Seminare un mondo nuovo

I cambiamenti raccontati nel quaderno “Seminare un mondo nuovo” (43 testi) provano a ripensare l’arte di apprendere per salvare la Terra e per creare mondi nuovi. Si tratta, in primo luogo, di seminare e coltivare speranza

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Il logo dell’incontro nazionale 2016 della Rete di Cooperazione Educativa è anche nella copertina del quaderno Seminare un mondo nuovo. L’autore è Silvio Boselli, che ringraziamo.

“Contro l’aspettare è d’aiuto lo sperare. Ma non ci si deve solo nutrire di speranza, bisogna anche trovare in essa qualcosa da cucinare”

(Ernst Bloch, Il principio speranza)

Chi ha ancora la fortuna di poter passeggiare in campagna, avrà probabilmente avuto modo di osservare la triste progressione dei campi abbandonati. Gran parte di quelli che non lo sono, mostra comunque una sola varietà di piante, coltivata in modo assai intensivo. L’uso della chimica, con pesticidi e fertilizzanti, è opprimente. Si suppone che sia il solo mezzo per favorire la crescita e sterminare, o almeno ridurre, le “erbacce” infestanti. La conseguente aggressione alla naturale struttura del terreno e alla capacità delle stesse piante di nutrirlo, sembra un “effetto collaterale”.

Quando la terra è impoverita, poi, ricomincia il circolo vizioso. Per rigenerarla non resta che affidarsi a un concime ad azione rapida. La filosofia alla base dell’orto sinergico prevede invece che siano le piante stesse a fertilizzare il terreno, grazie ai residui organici, agli insetti, ai funghi e soprattutto ai lombrichi che un sano ecosistema attira. Per questo non serve arare né zappare e non servono concimi. Basta seminare insieme almeno tre specie differenti di piante: una leguminosa, per fissare l’azoto atmosferico nel suolo, una liliacea (aglio, cipolla, porro…) per tener lontani i batteri sgraditi e una verdura al centro.

Copertina Seminare un mondo nuovo

Seminare un mondo nuovo è un quaderno ispirato alla filosofia dell’orto sinergico. Laddove il campo si nutre con le diverse specie di piante e della cooperazione con gli organismi presenti nel terreno, il quaderno raccoglie diverse varietà di sguardi sul mondo, percorsi differenti realizzati da comunità in territori lontani tra loro, modi poco omogenei di pensare e diffondere trame di apprendimento (Illich).

Un insieme di testi che si propone con una qualche ricchezza (43 articoli) e una parzialità consapevole che scarta sintesi e disegni unificanti. L’intento è proprio di favorire l’auto-fertilità e una cooperazione spontanea tra punti di vista potenzialmente in grado di far germogliare, a poco a poco, il racconto di un mondo che ne contiene molti altri.

Nell’articolo che chiude la sezione Pensare, ad esempio, Raúl Zibechi racconta una straordinaria scuoletta nata sulle montagne del Sud-est messicano, tra le comunità indigene zapatiste, che ha messo in discussione sul serio i modelli intellettuali dell’accademia, con los de arriba (quelli che stanno in alto) e los de abajo (quelli in basso) congelati e stratificati al proprio posto. La escuelita non ha aule né lavagne, non ha maestri né esercitazioni, non ha curricula né voti, “il vero insegnamento comincia con la creazione di un clima di fratellanza tra una pluralità di soggetti prima che con la divisione tra un educatore, con potere e sapere, e gli allievi ignoranti ai quali si devono inculcare le conoscenze”. È una scuoletta che semina libertà.

Questo quaderno, frutto della collaborazione tra Comune e Rete di Cooperazione Educativa (alla Rce aderiscono insegnanti, educatori, ricercatori, genitori), nasce invece, più modestamente, per seminare “auto-fertilità”, cooperazione tra diversi, fratellanza/sorellanza. Gli articoli raccolti cercano di ripensare il cosa e soprattutto il come apprendere, ma anche il come costruire mondi nuovi. Si legge camminando intorno al tema della Terra. Non a caso il titolo dell’incontro 2016 di Rce, il 22 e 23 ottobre a Negrar, in Veneto, è La Terra dell’educazione. Seminare il futuro. Ha scritto Vandana Shiva:

“Il caos climatico, la brutale ineguaglianza e la disintegrazione sociale stanno spingendo le comunità umane verso l’abisso. Possiamo permettere che il processo di distruzione, di disintegrazione e di sterminio continui indisturbato o possiamo risvegliare le nostre energie creative e reclamare il nostro futuro come specie e come parti della famiglia della Terra” (Ritorno alla Terra).

