Visione

 

Una delle parole che mi affascinano maggiormente è ‘interculturalità‘. Forse anche a causa della mia formazione etnografica.

 

suadentepp (2)E un senso ‘sulla pelle’ di identità miste: quella sarda mi deriva dal profondo amore per questa terra, per la sua cultura ancestrale e per un territorio così antico ed eterogeneo, per le tradizioni di comunitarismo e di solidarietà, spesso scandite da rituali antichissimi come il ballo, la poesia, il canto a tenores, il Carnevale, le professioni artigiane e quelle legate alla terra e agli animali. Adoro gli aromi, i colori, la luce, le sfumature, i suoni, i silenzi e i ritmi di quest’Isola nel Mediterraneo e scopro sempre di più di essere un privilegiato per essere nato in questo Paese (che mi piace celebrare più per le sue  caratteristiche culturali, geografiche e naturalistiche che per un reale senso di appartenenza di stampo ‘nazionalistico’) e per essere poi approdato in questo paradiso terrestre. Dodici anni fa scelsi senza indugi di vivere in Sardegna, dopo aver trascorso la maggior parte della mia vita a Torino e dopo varie esperienze all’estero. Vivere in questa terra è un privilegio meraviglioso che non cambierei mai con altre possibilità.  

Ma il mio senso di identità culturale è anche quello napoletano (dai genitori) e piemontese, perché sono le due culture in cui sono stato immerso sin dall’infanzia e che hanno fissato in me alcuni intimi assunti sulla vita e sui valori di convivenza con le altre persone e con l’ambiente con cui interagisco quotidianamente. In particolare sento con Torino un rapporto profondamente simbiotico: la città in cui sono cresciuto, di cui conosco quasi ogni angolo. E gli angoli di quella città – con la mia famiglia e gli amici –  riaffiorano spesso nella mente come piacevoli flashback. Inoltre Torino, città multiculturale da sempre, è stata la ‘culla’ della mia formazione ideologica/politica/professionale; soprattutto riconosco a questa città cosmopolita il suo carattere di ‘inclusività’ sociale. Torino è uno dei pochi ambienti in Italia in cui anche chi proviene da modeste condizioni socio-economiche può trovare il suo ‘spazio’ ed esprimere le proprie caratteristiche, competenze ed aspettative, spesso anche in base al merito. E mi sento assolutamente e convintamente europeo perché, avendo vissuto in contesti differenti, mi sono reso conto che tutta la cultura del ‘vecchio continente’ ha alla base una comune visione del mondo che, se ben compresa, non può che favorire una convivenza pacifica e stimolante, in un clima di cooperazione e rispetto. 

Zucche

Questo senso di appartenenza a più contesti culturali lo percepisco come una fortuna, in quanto l’aver potuto convivere in ambiti così diversi (basti pensare alle sole differenze tra Sud e Nord Italia), con mentalità e stili di vita spesso anche molto distanti, mi ha messo da subito di fronte alla consapevolezza che non esista un unico modo di stare al mondo, un’unica visione, una sola modalità di pensiero. Non esiste una sola appartenenza culturale, ognuno di noi è il frutto di tante visioni che si intersecano e che, in qualche modo, si compenetrano e, compenetrandosi, si complementano a vicenda (ciò di cui parla anche il premio Nobel Amartya Sen). La bellezza e l’importanza delle diversità, delle differenze che si alimentano reciprocamente unendo i puntini di un mosaico di mille colori o, se preferite, di un  cerchio che rappresenta l’andamento ciclico della vita e della storia dell’umanità. In questa visione, come dicevo inizialmente, c’è molto della mia formazione etnografica.

Ciò che davvero conta è che desideriamo tutti, più o meno, le stesse cose.

Mi piace scrivere di cultura, di attualità e di politica (sono iscritto all’ordine dei giornalisti come pubblicista, anche se non faccio il giornalista di professione). Mi piace anche fare politica attiva, sebbene per molto tempo me ne sia tenuto distante, forse per un eccesso di idealismo e per non condividerne gli schemi, soprattutto quelli tradizionali cooptativi di partito.

Mi occupo, per professione, di amministrazione e gestione nel settore sanitario, un lavoro che, pur allontanandosi dalla creatività della scrittura giornalistica (che è tale solo se fatta in libertà di coscienza) e dell’analisi socio-culturale che rappresentano un po’ le mie passioni, continua a darmi molte soddisfazioni. D’altra parte, non è importante quello che si fa, quanto l’attenzione, la cura, la passione nel farlo, possibilmente non solo per se stessi…E’ fondamentale come si fa il proprio lavoro, la gratificazione dovrebbe essere in funzione dell’adempimento di una mission che non può solo essere volta al conseguimento di un salario, bensì all’acquisizione di nuove consapevolezze che agevolino il processo di continua crescita e maturazione individuale. Visto in quest’ottica ogni lavoro assume dignità e valore intrinseco. Afferma Maurizio Pallante nel suo ultimo libro ‘Monasteri del terzo millennio‘: “Il fare può essere finalizzato alla contemplazione solo se assume connotazioni etiche e spirituali…La contemplazione è il fine, l’azione il mezzo che consente di raggiungerlo”.

Mi piace leggere saggistica, in particolare testi di etnografia, filosofia (soprattutto orientale), sociologia e politica. Mi piace, di tanto in tanto, ‘isolarmi’ nella poesia, quella che, con pochi versi, ti dà un senso di pace ‘spirituale’ e di sconvolgimento allo stesso tempo. In particolare mi ‘nutro’ spesso della bellezza degli haiku, una forma di poesia giapponese in tre brevi versi. E la musica, che trascina ogni pensiero…

Zen

Altre passioni: la cura e la coltivazione dellorto (particolarmente l’agricoltura naturale), l’alimentazione naturale, il ballo sardo, le tradizioni popolari, il cinema e le arti visuali (fotografia e video), i viaggi (nel continente asiatico in particolare).

E la curiosità, di esplorare sempre con maggiore frequenza nuovi orizzonti, nuove opportunità di scoperta, di oltrepassare le barriere dei propri limiti e paure, anche e soprattutto grazie al viaggio e all’incontro che ‘contamina’.

Se volete conoscere, in concreto, quali sono le azioni ed i progetti a cui mi dedico, o mi sono dedicato recentemente, potete dare uno sguardo alla pagina che li descrive appunto.

Dafni Ruscetta

 

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