficienza economica tale da ridurre gli sprechi e i costi del Comune e da far aumentare il gettito fiscale per coprire il buco che altrimenti si creerebbe quando i titoli giungono a scadenza dopo due anni. Per questo bisognerebbe stimare in primo luogo l’aumento dell’occupazione che un piano di investimenti come quello prospettato è in grado di generare (la disoccupazione giovanile a Roma è di circa 160.000 unità). Nelle attuali condizioni, fermo restando l’impegno a riportare in pareggio il bilancio corrente, questa sembra l’unica strada in grado di rendere disponibili risorse aggiuntive per finanziare un piano straordinario di investimenti pubblici senza far aumentare il debito della Capitale.
NOTA

(1) I titoli potrebbero essere emessi non direttamente dal Comune, ma da una società municipalizzata controllata dal Comune. Ciò accadde negli anni 30 quando in Germania fu costituita una società fantasma, la MEFO, che pagava i fornitori con cambiali MEFO garantite dallo Stato.

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