Nella prima sezione, Pensare, oltre alla scuoletta della libertà (Raúl Zibechi) e ai nuovi “semenzai” per ripensare il mondo (Gustavo Esteva), si ragiona della gioia di educare con un articolo (Antonio Vigilante) dedicato al maestro Gianfranco Zavalloni, di beni comuni creati e difesi dagli assalti del mercato e degli Stati (Silvia Federici, George Caffentzis), di nuovi immaginari da coltivare (Serge Latouche).

Gridare mette insieme, invece, alcuni ambiti in cui sono più evidenti i mali che affliggono la Terra (cambiamenti climatici, stili di vita occidentali, etc.) e le responsabilità di chi li produce (interventi di Guido Viale, Giorgio Nebbia, Silvia Ribeiro, Alberto Castagnola, Gustavo Duch, Michael Zezima, Maria Rita D’Orsogna).

Fare, infine, è la sezione che raccoglie più articoli. Qui si parla di merende con pane e olio (Maria De Biase), di giardinieri sovversivi (Gianluca Carmosino), di maestri del bosco (Paolo Mai) e di asini maestri (Marco Boschini), di mense da autogestire (Sabina Calgero) e di mense senza sprechi (Giampiero Monaca), di orti e lezioni all’aperto (Luciana Bertinato, Valentina Guastini, Alex Corlazzoli, Mariella Bussolati), di banche dei semi (Eva Polare, Daniela Di Bartolo), di scuole a due ruote (Anna Becchi), di campagna e di fumetti (Andrea Saroldi), ma anche di alberi (Marco Geronimi Stoll, Franco Arminio, Maria G. Di Rienzo). E ancora di montagne che tornano a vivere grazie a una scuola (Paolo Cacciari) e di scuole che tornano a vivere grazie a cibo e pentole (Federica Buglioni, Enza Migliaccio), degli insegnamenti della Terra (Monica Guerra, Margherita Frison) e di università della terra (Claudio Orrù, Irene Ragazzini), di gesti del pane (Rosaria Gasparro), ma c’è anche molto altro.

I cambiamenti raccontati nel quaderno provano dunque a ripensare l’arte di apprendere per salvare la Terra e per creare mondi nuovi, e mostrano che gli esiti di quei percorsi non si possono programmare e forse neanche produrre. Meno ancora, ovviamente, vengono proposti modelli da replicare. Si tratta di seminare, coltivare e “cucinare” (Bloch) speranza ogni giorno. Del resto, anche il maestro Mario Lodi, intorno all’esperienza del quale Rce è nata, nel libro C’è speranza se questo accade al Vho, ribalta l’idea di scuola tradizionale e disegna con nettezza e profondità una società diversa, senza dominio. In quel libro, tra l’altro, si legge:

“Ecco i principi alternativi a quelli della scuola autoritaria di classe: le attività motivate dall’interesse invece che dal voto, la collaborazione al posto della competizione, il ricupero invece della selezione, l’atteggiamento critico invece della ricezione passiva, la norma che nasce dal basso come esigenza comunitaria invece dell’imposizione della disciplina fondata sul timore”.

Molto chiaro, no?

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È possibile inviare il contributo proposto (1,5 euro) via paypal oppure con un bonifico (in questo secondo caso, appena lo avete effettuato scrivete ad amministrazione@comuneinfo.net). Grazie

Questo è l’iban:

Versamenti sul: c/c bancario dell’associazione Persone Comuni
IBAN IT58X0501803200000000164164; Banca Pop. Etica, Roma;
causale donazione “Seminare un mondo nuovo”

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Fonte: comuni-info.net

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